Teheran vince un ultraconservatore: tutto procede secondo i piani

Pubblicato da Redazione il 29 Giugno 2005
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Da Clarissa.it

25 giugno 2005, di Simone Santini

La vittoria dell'ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad alle elezioni presidenziali iraniane non ha niente di stupefacente. È molto semplicemente l'ulteriore tassello che condurrà alla quadratura del cerchio intorno al bacino petrolifero del Mar Caspio. E, ovviamente, gli artefici della strategia sono gli Stati Uniti d'America (senza dimenticare il ruolo di Israele, fondamentale nel contesto mediorientale).

Dal settembre 2001 (per rimanere nell'ambito degli sviluppi più recenti), gli Usa hanno invaso prima l'Afghanistan e quindi l'Iraq, accerchiando e mettendo sotto pressione l'Iran. Poi hanno neutralizzato la Siria con pressioni diplomatiche e una strategia della tensione culminata nell'attentato contro l'ex presidente del Libano Rafik Hariri, che ha costretto il regime di Damasco a ritirare le proprie truppe e la propria influenza sul Paese dei Cedri.

L'instabilità irachena ha poi portato due vantaggi: da un lato consentire di stringere un'alleanza tattica con gli sciiti che consentisse una proiezione di intelligence nel cuore dell'Iran (contatti e infiltrazioni di gruppi di oppositori attraverso una frontiera incontrollabile e ridotta ad un colabrodo: la campagna elettorale iraniana è stata macchiata, per la prima volta nella storia del Paese, da una strategia terroristica dinamitarda. Decine i morti). D'altro lato, il prezzo del greggio in vertiginoso aumento ha alimentato alcuni potentati economici all'interno dello stesso Iran (oltre che i sauditi e i petrolieri texani amici di Bush): forse il prezzo da pagare affinché non facciano tanto rumore quando sarà il momento opportuno.

Ora l'elezione di Ahmadinejad, un rivoluzionario duro e puro oltre che un integralista. L'uomo giusto contro cui scagliare ipocriti strali da Washington, il nemico perfetto contro cui coagulare l'inquietudine dell'intero occidente, libertari e riformisti d'Europa compresi. Chi non potrà vedere con ammirazione e partecipazione i giovani universitari iraniani che scenderanno in piazza per manifestare il loro anelito negato di libertà e democrazia. Chi non proverà orrore nel constatare la brutale repressione del regime?

Manca solo da verificare una cosa: ci sarà una guerra, o un rivolgimento interno sostenuto dagli Stati Uniti (come il colpo di stato contro Mossadegh che portò al potere nel '53 lo Scià), o uno smembramento del paese su basi etniche, oppure un misto di tutte queste ipotesi?

Con sarcastico cinismo ci viene da dire: il film finora è stato spettacolare, speriamo che il finale sia all'altezza.

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