Lo shopping è una malattia

Pubblicato da Redazione il 18 Agosto 2003
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ragazza che fa shopping

Pubblichiamo l'ultima invenzione psichiatrica in campo salutistico: da ora è vietato spendere, pena la diagnosi/sentenza di malattia mentale. Gli unici acquisti autorizzati sono quelli di psicofarmaci. Sic! A conferma di quanto sostenuto dal prof. Thomas Szasz: la malattia mentale è un'etichetta strategica!

Da: Il Corriere della Sera

La sindrome inserita tra le patologie mentali.
E non riguarda solo le donne

«Lo shopping è una malattia
Sintomi in metà delle ragazze»

Studio britannico: più colpite in Italia, Scozia e Spagna

18 agosto 2003, di Paola De Carolis

LONDRA - C'è chi non riesce a passare davanti a una vetrina senza ammirare con una punta di desiderio gli articoli esposti, e questo è normale. C'è chi poi non è capace di non entrare nel negozio, e anche qui non c'è ragione di preoccuparsi. C'è chi, infine, non può uscire da boutiques e centri commerciali a mani vuote, chi deve assolutamente comprare, senza badare a spese e senza preoccuparsi dei limiti che le proprie finanze imporrebbero. Un guaio. Per questa terza categoria - che secondo studi internazionali è in aumento in tutto il mondo industrializzato - potrebbe presto esserci un sollievo, che forse non ripristinerà la salute del conto in banca, ma almeno darà un minimo di rispettabilità a quella spinta irrefrenabile e incontrollabile all'acquisto. La mania dello shopping sembra destinata a essere riconosciuta come una malattia vera e propria.

NEGLI USA E IN EUROPA - Sono i Paesi anglosassoni a essere i più colpiti da un fenomeno che riguarda in media un adulto su dieci e che getta un numero sempre maggiore di consumatori nell'incubo di debiti insanabili. Ma non solo: stando a una recente ricerca, il 50% delle ragazze tra i 14 e i 18 anni in Italia, Scozia e Spagna mostra alcuni sintomi del cosiddetto «shopping compulsivo». Per psichiatri e psicologi è giunto il momento di dare un nome a un disturbo tanto esteso: «Con la quantità di dati che sono stati raccolti a livello globale, non è più possibile chiudere un occhio», ha sottolineato al Sunday Times Lorrin Koran, docente di psichiatria dell'Università di Stanford, in California. La «shoppingmania» va inclusa, sottolinea, nella prossima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, il vademecum statunitense delle patologie mentali. Il riconoscimento negli Usa porta in genere a sviluppi analoghi in Europa e, secondo Helga Dittmar, psicologa della Sussex University, sarebbe un bene: «Si tratta di un disturbo molto particolare, ammetterlo può solo essere un vantaggio. Non è comunque meno serio del tabagismo e dell'alcolismo e come tale va considerato. Non bisogna sottovalutarlo».

CHI È LO SHOPPING-DIPENDENTE - Le vittime della pazza corsa agli acquisti sono donne benestanti sotto i 40 anni e questa, secondo gli esperti, è una delle ragioni che hanno portato alla tardiva identificazione della malattia: «A lungo è stata derisa come un vizio di donne ricche e annoiate» ha spiegato Adrienne Baker del Regents College di Londra. «Un errore - dice - che è costato la vita a diverse persone, che di fronte all'impossibilità di smettere di spendere e all'aumento dei debiti si sono suicidate». Chi è affetto dalla mania di comprare deve essere compatito e compreso, precisa Glenn Wilson dell'Istituto di psichiatria britannico. «Come in ogni disturbo ossessivo compulsivo, anche dietro la shoppingmania ci sono cause specifiche - spiega -: in genere il malato ha scarsa autostima, soffre di solitudine, è depresso, ha dentro di sé una grande quantità di dolore che cerca di curare spendendo soldi». L'esempio tipico, aggiunge Wilson, «è il caso della donna che dopo aver cresciuto i figli accusa un vuoto nella propria vita, non si sente più attraente, crede di essere trascurata dal marito. Purtroppo è un circolo vizioso: da una parte spendere senza freni genera un senso di sollievo e gratificazione, dall'altra provoca conseguenze negative, come sensi di colpa e stress».

GLI UOMINI - Come nel caso di disturbi legati al cibo, sono soprattutto le donne ad ammalarsi di «shoppingmania», ma gli uomini non sono del tutto immuni: «Di solito - sottolinea ancora Wilson - esprimono le loro carenze di affetto e di autostima in modi diversi, come alcol e gioco d'azzardo, ma anche loro a volte vengono presi dalla spinta all'acquisto». Anche se «comprano cose diverse: la donna preferisce articoli legati all'immagine, come abiti, scarpe, cosmetici e gioielli; l'uomo punta invece su quelli che possono essere considerati simboli di potere e prestigio, come telefoni cellulari, computer o attrezzi sportivi». Tra i casi più celebri, quello di Elton John: 60 milioni di euro spesi in 20 mesi, di cui circa 500 mila in fiori.

LE CURE - Negli Stati Uniti la shopping-dipendenza viene trattata in via sperimentale con il Ciramil, un anti-depressivo simile al Prozac. Secondo Koran, che a Stanford sta dirigendo uno studio sul farmaco, la pillola sembra avere effetti soddisfacenti, anche se non tutti sono d'accordo. «Ormai c'è una compressa per tutto, ma l'obiettivo deve essere arrivare alle cause del problema e risolverle», sostiene Robert Lefever, direttore del Promis Recovery Centre, un centro per lo studio e la cura delle dipendenze, come alcol, sostanze tossiche o shopping. «Non si elimina l'anoressia obbligando il malato a mangiare - dice -. È difficile che il maniaco dello shopping possa liberarsi della sua schiavitù permanentemente con un farmaco».

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