Scritto ieri? No , il secolo scorso

Pubblicato da Tarlo il 28 Dicembre 2005
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GLI AMMALATI AUMENTANO

In questi ultimi anni molto cammino si è fatto nel campo della terapia: mercè i nuovi studi sono caduti non pochi sistemi e metodi di cura che non erano utili, ma quale vantaggio reale il nuovo progresso ha portato nella lotta contro i morbi se si eccettua tutto ciò che riguarda l'igiene?

E non fa piuttosto pena dopo 50 e più anni di trattamento medicamentoso intensivo, malgrado la diminuzione della mortalità infantile e la soppressione delle malattie epidemiche, constatare che la specie umana barcolla sotto il peso delle peggiori malattie?

L'artritismo, le anemie, la tubercolosi, il rachitismo, il cancro, le tare della nutrizione, le malattie nervose, così terribili ed ostinate, sono le piaghe della moderna società: il numero dei pazzi, degli squilibrati d'ogni fatta, è cresciuto a dismisura e la presente generazione sovrabbonda di giovani pallidi e sfiniti che temono il sole, il freddo ai piedi e le correnti d'aria.

Alle generazioni nerborute e sane del passato sono succedute le attuali dalla pelle pallida e flaccida, generazioni emotive, senza energia, nate stanche, sfuggenti la fatica, l'esercizio vivificante e la lotta ardente, generazioni che covano solo la loro nevrastenia presso il fuoco, preoccupate dei loro reumatismi, capaci solo di giocare alle carte nelle sale ben riscaldate, pressate dalla grande preoccupazione di ricercare la nuova specialità farmaceutica che dovrebbe, per incanto, guarire la tara che le tormenta da tanti anni.

IL PERICOLO DEI FARMACI

Colla pretesa di arginare l'invadente decadenza organica, che purtroppo caratterizza l'attuale generazione, la moderna farmacopea lancia giornalmente sul mercato nuovi e decantati specifici. La medicina ufficiale, quella che s'insegna nelle Facoltà, s'è smarrita dietro a teorie più o meno fantastiche e perde tempo moltiplicando rimedi chimici.

E così quanti ammalati, seguendo la corrente, con una leggerezza impressionante, spesso senza consultare neppure il medico, continuano ad inondare, con dosi sempre più crescenti, le loro viscere con un'infinità di farmaci, alternando per mesi ed anni pillole, sciroppi ed iniezioni più o meno dolorose, senza mai per questo uscire dal circolo vizioso in cui si dibattono.

Oggi, con leggerezza imperdonabile, per curare un dolore, per reprimere una nevralgia, si ricorre all'ingestione di analgesici potenti. Vediamo una infinità di persone schiave inveterate del cachet sonnifero, del purgante giornaliero, della pillola lassativa, della cartina digestiva e di tante altre dannose abitudini del genere.

Ogni giorno capita di vedere degli ammalati deperiti ed aggravati più per le medicine assorbite che per il male in sé stesso, perché i prodotti chimici aggiungono alla malattia anche il fardello di una nuova intossicazione ed il falso benessere che essi procurano è fugace, come un fuoco fatuo.

Infatti non si possono mettere impunemente a contatto con le nostre delicate mucose, dei veleni potenti, né trasformare il nostro stomaco, senza gravi conseguenze, in una sorta di laboratorio.

Tutti si persuadono quindi che la chimica, madre della farmacoterapia, rappresenta un enorme inganno per l'umanità sofferente, perché i farmaci ingeriti arrestano le reazioni benefiche, spogliano l'organismo di vitalità, sopprimono i sintomi che costituiscono un'utile difesa naturale.

La congerie di medicine che si somministra con tanta leggerezza ai poveri ammalati, agisce semplicemente come una scossa, cioè per azione eccitante o calmante, mettendo in sommossa l'organismo intero.

I corpi chimici, i vaccini, gli estratti opoterapici, ecc., non combattono la causa del male ma, intaccando i tessuti nobili, obbligano il nostro organismo a gravi sforzi di neutralizzazione e di eliminazione.

Tutte le guarigioni poi che si ascrivono ai farmaci e per le quali si mena così gran fracasso, non sono altro che delle tregue e degli enormi inganni, perché, sopprimendo a gran galoppo una affezione, si accumulano intossicazioni ed errori e siccome tutto si sconta, così avremo poi, per conseguenza, le malattie croniche e le tare fisiche e mentali, la pazzia, il cancro, l'arteriosclerosi, il diabete, le degenerazioni, le malattie nervose, l'artritismo, ecc.

I farmaci operano uno spostamento dell'asse nelle manifestazioni morbose, perché, volendo raggiungere dei risultati immediati e delle guarigioni menzognere, finiscono in ultima analisi ad aggravare il deperimento organico, ad aumentare l'esaurimento, a depauperare l'organismo d'energia vitale, regalandoci le malattie croniche.

Tratto da una pubblicazione del 1928

Non credo servano commenti, l'unica cosa che mi viene da aggiungere è una citazione che risale più o meno allo stesso periodo:
«Non fatevi illusioni! Finché non saranno note le condizioni del chimismo vivente, la farmacologia non sarà mai una vera scienza.»
Senatore Prof. Semmola - Docente all'Università di Napoli

Il Tarlo

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