La società dell'immagine

Pubblicato da Tarlo il 22 Gennaio 2006
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Siamo arrivati al punto che non conta più saper recitare, ballare o cantare, basta partecipare ad un reality e si diventa Vip.

Siamo arrivati al punto che non contano più i sacrifici per far quadrare i bilanci familiari, i figli devono vestire firmato e poco importa se l'anno seguente bisogna cambiargli il guardaroba perché crescono.

Siamo arrivati al punto che le mamme per accompagnare i figli a scuola e percorrere poche centinaia di metri guidano dei mostri di meccanica da 5 km al litro, e non si vergognano poi di chiedere al Comune i testi gratuiti per i figli.

L'importante è apparire.

Siamo arrivati al punto che i dirigenti delle cooperative prendono in un anno lo stipendio che un operaio non guadagnerà mai in tutta la sua vita, ignorando la storia di quei braccianti che alla fine degli anni '40 lasciavano un decimo di salario per fondare quelle stesse istituzioni.

Questa non è demagogia, in Italia ci stiamo comportando così: cosa importa se i genitori devono fare la fila per trovare un posto all'asilo per il figlio, cosa importa se aumenta la droga che circola nelle città, cosa importa se non riusciamo a sanare la situazione dell'inquinamento, ciò che conta è ostentare la propria immagine.

Mostriamo un'opulenza che non ha sostanza.

L'importante è apparire.

Siamo il popolo che stipula mutui per ogni cosa, anche per le ferie, perché non è bello invitare gli amici a cena e dire che non siamo andati a Ibiza perché eravamo in rosso in banca.

Siamo quelli che ignoriamo il prossimo e ci laviamo la coscienza con una donazione a Telethon.

Siamo quelli che zittiamo i figli perché al telegiornale stanno parlando di Al Bano e della Lecciso.

Siamo quelli che sentendo parlare di spiritualità ci voltiamo dall'altra parte perché non è trendy occuparsi del proprio io.

Continuiamo a farci del male, però facciamolo con il vestito griffato.

Il Tarlo

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