Mosher: non voglio più esserne complice

Pubblicato da Redazione il 12 Aprile 2003
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Dott. Loren R. Mosher

Articolo tradotto da "No Pazzia" e divulgato dall'Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale.

PSYCHOLOGY TODAY - VOLUME 32, NO. 5

Settembre/Ottobre 1999

LO PSICHIATRA LOREN MOSHER SI È RECENTEMENTE DIMESSO PER DISACCORDO dalla American Psychiatric Association, contestando il fatto che alcuni suoi colleghi fossero troppo pronti a usare farmaci a causa di quella che lui definisce una "scellerata lega" tra psichiatri e industrie farmaceutiche. Un numero notevole di casi di diagnosi sbagliate e fraudolente supportano questo suo punto di vista: che la salute del paziente possa essere messa a repentaglio.

Il dottor Loren R. Mosher:
"Non voglio più esserne complice"

Il Dottor Mosher è direttore delle Cliniche Associate Soteria a San Diego, e Professore di Clinica Psichiatrica alla Scuola di Medicina dell'Università della California, a San Diego, California.

Il problema incominciò a porsi alla fine del 1970 quando condussi uno studio controverso: misi in atto un programma "Soteria House" dove pazienti recentemente diagnosticati schizofrenici vivevano liberi da cure assieme ad un gruppo di giovani operatori non professionisti, addestrati a far loro compagnia. L'idea era che la schizofrenia possa essere spesso risolta con l'aiuto di relazioni significative tra persone, piuttosto che con i farmaci, e che un tale trattamento porterebbe in tal caso a vite senza dubbio più sane.

L'esperimento funzionò meglio di quanto ci si aspettasse. Al termine delle prime sei settimane, i pazienti avevano recuperato tanto velocemente quanto quelli trattati con farmaci negli ospedali.

I risultati di questo studio furono pubblicati in recensioni di riviste di psichiatria, in riviste di istruzione e in libri, ma il progetto terminò i fondi di finanziamento e la struttura fu chiusa. In mezzo alla tempesta di polemiche che ne seguì, la direzione del progetto di ricerca mi fu tolto di mano. Subii anche un'ispezione di controllo sulle mie azioni quale direttore del Centro per gli Studi sulla Schizofrenia dell'Istituto Nazionale di Salute Mentale e fui escluso dagli eventi accademici di prestigio. Nel 1980 fui rimosso del tutto dal mio incarico. Tutto questo è accaduto a causa della mia forte presa di posizione contro l'abuso di farmaci e contro il non voler tener in considerazione gli interventi puramente psicologici senza-farmaci, nei trattamenti di disordini psicologici.

Ho ben presto trovato un posto, meno esposto politicamente, all'Università dei Servizi Unificati per le Scienze della Salute nel Maryland. Otto anni dopo, sono rientrato nell'arena politica come direttore del sistema pubblico di salute mentale nella Contea di Montgomery, Maryland, anche se contrastato dagli «amici» delle industrie farmaceutiche. La Società Psichiatrica del Maryland chiese che un comitato medico statale controllasse le mie credenziali e le mie prescrizioni affinché ci fosse la certezza che i pazienti della Contea di Montgomery ricevessero i giusti farmaci (leggi farmaci = trattamenti). Inoltre una associazione di familiari farmaco-favorevoli si diede da fare ad inviare oltre 250 lettere furiose all'esecutivo eletto della contea che mi aveva assunto. Per fortuna i miei datori di lavoro non erano succubi dell'industria farmacologica, così ho mantenuto il posto.

Perché il mondo della psichiatria mi sente così minaccioso? Perché le compagnie farmaceutiche versano milioni di dollari nelle tasche degli psichiatri in tutto il paese, rendendoli riluttanti a riconoscere che i farmaci non sempre agiscono nel migliore interesse del paziente. Essi sono troppo occupati a gustare i compensi extra delle compagnie farmaceutiche: compensi per consulenze, finanziamenti per ricerche, pranzi raffinati e vini pregiati.

Le case farmaceutiche pagano senza pudori per portare il loro messaggio pubblicitario agli psichiatri del paese. Esse finanziano i pranzi ai due principali congressi annuali di psichiatria, offrono piacevoli feste e musica ai partecipanti congressuali, e pagano 1,000-2,000 dollari ogni speaker per pubblicizzare i loro articoli. In totale, si calcola che le compagnie farmaceutiche spendano una media annuale di 10,000 dollari per l'aggiornamento e formazione di ciascun medico.

E, di conseguenza, questi dottori-a-retta raccontano solo metà della storia. Quanto si sa, ad esempio, sul fatto che il Prozac e i suoi successori antidepressione causano disfunzioni sessuali in oltre il 70% delle persone che li assumono?

Quello che è ancor più terrificante è l'avidità per il poter fare, attualmente, un affare attraverso la sperimentazione farmacologica. Si calcola che i produttori di farmaci impiegherebbero, in media, 12 anni per recuperare i costi delle spese e ricavare dei profitti su un farmaco di qualità appena passabile messo a punto. Così la spinta a testare nuovi farmaci è pesante. Nel campo della sperimentazione dei farmaci psichiatrici, le industrie ricavano un profitto al di sopra di 40,000 dollari per ogni paziente che conclude positivamente un test. Dipartimenti universitari di psichiatria, cliniche private di ricerca e alcuni singoli dottori, vivono di questo denaro.

Una buona novità è che la stampa ci comincia a prestare attenzione. The New York News, Milwaukee Journal Sentinel e New York Post hanno recentemente pubblicato articoli singoli o serie di puntate su come le compagnie farmaceutiche usano incentivi in contanti per incoraggiare i medici a prescrivere i loro farmaci.

Questa primavera, il New York Post ha rivelato che l'Università della Columbia ha riscosso del denaro in questo modo. Il suo Ufficio delle Sperimentazioni Cliniche ricava circa 10 milioni di dollari all'anno dai test sui nuovi medicinali - gran parte di questi soldi vengono forniti all'Istituto Psichiatrico della Columbia per attuare questi esperimenti. Il direttore dell'Istituto è stato retribuito con 140,000 dollari all'anno da diverse case farmaceutiche per fare il giro del Paese pubblicizzando i loro farmaci. Egli ha anche riscosso pagamenti pari a 12,000 dollari circa da un produttore di farmaci per intraprendere uno studio sui disturbi da panico. Come avrebbe potuto criticare onestamente le sostanze approntate per tali disturbi quando i suoi mezzi di sussistenza dipendevano proprio dal successo di chi le aveva prodotte? Il direttore si dimise in conseguenza della pubblicazione dell'articolo. Ci fu solo una compagnia farmaceutica, la Wyeth Ayerst Research, a dichiararsi contraria alle offerte di premi in contanti o altri incentivi per i ricercatori. Ma i dirigenti evidenziarono la difficoltà a rimanere competitivi rispetto una concorrenza che vìola cosi spudoratamente i valori etici.

Il rapporto APA

L'Associazione Americana Psichiatri, di circa 40.000 soci, rappresenta la maggioranza degli psichiatri americani - è anche influenzata eccessivamente dai dollari farmaceutici.

L'Associazione:

  • 1. riceve una notevole somma dalle compagnie farmaceutiche per enormi pranzi ai congressi nazionali
  • 2. una grossa percentuale delle sue entrate proviene dalle compagnie farmaceutiche; il 30% delle sue entrate complessive deriva dalla pubblicità che le compagnie farmaceutiche fanno sulle sue molte pubblicazioni.
  • 3. Riceve un gran numero di borse di studio dalle compagnie farmaceutiche.

Questa interrelazione è pericolosa perché ricercatori e psichiatri poi si sentono debitori verso le industrie farmaceutiche, rimangono influenzati a favore delle cure farmacologiche, sottovalutano gli effetti collaterali dei farmaci e raramente tentano altri tipi di intervento. Ed essi sanno, nel fare questo, di aver la tacita approvazione dell'APA.

Cumulativamente, queste prassi oramai consuetudine, promuovono decisamente una fede sui farmaci da prescrizione - così che molti ritengano che questi farmaci debbano essere somministrati a forza in chi li rifiuta. L'APA appoggia la National Alliance for the Mentally Ill [associazione di familiari, NAMI, ndt], la quale ritiene che i pazienti malati di mente debbano essere obbligati ad assumere farmaci. Sono terrorizzato da un tale livello di controllo sociale. Le persone con malattie mentali dovrebbero invece avere la possibilità di scegliere delle cure alternative.

Negli ultimi dieci anni ho scritto numerose lettere riportando queste mie considerazioni all'attenzione dell'APA, ma non ho mai ricevuto risposta. L'associazione dichiara che quello che viene fatto è nel "migliore interesse dei pazienti", ma i suoi forti legami con le industrie farmaceutiche fa sospettare ben altro.

Recentemente, era la scadenza della rata di iscrizione, ero seduto di fronte al modulo di pagamento. Ho pensato alla scellerata lega tra l'associazione e l'industria farmaceutica. Ho pensato a come gli utenti sono condizionati da questo accordo, ho pensato all'uso esagerato delle medicazioni, ai loro effetti collaterali, alle terapie alternative. Ho pensato al modo di agire irresponsabile di certi miei colleghi verso la società in genere e i malati mentali in particolare. E ho deciso: non voglio essere più complice di ciò.


Nota: Chi fosse interessato può scaricare la traduzione della lettera di dimissioni di Mosher dall'America Psychiatric Association in formato pdf, oppure leggere il testo originale in inglese QUI.

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