È una scienza bestiale

Pubblicato da Redazione il 12 Aprile 2003
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In un articolo apparso su Virgilio (Sapere e libri - Home > Just use it! > Parità tra i sessi?) del marzo 2003, il direttore del CEND dell'Università di Milano, Adriana Maggi, afferma «...che gli ormoni sono in grado, attraverso il cervello, di regolare diverse funzioni: l'apprendimento, per esempio, ma anche le attività cognitive e quindi il modo di pensare. Una prova diretta di un ruolo importante degli estrogeni nel controllo dell'apprendimento l'abbiamo ottenuta osservando che le capacità cognitive nella donna sono diverse a seconda della fase del ciclo mestruale in cui si trova. Quando i livelli di estrogeno sono bassi, le donne hanno una migliore capacità di ragionamento astratto rispetto al periodo vicino all'ovulazione. In questa ultima fase l'ormone è ai massimi livelli e le donne eccellono, invece, nelle attività verbali.»

Queste differenze non sono una prerogativa degli esseri umani. Infatti, continua la signora Maggi, «...sono stati pubblicati numerosi studi effettuati sui topi per valutarne il comportamento e il modo di apprendere. I test hanno confermato come i processi di apprendimento siano diversi anche per i maschi e per le femmine di questo animale. Nel complesso si è notato che un elevato livello di estrogeni diminuisce la capacità e la rapidità di apprendimento nelle femmine di topo.»

Quindi, se "vale" per i topi, "vale" anche per le tope (cioè le donne, giusto?), tant'è che secondo le nuove scoperte della bioingegneria genetica, ciò che "separa", nel senso di differenziare, l'uomo dal topo sono solo pochi geni. Ergo - e questo è il punto - siamo tutti animali, tutti delle bestie.

Da qui la necessità di una scienza bestiale, che pone l'uomo sul piano di un animale e lo studia come tale; una scienza fatalista che non crede al libero arbitrio bensì ritiene che il comportamento futuro di ciascuno di noi sia tutto inesorabilmente già scritto nei geni e nel Dna; una scienza che fa della vivisezione il proprio criterio di indagine, che ha come finalità ultima l'aumento dei profitti delle multinazionali della salute e della scienza (le ditte farmaceutiche e di bioingegneria) tramite la medicalizzazione di ogni e qualsiasi condizione umana, e tramite una capillare opera di disinformazione scientifica atta a creare il convincimento che il tanto agognato corretto ordine sociale (niente pazzi, niente crimini, tutto e tutti sotto controllo, come auspica Tom Wolfe nel suo saggio Il cervello senz'anima), nonché il benessere psico-fisico e, perché no?, l'immortalità del corpo (non dell'anima, sia ben chiaro) passano dalle proposte e dalle soluzioni delle nuove scienze evoluzioniste organicistiche: le neuroscienze.

Tuttavia è lecito chiedersi se le promesse e le tanto sbandierate "nuove scoperte scientifiche" siano autentiche o se non siano, piuttosto, il frutto di una campagna di marketing dettata da motivazioni utopistico-maniacali (e di bilancio) per convincere il pubblico in senso ampio, nonché gli attori stessi di dette scoperte, che si sta facendo qualcosa di buono, che si sta percorrendo la strada giusta, che ciò che sta accadendo in campo "neuro-scientifico" è per il bene di tutti, che il fine giustifica sempre i mezzi. Guarda caso lo stesso utilizzo del marketing e della disinformazione, nonché le stesse giustificazioni del proprio operato usate da tutti i despoti e i tiranni di tutti i tempi, non ultimi Hitler e Stalin, e dalle ideologie totalitarie da essi rappresentate.

Il numero di marzo 2003 di RIZA Psicosomatica, ha come tema centrale gli psicofarmaci e avverte che:

«Fanno solo prigionieri. Ci illudono di liberarci dai malesseri psichici ma bloccano la crescita del cervello e ci rendono dipendenti. Danni che possiamo evitare con le sole nostre risorse.

Negli ultimi 4 anni noi italiani abbiamo aumentato del 60% il consumo di psicofarmaci: un incremento da veri e propri "drogati da tranquillanti". Ma se ci spiegassero chiaramente che, ogniqualvolta ingeriamo uno psicofarmaco, produciamo "meno" cervello e quindi impediamo a quest'organo di crescere normalmente, forse staremmo più attenti a tutte le "pilloline" che mandiamo giù con leggerezza. Il nostro cervello, come del resto tutto il corpo, è un frutto che matura e si sviluppa di continuo. Ci si accorge più facilmente che si allungano le ossa, oppure i capelli, ma anche il tessuto cerebrale segue lo stesso andamento. Ci hanno abituati a credere che il disagio, la sofferenza, il dolore... si possono eliminare rapidamente e che la soluzione più adatta è proprio lui, lo psicofarmaco. Ma in realtà sono proprio questi stimoli emotivi che, agendo sul cervello, ne sollecitano intensamente la crescita e la capacità, con nuove cellule e circuiti nervosi, di produrre soluzioni nuove. Così come il sistema immunitario crea anticorpi per difenderci, allo stesso modo il cervello, pungolato da un disagio o da un problema, punta a superarlo producendo con più vigore del solito connessioni nervose innovative. Ma noi, ignari delle infinite potenzialità condensate lì dentro, preferiamo anestetizzarlo impedendogli di reagire. Ed è così che il marketing è riuscito a trasformarci in grandi consumatori di psicofarmaci: «Signore e signori perché mai dovreste soffrire, prendetevi una pillola, tanto non fa male...». Attenzione! Ci illudono con un benessere momentaneo, che poi nel tempo rischiamo di pagare a un prezzo altissimo. Soprattutto perché non siamo in grado di valutare le ricadute tossiche dei farmaci su un organo, il cervello, in buona parte sconosciuto.»

La smania utopistico-salvifica di certa scienza, quella collusa con interessi economici in primo luogo, non è nuova a prendere cantonate gigantesche. Scoperte scientifiche o prodotti nati dalla ricerca scientifica presentati con l'enfasi dei salvatori dell'umanità, spesso si sono rivelati degni del peggior Satana. Esempi storici sono il DDT (morivano le zanzare, ma dopo un po' anche le persone), le centrali atomiche (Cernobyl ad esempio), l'uso indiscriminato della plastica (chi ripulisce adesso il pianeta di borsine, bottigliette e quant'altro?), gli insetticidi ed i fertilizzanti per migliorare i raccolti (peccato che le falde acquifere siano state inquinate da quei veleni letali utilizzati in superficie), le bombe intelligenti americane (chiaro esempio di propaganda scientifica prezzolata e fallace), la pillola della felicità (Prozac) e la pillola dell'ubbidienza (Ritalin) e tutte le altre pillole con le quali si tenta di "regolare" il comportamento umano (non passa giorno che i media non riferiscano di qualche orrendo ed inspiegabile delitto commeso da persone che "erano in cura perché sofferenti di disturbi psichici"; tuttavia nessuno ha mai messo in relazione l'aumento della diffusione degli psicofarmaci con l'aumento della violenza).

«Una fase maniacale si distingue notoriamente per la perdita sistematica del senso per la realtà. Per questo non c'è da meravigliarsi che esperienze storiche vengano scacciate con l'utopia e che non si prenda atto degli insuccessi. Il materialismo dialettico non era considerato nell'Unione Sovietica una base scientifica incontestabile, per non parlare poi delle fantasie eugenetiche del premio Nobel Hermann J. Muller? Chi si ricorda ancora delle promesse di buon auspicio dell'industria atomica negli anni '50 - '60? L'energia nucleare era ritenuta la chiave per il paese del Bengodi dell'energia; non era previsto alcun problema legato all'energia stessa. E come la mettiamo con l'intelligenza artificiale, i cui profeti promisero già 30 anni fa macchine per il passaggio da un millennio all'altro che avrebbero dovuto di gran lunga superare tutte le capacità del nostro cervello? Nessuno confronta queste predizioni con lo scarso risultato, nonostante investimenti miliardari, di quelle tartarughe elettroniche che fanno fatica a superare una scala».

[...]

«Il divario tra la ricerca e la sua valutazione economica si è talmente ridotto, che non è più rimasto molto di quell'indipendenza, di cui si vanta la scienza. Gli enormi investimenti nella ricerca devono fruttare al più presto del reddito...».

[...]

«Al più tardi quando si manifesteranno i primi danni collaterali del processo scientifico e verranno alla luce i primi imprevedibili rischi su vasta scala, una minoranza ridotta al silenzio opporrà resistenza. [...] Tutto sommato non ci vuole molta fantasia per prevedere che i primi contraccolpi porteranno a una mobilitazione attiva. Se persino gli animalisti sono capaci di reazioni terroristiche, che forme assumerà la resistenza quando non si tratterà più di rischi astratti o lotte tra rappresentanti, ma della propria pelle, del concepimento, della nascita e della morte? È senz'altro pensabile che certe ricerche saranno possibili solo in zone di massima sicurezza e che un considerevole numero di scienziati, trincerati in fortezze difese con le armi, dovrà temere per la propria vita.» (Da Il Corriere della Sera - Scienziati, aspiranti redentori del 4 giugno 2001)

La disinformazione scientifica ben celata dietro una solida parvenza di ufficialità accademica, con tanto di testimonial vincitori di premi Nobel, sembra non avere più freni inibitori, come ubriacata dai mirabolanti scenari descritti dai guru scientifici. Tom Wolfe, ne Il cervello senz'anima, illustra con malcelato orgasmo come le neuroscienze abbiano decretato la morte dell'io senziente e del libero arbitrio:

«È la notizia del secolo: il libero arbitrio, la morale, la mente e l'io non esistono più. L'uomo è programmato geneticamente fino ai minimi particolari. E gli studi sul cervello cominciano a provarlo.»

Wolfe scrive, inoltre, che:

«... Sembra che là nella giungla, fra i parenti più stretti dell'uomo nel mondo animale, gli scimpanzé, un pugno di maschi giovani geneticamente tarati sia responsabile praticamente di tutte le uccisioni immotivate di altri maschi e delle violenze fisiche perpetrate sulle femmine. E se fosse lo stesso fra gli esseri umani? E se si scoprisse che in ciascuna comunità sono un manipolo di giovani maschi dal Dna tossico che fanno schizzare alle stelle le statistiche sulla delinquenza? Per questo, l'Iniziativa violenza prevedeva di individuare questi criminali fin dall'infanzia - non si sa come, non si sa quando - e sottoporli a una terapia farmacologica.»

Iniziativa violenza era un programma sperimentale dell'Istituto Nazionale della Salute Mentale americano (NIMH). Si noti il parallelismo tra gli intenti di individuare fin dall'infanzia i possibili criminali del futuro per sottoporli a terapia farmacologica e l'odierna realtà a base di Ritalin, la pillola dell'ubbidienza, somministrata senza criterio alcuno, al fine di instaurare un regime disciplinare che permetta agli adulti di non essere disturbati dai giochi e dagli schiamazzi dei criminosi infanti.

Ora, a dare sostegno ai fautori delle nuroscienze e della teoria uomo=animale=l'anima non esiste, è sceso in campo anche il premio Nobel Crick.

«Francis Crick, il padre del Dna, insiste. E, in coincidenza con il cinquantenario della scoperta della doppia elica, torna a battere il tasto su un tema che lo appassiona. L'anima, sostiene lo scienziato ottantaseienne, non ha niente di soprannaturale, di spirituale. Non è altro che il risultato di un processo neurobiologico che dipende da un piccolo gruppo di cellule cerebrali. Banale prodotto dell'organo della mente, il cervello, come potrebbero essere una emozione o un movimento. Assieme al co-autore Christopher Koch, il vincitore del premio Nobel, certo che anima e promessa di vita eterna non esistono, condensa le sue conclusioni in un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista britannica Neuroscience, ampiamente ripreso anche dalla stampa anglosassone dove sono particolarmente sensibili a questo dibattito.»

«La convinzione è che le nostre menti, il comportamento dei nostri cervelli, possono essere interamente spiegati dall'interazione dei neuroni», ha più volte affermato Crick nel commentare i suoi studi su pazienti con lesioni cerebrali, in particolare affetti da epilessia, e animali. «È ormai evidente che la coscienza nasce da reazioni biochimiche - conviene Koch, professore di Scienze neurologiche all'Istituto di tecnologia della California, citando una frase del lavoro appena pubblicato -. Per la prima volta abbiamo uno schema coerente e complessivo di quello che è la coscienza in termini filosofici, psicologici e neuronali».

Non arriva inatteso il commento di Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell'Università Cattolica a Milano: «Fantascienza». E chiarisce bene la distinzione tra coscienza e cervello: «La prima è la capacità dell'uomo di rendersi conto di esistere. L'anima è ciò che lo fa esistere. È la causa della coscienza, esiste prima di essa. Ecco perché diciamo che l'embrione, fin dagli inizi della vita, ha un'anima anche se ancora privo di cervello». Nell'accezione cattolica l'anima è il principio unificatore dell'organismo umano e distingue l'uomo da animali e piante: «Crick e compagni ripercorrono la strada indicata da Cartesio e ormai abbandonata - continua Pessina -. A differenza di quanto affermano non può esistere nessuna identità tra spirito e mente». (Da Il Corriere della Sera, «L'anima? Solo una reazione biochimica», del 10 marzo 2003)

In una intervista pubblicata su Avvenire dal titolo Ma questa scienza non ha più l'anima del 6 gennaio 2002, in merito ai tentativi delle neuroscienze di cancellare il concetto di anima, Andrea Vaccaro dice:

«L'impatto più immediato con le neuroscienze lo abbiamo nel riscontro farmaceutico. Apatia, timidezza, eccitazione e simili, fino a poco fa, erano "stati d'animo", oggi sono "stati chimici regolabili farmaceuticamente". Gli studi sul cervello, però, vanno molto più in profondità. Certi resoconti non possono non inquietare. Lo studioso Antonio Damasio ci notifica casi in cui particolari lesioni cerebrali non alterano capacità cognitive o di movimento: modificano proprio la personalità del soggetto, il suo modo di relazionarsi, di vivere le emozioni, finanche il suo codice di valori morali. Francis Crick riduce tutto il nostro cosmo interiore - gioie, ricordi, autocoscienza e libero arbitrio - a un semplice assembramento di cellule nervose, riecheggiando un noto motto di Tyndal per cui come la bile è una secrezione del fegato, così l'anima è una secrezione del cervello. Il quadro generale è presto delineato: i neuroscienziati più aggressivi mirano all'obiettivo di dimostrare come tutte le funzioni finora ascritte all'anima - umore, sentimenti, autocoscienza, intuizione degli universali - sono, in realtà, operazioni del cervello. Operazioni oggi da censire, domani da riprodurre artificialmente».

Alla domanda «quali sono le conseguenze di queste posizioni sul piano antropologico?» Vaccaro risponde che:

«È abbastanza recente la notizia, proveniente da un settore subito denominato "neuroteologia", per cui anche le esperienze mistiche non sono altro che un'alterazione delle aree cerebrali regolanti l'orientamento spazio-temporale. Il paradigma di ricerca è netto: ogni stato mentale o spirituale è uno stato fisico o, al massimo, concedendo generosamente, è determinato da uno stato fisico. La visione antropologica è quella di un uomo senz'anima. L'anima come concetto superfluo. Per spiegare l'uomo è sufficiente conoscere dettagliatamente il suo cervello. Cervello che, è pleonastica la precisazione, non ha alcuna possibilità di sopravvivere alla morte».

Per dovere di cronaca segnaliamo che già lo psichiatra tedesco Wilhelm Wundt (1832 - 1920), fondatore a Lipsia del primo istituto sperimentale di psicologia, sostenne che «Dio è una sintesi psichica tardiva».

Ma ancor prima, l'illuminista francese La Mettrie Julien Offroy (1709 - 1751), esponente di spicco di quella corrente di pensiero che voleva spiegare tutto tramite la ragione ed il metodo scientifico, nella sua opera Storia naturale dell'anima del 1745, sosteneva l'esistenza della sola materia escludendo qualsiasi entità sovrannaturale, dando così origine a quell'ateismo scientifico che riconduce tutti i processi psichici a modificazioni ed eventi corporei, cioè a quel modo di vedere le cose tanto caro ai neuroscienziati e a Tom Wolfe. Ne L'uomo macchina, del 1748, La Mettrie dice:

«L'uomo non è che una macchina, che agisce in base a reazioni meccaniche agli stimoli. [...] Ma ce n'è un altro (di motori del corpo umano, N.d.R.) più sottile e più mirabile che li anima tutti. Esso è la fonte di tutti i nostri sentimenti, di tutti i nostri piaceri, di tutte le nostre passioni, di tutti i nostri pensieri. Infatti il cervello ha i suoi muscoli per pensare come le gambe per camminare. Voglio parlare di quel principio stimolante ed impetuoso che Ippocrate chiama enormon (l'anima). Questo principio esiste, ed ha la propria sede nel cervello, all'origine dei nervi, mediante i quali esercita il proprio volere sul resto del corpo. Con esso si spiega tutto ciò che può essere spiegato fino alle conseguenze sorprendenti delle malattie dell'immaginazione. [...] Essi (i medici illuminati, N.d.R.) sanno che cosa pensare intorno alla natura dell'uomo; e, sia detto di passata, di due medici il migliore, cioè quegli che merita maggior fiducia, è sempre, a mio avviso, il più versato nella fisica o nella meccanica del corpo umano; quello che, lasciando l'anima e tutte le inquietudini che questa chimera dà agli sciocchi e agli ignoranti, si occupa seriamente dei soli fenomeni naturali.»

Evidentemente La Mettrie ripose la sua fiducia nel medico sbagliato, dato che morì a soli 42 anni. Così come qualche anno più tardi la ripose male George Washington, il quale si affidò alle cure del "padre della psichiatria americana", Benjamin Rush, che lo fece morire per un salasso e che fece morire rinchiuso in un manicomio il proprio figlio. Rush inventò pure la "sedia tranquillizzante" che immobilizzava le persone facendole agonizzare per ore intere, un tipico esempio di scienza illuminata!

Così come si sottopongono gli animali alle crudeltà più insensate nel nome della scienza e per il bene della collettività, nello stesso modo i fautori dell'uomo senz'anima sottopongono da tempo i propri simili alle atrocità più efferate, ma sempre nel nome della scienza e per il bene comune. Carcerazioni coatte, letti di contenimento, camicie di forza, sedie tranquillizzanti, elettroshock, shock insulinici, lobotomie, su su fino ad arrivare agli odierni psicofarmaci che vanno a toccare e manipolare questo o quell'enzima, questo o quel tessuto, questo o quel tratto caratteriale, sono solo un piccolo elenco dei risultati che questi signori sono riusciti a produrre. Tuttavia, nonostante cotanta scienza, l'uomo sta sempre peggio, il crimine aumenta e il futuro sembra rincorrere gli scenari descritti da film quali Robocop et similia, con tutti gli uomini uguali, belli, alti e muscolosi, e le donne tutte bellezze mozzafiato, clonati dai prototipi migliori che la razza umana sia riuscita a produrre; tutti belli in fila, ubbidienti, consenzienti. Il sogno di ogni utopia politica, poiché alla fine le neuroscienze, così come la vecchia psichiatria, non sono altro che congetture politiche per il controllo delle masse a vantaggio di pochi potenti: loro, i nuovi redentori!

La qual cosa, fortunatamente, è impossibile. Poiché è impossibile piegare la natura spirituale dell'uomo, la sua innata libertà e creatività. Così come è impossibile eliminare qualcosa che non si conosce e di cui ci si ostina a negarne l'esistenza. Pretendere di portare l'anima umana in un laboratorio per studiarla è tanto improponibile quanto folle. Così com'è folle pretendere di essere i tenutari di tutto lo scibile e disquisire su com'è fatto l'universo, su come la vita si sia formata in esso eccetera, dal momento che non siamo mai stati che sulla terra. Sarebbe come restarsene chiusi in una stanza sigillata in una casa alla periferia di una grande città e, di tanto in tanto, spiare l'esterno attraverso delle microscopiche fessure (i nostri satelliti e telescopi) che necessariamente lasciano intravvedere solo qualche metro di spazio, tuttavia pretendere di conoscere tutto di quella città, di quella regione e di quel mondo.

Lo stesso dicasi per l'infinito universo spirituale che, per altro, non essendo materiale non è sperimentabile con i mezzi ed i criteri tipici della scienza meccanicistica. Osservare di tanto in tanto dei fenomeni cosiddetti psichici, cioè pertinenti alla mente (non al cervello) e credere così di aver capito tutto della mente è puro millantato credito. Così come spacciare le moderne pillole psicofarmacologiche per cure globali delle sofferenze spirituali dell'uomo è una truffa colossale. Anzi, una truffa bestiale!