Patente a punti e Stato di polizia

Pubblicato da Redazione il 3 Luglio 2003
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In uno Stato di polizia il controllo delle persone viene ossessivamente e perentoriamente demandato alle forze dell'ordine (di vario tipo), le quali hanno il compito tassativo di reprimere la disubbidienza e il dissenso. In uno Stato di polizia non esiste il libero arbìtrio né la libera volontà dell'individuo, essendo queste facoltà sostituite dal volere autoritario degli esercenti il potere.

Sostenere che in Italia ci sia uno Stato di polizia è senz'altro una forzatura. Sostenere che nulla in Italia assomiglia ad uno Stato di polizia è pura illusione. L'impressione è che l'Italia, così come il resto del mondo occidentale, stia andando verso un nuovo tipo di Stato di polizia, più velato e nascosto di quelli "tradizionali" e, proprio per questo, più difficile da percepire e da contrastare, quindi alla lunga più pericoloso.

Da tempo l'utilizzo da parte delle forze dell'ordine di apparecchiature elettroniche che impietosamente ed inesorabilmente registrano qualsiasi "infrazione" al codice della strada, sta contribuendo a proiettare la nostra vita in una specie di rassegnazione apatica, aumentando quel diffuso senso di irresponsabilità civile che si manifesta con un qualunquismo senza precedenti e con un aumento sia della micro che della macro criminalità mai visto prima. La "lotta" impari contro l'occhio del grande fratello poliziesco determina il getto della spugna con conseguente constatazione, più o meno conscia, che non c'è scampo, tanto si è sempre in torto, sempre colpevoli. Gli autovelox piazzati a tradimento dietro un muricciolo o una siepe fuori dai centri abitati, oppure utilizzati di notte per fotografare i criminali che percorrono le strade deserte alla velocità di 100/110 km orari, anziché i canonici 90 consentiti quando le strade sono intasate da migliaia di veicoli, hanno creato nel cittadino sia un senso di impotenza contro il mostro meccanico, sia l'impressione (che sta diventando certezza) di essere costantemente spiato per venire punito alla prima occasione, al primo errore. Il "nemico", o avversario, non è più un altro essere umano, passibile come noi di errori, di stanchezza, di furbizia e comunque di vitalità e di creatività, che ci giudica con gli stessi criteri "umani" coi quali noi giudicheremmo lui. No, ora il nemico è una macchina, una stupida macchina non pensante che è stata programmata per fare una cosa e fa solo quella, instancabilmente e infallibilmente 24 ore su 24, e si permette di dire a noi, esseri umani creatori di macchine, che siamo in errore e quindi punibili.

Qualsiasi essere umano che facesse una sola cosa 24 ore su 24 verrebbe etichettato come paranoico e insano di mente, e come tale verrebbe isolato dal resto di noi. Qualsiasi essere umano che si mettesse a controllare 24 ore su 24 l'operato dei propri simili verrebbe accusato di molestie, di violare la privacy e quant'altro. La macchina no, la macchina può fare queste cose, giustamente proibite all'uomo comune, e viene anche esaltata per questo suo ruolo di "giustiziere della strada". Anche i pochi uomini detentori del potere e utilizzatori della macchina in oggetto possono fare impunemente ciò che a tutti gli altri viene pesantemente proibito e sanzionato. E questa è già una caratteristica peculiare di un regime e di uno Stato di polizia.

Già ci sembra di sentire delle voci querule dire stizzite: «Ma che cos'hanno quelli lì da lamentarsi? Si vede che hanno la coscienza sporca, se guidassero secondo le regole nessuno li toccherebbe». Ma è proprio questo il punto, quali regole dobbiamo seguire, quelle del buon senso, della tolleranza e della convivenza civile oppure quelle dell'autorità, quelle che se non le rispetti sono guai? Sì perché piazzarsi a 80/90 km all'ora nella corsia centrale della A4, precisamente all'altezza della curva di Bergamo, in una giornata di trafico intenso ma comunque scorrevole sembra essere da persone "prudenti e coscienziose" (chiederlo a quelli che si sono trovati improvvisamente davanti questo autista modello che li ha costretti a frenate inenarrabili con seri rischi di incidenti a catena), mentre fare i 170/180 km orari con una macchina moderna su un'autostrada pressoché deserta è da "criminali". Per inciso, i tutori dell'ordine sembrano divertirsi a piazzare gli autovelox in città lungo le arterie a scorrimento veloce a 4 corsie (tipo via Mecenate a Milano, per intenderci) e multare tutti coloro che "sfrecciano" oltre i 50 km orari (fioccano le multe con tanto di fotografia a seguito che immortala i malcapitati a velocità tipo 69 km/h, 71 km/h, eccetera). Ci piacerebbe dare a qualcuno di questi signori, a qualche comandante dei vigili, o meglio ancora a qualche autorevole legislatore una vettura nuova di zecca, diciamo una 2000 di cilindrata (benzina o diesel oramai non fa differenza), farlo guidare su una di queste arterie a scorrimento veloce e prelevare dal suo portafogli 200 € ogni volta che supera i 50 km/h: secondo noi dopo 1 chilometro è costretto a vendersi la casa.

A questo controllo da space opera ora si è aggiunta la patente a punti: ogni automobilista ha 20 punti a disposizione. Ogni volta che un tutore dell'ordine o una "macchina tutrice dell'ordine" lo coglie in fallo, all'automobilista "reo" viene comminata una pesante sanzione pecuniaria e contestualmente gli vengono tolti dei punti. Quando l'automobilista arriva a zero punti la patente gli viene revocata e per riaverla deve ripetere l'esame di guida teorico/pratico. Naturalmente la magnanimità di chi ha escogitato una simile "tortura moderna" ha previsto anche la possibilità, prima che i venti punti si esauriscano, di frequentare dei corsi a pagamento (non è il solito "trucco" mangiasoldi come sempre, eh, tipo una tassa che però non si chiama tassa ma "corso di riabilitazione", ... non bisogna pensare subito male...) al superamento dei quali vengono riaccreditati un certo numero di punti.

Altro che Bingo! o Superenalotto: questa sì che è una splendida idea per portare contante nelle casse di uno Stato straordinariamente distante dalla vita reale e semplicemente sfacciato nel suo modo di moralizzare, uno Stato che opprime e punisce la libertà individuale sia essa un limite di velocità infranto per pochi chilometri o una cintura di sicurezza non allacciata piuttosto che l'entrata in una zona definita a traffico limitato e controllata da una ubbidiente e solerte telecamera poliziotta, uno Stato che colpisce sempre e comunque il portafoglio del cittadino e che non perde occasione per ricordargli che egli, piccolo individuo suddito, è un criminale che non rispetta le regole sacre che lo Stato emana in continuazione, meritando pertanto le punizioni che con frequenza sempre più incalzante gli vengono comminate.

Inoltre, come abbiamo già avuto modo di sottolineare nell'articolo Leggi: cosa sono e a cosa servono (o a cosa dovrebbero servire...), la patente a punti è basata sul meccanismo della punizione e non prevede alcun premio per gli automobilisti che non provocano incidenti:

«Un'altra "stranezza" delle leggi è che sono sempre repressive; al massimo, in rari casi, sono preventive. Non esistono leggi premianti (sembra che solo nell'antica Cina ne furono istituite). Non sarebbe più equo se ogni anno i cittadini che non avessero commesso reati fossero in qualche modo premiati? Ad esempio, ritornando al codice della strada, poiché si parla dell'introduzione della patente a punti (cioè ad ogni infrazione vengono sottratti un certo numero di punti esauriti i quali la patente viene ritirata), si dovrebbero dare dei punti premio in più a coloro che hanno "guidato bene" senza causare incidenti. Invece in genere si fa una nuova legge che mette altre regole da rispettare. È come se il legislatore di turno dicesse: «Sei un bravo cittadino? Non hai infranto nessuna legge? Male! faremo nuove ed aggiuntive leggi, ancora più insensate e difficili da rispettare e vedrai che prima o poi anche tu cadrai in trappola». Per quanto possa sembrare assurdo ed incredibile, questo è il meccanismo che regola le attuali legislazioni del pianeta: creare i trasgressori e poi punirli.»

Sembra una burla, invece è vero. Che cos'è uno Stato di polizia se non uno Stato votato a reprimere tutto ciò che si muove, o che si muove al di fuori dei dettami dell'autorità? Avete presente quei personaggi ipocriti e petulanti che dirigono i collegi nei romanzi per ragazzi, quelle maestrine e quegli educatori dalle labbra rigide e serrate, costantemente infastiditi dagli schiamazzi dei bambini, che insistono sull'assoluta necessità di imporre a quei piccoli diavoli una ferrea disciplina che insegni loro a stare al mondo? In un ambito sociale più esteso, chi si muove di più di un automobilista? Ecco perché tanto accanimento. Ecco perché parliamo di Stato di polizia.

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