Da clericale ad anticlericale, una sottile linea di confine

Pubblicato da Redazione il 1 Maggio 2005
Rubrica:

Da: Stupidario Parlamentare

3 Marzo 2005, a cura di Donatella Poretti

Sta a vedere che alla fine proprio questo Parlamento, quello che accoglie il Papa con ovazioni da stadio, e non come un qualsiasi altro gradito ospite e capo di Stato, pur se Vaticano, riesce a farti una legge contro la religione! Questo Parlamento delle fecondazioni in vitro negate, perché dissacranti rispetto alla sacralità della procreazione naturale e perciò rispettosa del mistero divino, sarà ricordato come anticlericale?

Il paradosso è iniziato nel 2001, anno da ricordarsi sia per l'inizio della XIV legislatura, che per quell'11 settembre di New York. E proprio da quest'ultimo evento parte la storia che vogliamo raccontare, quella che inizia con il vietare i kamikaze per legge e finisce per andare a reintrodurre il reato di plagio, chiamandolo più modernamente "manipolazione mentale".

La storia parte dal Senato e in particolare dal senatore Meduri (An) che impressionato dagli aerei schiantati contro le due torri, nel giro di un mese trova la soluzione con il ddl 800 "Norme per contrastare la manipolazione psicologica", e nella condanna al carcere "per chiunque, mediante violenza, minacce, suggestioni o con qualunque altro mezzo, condizionando e coartando la formazione dell'altrui volontà, pone taluno in uno stato di soggezione tale da escludere o limitare la libertà di agire, la capacità di autodeterminazione e quella di sottrarsi alle imposizioni altrui".

Passa un anno esatto e la senatrice Alberti Casellati (Forza Italia) raffina la proposta iniziale e presenta il ddl 1777 "Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale".

L'abolizione del reato di plagio grazie ad una sentenza del 1981 della Corte Costituzionale sembrava un argomento tabù, ma la Commissione Giustizia, prima, e Affari Costituzionali, dopo, non l'hanno pensata alla stessa maniera. Certo è stato abolito il termine plagio, ma il senso è esattamente lo stesso, visto che si tratta di condannare qualcuno perché ha condizionato il comportamento di un'altro. Il tutto senza tenere presente che questo è legittimo quando si tratta di "proselitismo religioso, politico o sindacale", come sentenziava la Consulta.

A questo punto si è risvegliato l'altro ramo del Parlamento e alla Camera il senatore Serena (gruppo Misto) nel novembre 2004 ha presentato la pdl "Disposizioni in materia di contrasto della manipolazione mentale", che dopo tanti giri di parole intorno alla sentenza della Corte Costituzionale dice che abolito il plagio, restava il reato: chi "pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o limitare gravemente la capacità di autodeterminazione è punito con la reclusione da cinque a dieci anni".

Un mese dopo si aggiunge l'on. Perrotta (Forza Italia) e propone di introdurre il "613-bis del codice penale, concernete il reato di manipolazione mentale", e esordisce nella relazione: "Il plagio, o manipolazione mentale, è un reato gravissimo perpetrato nei confronti di una persona, fino a causarne la destrutturazione della personalità e la destabilizzazione mentale". Di buono c'è solo il parlar chiaro e mettere la parola fine intorno al balletto ipocrita di chi a parole fingeva di non voler reintrodurre il reato di plagio, mentre nella pratica era esattamente quello che stava facendo. La parola ora è alla Commissione Giustizia che dallo scorso 22 gennaio ha queste due proposte, che vogliono combattere le sette e i "culti distruttivi".

Non riusciamo davvero a credere, ma sempre pronti e disponibili ad essere plagiati, ops, manipolati mentalmente, che un giudice con lo spirito del "mangiaprete" non riesca a ravvedere nelle istituzioni monastiche dei luoghi in cui le personalità vengono destrutturate, in cui le persone vengano manipolate mentalmente. Se si pensa che farsi prete, frate o suora equivale a limitare tutta quella parte fisica e sessuale dell'uomo o della donna che prende i voti, si potrà facilmente dedurre che si torna esattamente al reato del plagio, cioè ad una persona in "totale soggezione" di un'altra, che sia il Papa o Dio, per il nostro giudice "mangiapreti" c'è davvero poca differenza.

La differenza si potrà replicare sta nella libertà di aderire ad una religione o ad uno stile di vita, nella libertà di scegliersi una guida spirituale, o un cattivo maestro. Ma questa libertà, nella legge, pare non essere prevista. Urgono emendamenti.

Nota: Un altro articolo interessante che segnaliamo sull'argomento è Lotta al plagio: cronaca di un reato annunciato.