Morire per denaro è un gesto eroico?

Pubblicato da Tarlo il 12 Gennaio 2006
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Dal vocabolario della lingua italiana Zingarelli, definizione di "eroe":

  • 1 - In molte mitologie, essere intermedio tra gli dei e gli uomini che interviene nel mondo con imprese eccezionali ...
  • 2 - Chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità, fino al cosciente sacrificio di sé, per una ragione o un ideale ritenuti validi e giusti ... per la fede, per la scienza, per un'idea politica.
  • 3 - Personaggio principale di un'opera letteraria, teatrale, cinematografica.

Mi sono letto e riletto più volte questa definizione, ma non sono riuscito a trovarvi il nesso con la morte di Quattrocchi, l'italiano rapito ed ammazzato brutalmente in Iraq nel 2004. Ed allora perché in questo gennaio 2006 questa persona viene osannata dai politici, santificata dai giornalisti, e proposta a noi cittadini come "fulgido esempio di italianità"?

Addirittura diversi comuni stanno facendo a gara per dedicargli vie e piazze, ignorando persino la legge che richiede almeno dieci anni dalla data della morte prima di inserire un nome nell'urbanistica.

Cosa ha fatto di eroico Quattrocchi per meritarsi tanta attenzione? È partito consapevolmente per un Paese in guerra, e girare da quelle parti armati porta a dover scegliere tra l'ammazzare o l'essere ammazzati. E neanche per un ideale valido, come recita la definizione 2 dello Zingarelli, ma per diecimila euro al mese (Repubblica, 15 aprile 2004).

Quindi ho guardato se c'era una definizione più consona alla situazione, ed ho trovato questa: "mercenario", definizione 2, "Che agisce solo per denaro o, nelle proprie opere, si dimostra prevalentemente o esclusivamente ispirato da motivi d'interesse economico". Definizione 3 della stessa parola: "Chi per denaro esercita il mestiere delle armi ".

Qui siamo di sicuro più vicini alla realtà, per cui anche provando il massimo rispetto per chi ha trovato la morte in modo così violento, credo che sia una esagerazione e una mistificazione parlare di Quattrocchi come di un eroe. Ha scelto di fare un mestiere pericoloso ed ha trovato la morte: sapete quanti italiani muoiono tutti i giorni sul posto di lavoro? E sono tutti eroi?

Oppure l'aver pronunciato quella frase, "Vi faccio vedere come muore un italiano", basta per elevare lo status di un lavoratore fino a chiamarlo eroe? Ma questi sono pruriti che andavano bene nel ventennio di fascista memoria, quando l'italianità era un obbligo inviolabile, si esaltava al massimo il concetto di Patria, avere in famiglia un soldato caduto al fronte era il massimo del godimento sociale (che poi quei poveri militari erano obbligati ad arruolarsi, e non prendevano l'equivalente di diecimila euro al mese).

Sono sempre più convinto che i politici ed i mass media hanno l'idea che il cittadino si deve bere tutto quello che gli viene propinato, sono sicuri che a forza di spararle grosse qualcosa rimarrà, ci vedono come animali acefali buoni solo da mungere.

È ora di finirla, ricominciamo a chiamare le cose con il loro nome e smettiamola di creare falsi miti.

Il Tarlo

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