La guerra è pace

Pubblicato da Redazione il 19 Novembre 2005
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Un punto di vista sicuramente diverso dalle esternazioni "fanatico-orgogliose" di Oriana Fallaci, prontamente divulgate dai media di palazzo, mentre articoli come questo restano "relegati" nei piccoli rivoli dell'informazione non asservita. Un articolo lungimirante che vale la pena di leggere.

La guerra è pace

Il mondo non deve scegliere tra Talebani e governo degli USA. Tutta la bellezza del mondo - letteratura, musica, arte - è situata tra questi due poli fondamentalisti.

di Arundhati Roy

Pubblicato su Outlook India il 18 ottobre 2001

Mentre domenica 7 ottobre 2001 l'oscurità calava sull'Afghanistan, il governo USA, sostenuto dalla Coalizione Internazionale Contro il Terrore (il nuovo sottomesso surrogato delle Nazioni Unite), ha lanciato degli attacchi aerei contro l'Afghanistan. I canali TV hanno indugiato su immagini computerizzate di missili Cruise, bombardieri segreti, Tomahawk, missili anti-bunker e bombe ad alta frammentazione Mark 82. In tutto il mondo i bambini guardavano con occhi stralunati smettendo di strillare per avere nuovi video games.

All'ONU, ora ridotto a un acronimo inutile, non è nemmeno stato chiesto il mandato per gli attacchi aerei. (Come ebbe a dire una volta Madeleine Albright, "Gli USA agiscono multilateralmente quando possono, e unilateralmente quando devono."). La "prova" contro i terroristi è stata condivisa tra gli amici della "Coalizione". Dopo essersi consultati, hanno annunciato che non importava se la "prova" avrebbe retto o meno in un'aula giudiziaria. Quindi, in un attimo, secoli di giurisprudenza sono stati spensieratamente buttati via.

Nulla può scusare o giustificare un atto di terrorismo, sia che venga commesso da fondamentalisti religiosi, milizia privata, movimenti di resistenza popolare - oppure che sia mascherato da guerra di ritorsione da parte di un governo riconosciuto. Il bombardamento dell'Afghanistan non è una ritorsione per New York o Washington. È un altro atto di terrorismo contro i popoli della terra. Ogni persona uccisa deve essere sommata a, non controbilanciata con, l'orribile tributo di civili che morirono a New York e Washington.

Raramente i popoli vincono le guerre, raramente i governi le perdono. La gente viene uccisa. I governi mudano e si riorganizzano, come le teste dell'Idra. Prima usano le bandiere per atrofizzare le menti della gente e soffocarne il pensiero autentico, e dopo come sudari cerimoniali per avvolgere le salme straziate dei volontari morti. Da entrambe le parti, in Afghanistan come in America, i civili ora sono ostaggi delle azioni dei loro propri governi. Le persone normali in entrambi i paesi condividono inconsapevolmente un vincolo comune - devono vivere con il fenomeno del terrore cieco ed imprevedibile. Ogni lotto di bombe sganciato sull'Afghanistan viene pareggiato in America da una corrispondente intensificazione di isteria collettiva avente come oggetto l'antrace, altri dirottamenti aerei e altre azioni terroristiche.

Non c'è un modo semplice per uscire dall'intricata spirale di terrore e brutalità che fronteggia il mondo odierno. Adesso per la razza umana è tempo di stare tranquilla, cercare nelle fonti della saggezza collettiva, sia antiche che moderne. Quello che è successo l'11 settembre ha cambiato il mondo per sempre. Libertà, progresso, ricchezza, tecnologia, guerra - queste parole hanno assunto un nuovo significato. I governi devono riconoscere questa trasformazione, e devono avvicinarsi ai loro nuovi compiti con un briciolo di onestà e umanità. Sfortunatamente, finora, non ci sono evidenze di alcuna introspezione da parte dei leader della Coalizione Internazionale. O dei Talebani.

Quando ha annunciato gli attacchi aerei, il Presidente George Bush ha detto, "Noi siamo una nazione pacifica". L'ambasciatore preferito dall'America, Tony Blair (che occupa anche il dicastero di Primo Ministro del Regno Unito), gli ha fatto eco: "Noi siamo un popolo pacifico".

Quindi adesso lo sappiamo. I maiali sono cavalli. Le ragazzine sono maschietti. La guerra è pace.

Parlando al quartier generale dell'FBI alcuni giorni dopo, il Presidente Bush ha detto: "Questa è la nostra vocazione. Questa è la vocazione degli Stati Uniti d'America. La nazione più libera del mondo. Una nazione costruita su valori fondamentali che rifiutano l'odio, rifiutano la violenza, rifiutano gli assassini e rifiutano il male. Noi non ci stancheremo."

Di seguito c'è un elenco di nazioni con le quali l'America è stata in guerra - e ha bombardato - dalla Seconda Guerra Mondiale: Cina (1945-46, 1950-53); Corea (1950-53); Guatemala (1954, 1967-69); Indonesia (1958); Cuba (1959-60); il Congo Belga (1964); Peru (1965); Laos (1964-73); Vietnam (1961-73); Cambogia (1969-70); Grenada (1983); Libia (1986); El Salvador (anni '80); Nicaragua (anni '80); Panama (1989), Iraq (1991-99), Bosnia (1995), Sudan (1998); Yugoslavia (1999). E ora Afghanistan.

Certamente non si stanca - lei, la nazione Più Libera del mondo. Quali libertà patrocina? All'interno dei propri confini le libertà di parola, religione, pensiero, di espressione artistica, usanze alimentari, preferenze sessuali (beh, fino a un certo punto) e molte altre cose esemplari e meravigliose. Fuori dai suoi confini, la libertà di dominare, umiliare e soggiogare - generalmente al servizio della vera religione americana, il "mercato libero". Per cui quando il governo degli USA denomina una guerra "Operazione Giustizia Infinita", oppure "Operazione Libertà Permanente", noi nel Terzo Mondo sentiamo più che un tremito di paura. Poiché sappiamo che Giustizia infinita a favore di qualcuno significa Giustizia Infinita a favore di altri. Mentre Libertà Permanente a favore di qualcuno significa Soggiogamento Permanente a favore di altri.

La Coalizione Internazionale Contro il Terrore è in gran parte una congiura dei paesi più ricchi del mondo. Fabbricano e vendono tra di loro quasi tutte le armi del mondo, possiedono la più grande riserva di armi di distruzione di massa - chimica, biologica e nucleare. Hanno combattuto la maggior parte delle guerre, devono rispondere della maggior parte dei genocidi, sottomissioni, pulizie etniche e violazioni dei diritti umani della storia moderna, e hanno patrocinato, armato e finanziato innumerevoli dittatori e despoti. Tra di loro, hanno adorato, quasi deificato, il culto della violenza e della guerra. I Talebani, con tutte le loro raccapriccianti colpe, non sono nella stessa lega solo per un soffio.

I Talebani sono stati formati nel fatiscente crogiuolo di macerie, eroina e mine terrestri sulla scia della Guerra Fredda. I loro leader più anziani hanno una quantina di anni. Molti di loro sono sfigurati e andicappati, mancanti di un occhio, un braccio o una gamba. Sono cresciuti in una società deturpata e devastata dalla guerra. Nell'arco di 20 anni, Unione Sovietica e America hanno versato in Afghanistan circa 45 miliardi di dollari in armi e munizioni. Gli armamenti più recenti sono stati il solo frammento di modernità introdotto in una società completamente medievale. I giovani ragazzi - molti dei quali orfani - cresciuti in quei tempi, avevano pistole come giocattoli, non hanno mai conosciuto la sicurezza e il conforto di una vita famigliare, non hanno mai sperimentato la compagnia di una donna. Ora, diventati adulti e padroni, i Talebani picchiano, lapidano, violentano e brutalizzano le donne; sembra che non sappiano cos'altro fare con loro. Anni di guerra li hanno privati di gentilezza, rendendoli insensibili alla mitezza e alla compassione umana. Danzano al ritmo delle bombe che piovono attorno a loro. Adesso hanno rivolto la loro mostruosità contro il loro proprio popolo.

Con tutto il dovuto rispetto per il Presidente Bush, i popoli della terra non devono scegliere tra Talebani e governo degli USA. Tutta la bellezza della civiltà umana - la nostra arte, la nostra musica, la nostra letteratura - sono al di la di questi due poli ideologici fondamentalisti. La probabilità che i popoli della terra possano diventare tutti dei consumatori della classe media è tanto piccola quanto la probabilità che tutti quanti abbraccino una particolare religione. La discussione non è tra Bene e Male o tra Islam e Cristianesimo così come non riguarda la pace. Si tratta di come conciliare le diversità, come contenere gli impulsi verso l'egemonia - qualsiasi tipo di egemonia, economica, militare, linguistica, religiosa e culturale. Qualsiasi ecologo ti dirà quanto una monocoltura sia pericolosa e fragile. Un mondo egemonico è come avere un governo senza una sana opposizione. Diventa una specie di dittatura. È come mettere una borsa di plastica sul mondo e impedirgli di respirare. Alla fine, verrà lacerata.

Un milione e mezzo di afghani hanno perso la vita nei 20 anni di conflitto che hanno preceduto questa nuova guerra. L'Afghanistan fu ridotto in macerie, e ora le macerie vengono triturate in una polvere più fine. Entro il secondo giorno di attacchi aerei, i piloti USA tornavano alla base senza aver sganciato il carico di bombe loro assegnato. Come un pilota ha avuto modo di dire, l'Afghanistan "non è un ambiente ricco di obiettivi". Durante una conferenza stampa al Pentagono è stato chiesto a Donald Rumsfeld, segretario della difesa USA, se l'America avesse esaurito i bersagli.

"Per prima cosa ricolpiremo gli obiettivi," disse, "e seconda cosa, non stiamo esaurendo gli obiettivi, l'Afghanistan lo è..." Ciò è stato salutato da scoppi di risate nella Sala Conferenze.

Entro il terzo giorno di attacchi, il dipartimento della difesa USA si è vantato di aver "raggiunto la supremazia aerea sull'Afghanistan". (Intendeva dire che erano stati distrutti tutti e due, o forse tutti e 16, gli aereoplani afghani?)

Sul suolo afghano, l'Alleanza del Nord - vecchia nemica dei Talebani, e perciò nuova amica della Coalizione Internazionale - sta facendo progressi nel suo sforzo per catturare Kabul. (Per la cronaca, si precisa che l'Alleanza del Nord ha un passato non molto diverso da quello dei Talebani. Ma per ora, poiché ciò è sconveniente, questo piccolo dettaglio viene tenuto nascosto.) Il leader manifesto, moderato e "accettabile" dell'Alleanza, Ahmed Shah Masood, è stato ucciso da una bomba in un attacco suicida all'inizio di settembre. Il resto dell'Alleanza del Nord è una fragile confederazione di brutali signori della guerra, ex comunisti e rigidi ecclesiasti. È un gruppo disparato diviso secondo le etnie, alcune delle quali in passato ha assaporato il potere in Afghanistan.

Prima degli attacchi aerei USA, l'Alleanza del Nord controllava circa il 5 percento dell'area geografica dell'Afghanistan. Adesso, con l'aiuto e la "copertura aerea" della Coalizione, è pronta a rovesciare i Talebani. Nel frattempo i soldati Talebani, intuendo l'imminente sconfitta, hanno iniziato a disertare in favore dell'Alleanza. Le forze combattenti, quindi, sono indaffarate a cambiare bandiera e a cambiare uniforme. Ma in un'impresa cinica come questa, sembra quasi non avere importanza. L'amore è odio, il nord è sud, la pace è guerra.

In seno alle autorità globali, si parla di "insediare un governo rappresentativo". Oppure, in alternativa, di "restaurare il precedente re del Regno Afghano, Zahir Shah di 89 anni, che ha vissuto in esilio a Roma fin dal 1973. Questo è il modo in cui vanno le cose - si sostiene Saddam Hussein, poi lo si "distrugge"; si finanziano i mujahideen, quindi li si bombardano fino a ridurli in briciole; si insedia Zahir Shah e si vede se sarà un bravo ragazzo. (È possibile "insediare" un governo rappresentativo? Puoi ordinare la Democrazia - con aggiunta di formaggio e peperoncino rosso?)

Cominciano ad arrivare alla spicciolata notizie di vittime civili, di città che si stanno svuotando mentre i civili afghani affollano le frontiere che sono state chiuse. Le arterie stradali principali sono state fatte saltare in aria o chiuse al traffico. Coloro che hanno esperienza di lavoro in Afghanistan dicono che per l'inizio di Novembre i convogli alimentari non saranno in grado di raggiungere i milioni di afghani (7,5 milioni secondo l'ONU) che corrono seriamente il rischio di morire di fame durante il corso dell'inverno. Dicono che nei giorni che restano prima che arrivi l'inverno ci sarà una guerra, oppure in alternativa un tentativo di far arrivare il cibo agli affamati. Non entrambe le cose.

Come atto di sostegno umanitario, il governo degli USA ha paracadutato in Afghanistan 37.000 pacchetti contenenti razioni di emergenza. Dice di pianificare un lancio per un totale di 5.000.000 di pacchetti. Tuttavia, ciò ammonta solo a un singolo pasto per mezzo milione di persone tra i diversi milioni che hanno un terribile bisogno di cibo. Gli operatori dei soccorsi l'hanno condannato come un utilizzo delle pubbliche relazioni cinico e pericoloso. Dicono che paracadutare razioni di cibo è peggio di inutile. Innanzitutto perché il cibo non arriva mai a quelli che ne hanno davvero bisogno. E ancora più grave, quelli che corrono fuori per ricuperare i pacchetti rischiano di esplodere sulle mine terrestri. Una tragica corsa dell'elemosina.

Nonostante ciò, i pacchetti di cibo hanno avuto un servizio fotografico tutto per loro. Il loro contenuto è stato elencato nei maggiori quotidiani. Era vegetariano, ci è stato detto, secondo la Legge sulla Dieta Musulmana(!) Ciascun pacchetto giallo, decorato con la bandiera americana, conteneva: riso, burro di arachidi, insalata di fagioli, confettura di fragole, crackers, uva passa, pane non salato, una barretta di confettura di mela, condimento, cerini, una serie di posate di plastica, un tovagliolo e le istruzioni d'uso illustrate.

Dopo tre anni di siccità ininterrotta, un pasto paracadutato da un aereo a Jalalabad! Il livello di inettitudine culturale, il fallimento nel capire cosa significano veramente mesi di fame implacabile e opprimente povertà, i tentativi da parte del governo USA di usare anche questa miseria degradante per promuovere la propria immagine, supera qualsiasi descrizione.

Capovolgi per un momento lo scenario. Immagina se fosse stato il governo dei Talebani a bombardare New York City, dicendo al contempo che il suo vero obiettivo era il governo degli USA e la sua politica. E supponi che i Talebani, durante le pause tra un bombardamento e l'altro, paracadutassero alcune migliaia di pacchetti contenenti pane lievitato e cubetti di carne marinata racchiusi in una bandiera afghana. La brava gente di New York proverebbe mai in cuor suo a perdonare il governo afghano? Anche se fosse affamata, anche se avesse bisogno di cibo, anche se lo avesse mangiato, come potrebbero mai perdonare l'insulto, il disprezzo? Rudy Giuliani, sindaco di New York, ha restituito un dono da parte di un principe Saudita del valore di 10 milioni di dollari perché accompagnato da un amichevole consiglio sulla politica americana in Medio Oriente. L'orgoglio è un lusso riservato solo ai ricchi?

Lungi dal reprimerlo, accendere questa specie di rabbia è ciò che crea il terrorismo. L'odio e la punizione non tornano indietro una volta che li hai tirati fuori. Poiché per ogni "terrorista" o per ogni suo "sostenitore" ucciso, vengono uccise anche centinaia di persone innocenti. E per ogni centinaia di persone innocenti uccise, esiste una buona probabilità che vengano creati parecchi futuri terroristi.

Dove ci porterà tutto questo?

Mettendo da parte per un momento la retorica, considera il fatto che il mondo non ha ancora trovato una definizione accettabile di cosa sia il "terrorismo". Per una nazione è terrorista colui che, molto spesso, un'altra nazione considera un combattente per la libertà. Al cuore della questione c'è l'ambivalenza profondamente radicata verso la violenza. Una volta che la violenza viene accettata come un legittimo strumento politico, allora la moralità e l'accettabilità politica dei terroristi (rivoltosi o combattenti per la libertà) diventa controversa, un terreno accidentato. Lo stesso governo degli USA ha finanziato, armato e protetto molti ribelli e rivoltosi in giro per il mondo. La CIA e l'ISI pakistano hanno addestrato e armato i mujahideen che, negli anni '80, erano considerati terroristi dal governo dell'Afghanistan occupato dai sovietici. E il Presidente Reagan posò con loro per un ritratto di gruppo e li definì l'equivalente morale dei padri fondatori dell'America. Oggi il Pakistan - alleato dell'America in questa nuova guerra - finanzia i rivoltosi che attraversano il confine del Kashmir in India. Il Pakistan li loda come "combattenti per la libertà", l'India li chiama "terroristi". L'India, da parte sua, denuncia i paesi che finanziano e incoraggiano il terrorismo, ma l'esercito indiano, in passato, ha addestrato i ribelli separatisti Tamil che chiedevano una loro patria in Sri Lanka - il LTTE, responsabile di innumerevoli azioni di terrorismo sanguinario. (Proprio come la CIA ha abbandonato i mujahideen dopo che hanno servito al suo scopo, l'India ha girato bruscamente la schiena alla LTTE per una serie di motivi politici. Fu un bombarolo suicida arrabbiato della LTTE ad assassinare il primo ministro Rajiv Gandhi nel 1991.)

È importante che governi e politici comprendano che manipolando questi vasti e violenti sentimenti umani per i loro piccoli scopi possono produrre dei risultati istantanei, ma alla fine e inesorabilmente ottengono conseguenze disastrose. Accendere e sfruttare i sentimenti religiosi come espediente politico è l'eredità più pericolosa che governi e politici possono lasciare a qualsiasi popolo - incluso il loro. La gente che vive in società devastate dal fanatismo religioso, o comunardo, sa che ogni testo religioso - dalla Bibbia alla Bhagwad Gita - può essere estrapolato e frainteso per giustificare qualsiasi cosa, dalla guerra nucleare al genocidio alla globalizzazione corporativa.

Con ciò non si sostiene che i terroristi che hanno commesso l'attentato dell'11 settembre non debbano essere scovati e non gli si debba presentare il conto. Deve essere fatto. Ma è la guerra il miglior modo per rintracciarli? Bruciando il pagliaio troverai l'ago? Oppure aumenterà la rabbia e renderà la terra un inferno vivente per tutti noi?

In fin dei conti, quante persone puoi spiare, quanti conti bancari puoi congelare, quante conversazioni puoi origliare, quante e-mail puoi intercettare, quante lettere puoi aprire, quanti telefoni puoi intercettare? Già prima dell'11 settembre la CIA aveva accumulato più informazioni di quante sia umanamente possibile vagliare. (A volte troppi dati possono effettivamente ostacolare l'intelligence - non meraviglia che i satelliti spia USA abbiano fallito completamente nel notare i preparativi che precedettero i test nucleari indiani nel 1998.)

La repentina escalation della sorveglianza diventerà un incubo logistico, etico e dei diritti umani. Farà impazzire completamente chiunque. E la libertà - quella cosa tanto preziosa - sarà la prima vittima. È già ferita e sta sanguinando pericolosamente.

I governi di tutto il mondo stanno usando cinicamente la paranoia predominante per promuovere i loro propri interessi. Ogni tipo di forza politica imprevedibile sta per essere sguinzagliata. In India, per esempio, i membri dell'All India People's Resistance Forum, che stavano distribuendo opuscoli contro la guerra e contro gli USA in Delhi, sono stati imprigionati. Anche lo stampatore dei volantini è stato arrestato. Il governo di centrodestra (mentre protegge i gruppi estremisti Hindu come i Vishwa Hindu Parishad e i Bajrang Dal) ha bandito il Movimento degli Studenti Islamici Indiani e sta cercando di riesumare una legge antiterrorismo che fu revocata dopo che la Commissione sui Diritti Umani riferì che era stata più abusata che usata. Milioni di cittadini indiani sono musulmani. Cosa ci si guadagna alienandoli?

Ogni ulteriore giorno di guerra scatena nel mondo emozioni violente. L'accesso della stampa internazionale indipendente alle zone di guerra è limitato o nullo. In ogni caso i media tradizionali, specialmente negli USA, si sono più o meno spanciati facendosi solleticare lo stomaco da comunicati stampa redatti dai militari o dai funzionari governativi. Le stazioni radio afghane sono state distrutte dal bombardamento. I Talebani sono sempre stati profondamente sospettosi verso la stampa. Nella guerra di propaganda, non esiste una stima accurata di quante persone sono state uccise, o di quanta distruzione ha avuto luogo. In assenza di informazioni affidabili, si diffondono dicerie incontrollate.

Poggia il tuo orecchio sul suolo di questa parte del mondo, e potrai sentire lo strimpellio, il mortale tambureggiare della rabbia nascente. Per favore. Per favore, fermate la guerra adesso. Sono morte persone a sufficienza. I missili intelligenti non sono abbastanza intelligenti. Stanno facendo esplodere interi depositi di furia soppressa.

Recentemente il Presidente George Bush si è vantato: "Quando io entro in azione, non sparo un missile di 2 milioni di dollari su una tenda vuota di 10 dollari per colpire un cammello nel sedere. Deve essere decisivo." Il Presidente Bush dovrebbe sapere che non ci sono obiettivi in Afghanistan che valgono il costo dei suoi missili. Forse, al solo scopo di far quadrare i suoi conti, dovrebbe sviluppare qualche missile più a buon mercato da usare sugli obiettivi di minor conto e sulle vite di poco valore dei paesi poveri del mondo. Tuttavia questo non avrebbe un senso affaristico per i fabbricanti di armi della Coalizione. Ad esempio, non avrebbe senso affatto per il Gruppo Carlyle - descritto dall'Industry Standard come "la società privata con capitale proprio più grande del mondo", con 12 miliardi di dollari da gestire. La Carlyle investe nel settore difesa e fa soldi con i conflitti militari e le spese per gli armamenti.

La Carlyle è diretta da uomini dalle credenziali impeccabili. Il suo presidente e amministratore delegato è il precedente Segretario alla Difesa americano Frank Carlucci (è stato compagno di stanza di Donald Rumsfeld). Gli altri soci della Carlyle includono il precedente Segretario di Stato americano A. Baker III, George Soros, Fred Malek (direttore della campagna di George Bush senior). Un giornale americano - il Baltimore Chronicle and Sentinel - afferma che secondo alcune voci, il precedente Presidente George Bush senior sta cercando investimenti nei mercati asiatici per conto del Gruppo Carlyle. Da quel che si dice riceve somme di danaro considerevoli per fare "dimostrazioni" ai potenziali governi-clienti.

Olà, ehm. Come recita l'adagio trito e ritrito, è tutto in famiglia.

Poi c'è l'altro ramo affaristico tradizionale di famiglia: il petrolio. Rammenta, il Presidente George Bush (junior) e il vice-Presidente Dick Cheney hanno fatto entrambi la loro fortuna nell'industria petrolifera americana.

Il Turkmenistan, che confina a nord-ovest con l'Afghanistan, possiede il terzo giacimento di gas più grande del mondo e riserve di petrolio stimate in sei miliardi di barili. Sufficienti, dicono gli esperti, per soddisfare i bisogni energetici americani per i prossimi 30 anni (o le richieste energetiche di un paese in via di sviluppo per un paio di secoli). L'America ha sempre considerato il petrolio come una ricompensa per la sicurezza, e l'ha protetto con ogni mezzo che ha ritenuto necessario. Pochi di noi dubitano che la sua presenza nel Golfo ha poco a che fare con la sua preoccupazione per i diritti umani mentre ha quasi interamente a che fare con il suo interesse strategico nel petrolio.

Il petrolio e il gas provenienti dalla regione del Caspio attualmente si muovono in direzione nord verso i mercati europei. Geograficamente e politicamente, l'Iran e la Russia sono gli ostacoli maggiori per gli interessi americani. Nel 1998, Dick Cheney - allora direttore esecutivo di Halliburton, uno dei maggiori protagonisti dell'industria petrolifera - disse: "Non riesco a pensare a un periodo in cui abbiamo avuto una regione emergere così improvvisamente da diventare tanto significante strategicamente quanto la regione del Caspio. È quasi come se le opportunità si fossero presentate da un giorno all'altro." Abbastanza vero.

Sono alcuni anni ormai che un gigante petrolifero americano chiamato Unocal sta negoziando con i Talebani il permesso per costruire un oleodotto dall'Afghanistan al Pakistan fino al mar Arabico. Da qui, l'Unocal spera di accedere ai lucrativi "mercati emergenti" del sud e sud-est asiatico. Nel dicembre 1997 una delegazione di mullah Talebani andò in America e incontrò perfino i funzionari del Dipartimento di Stato americano e i dirigenti della Unocal a Houston. A quel tempo la propensione dei Talebani per le esecuzioni pubbliche e i loro trattamenti delle donne afghane non erano considerati crimini contro l'umanità come lo sono oggi. Nei sei mesi successivi la pressione di centinaia di gruppi di femministe americane oltraggiate riuscì ad avere il suo peso sull'amministrazione Clinton. Fortunatamente fecero naufragare l'affare. Ed ecco ora presentarsi la grande occasione per l'industria petrolifera americana.

In America, l'industria bellica, l'industria petrolifera, i maggiori network mediatici e, in verità, la politica estera USA, sono tutti controllati dallo stesso cartello commerciale. Perciò sarebbe sciocco aspettarsi che il presente discorso di affari fatti con armi, petrolio e difesa trovi spazio nei media. Ad ogni modo, le vacuità sullo "Scontro di Civiltà" e il discorso del "Bene contro il Male" trovano sicuramente dimora in gente sconvolta e confusa il cui orgoglio è appena stato ferito, i cui cari sono stati uccisi tragicamente, la cui rabbia è recente e acuta. Vengono centellinate cinicamente dai portavoce del governo come una dose giornaliera di vitamine o antidepressivi. Una medicazione costante assicura che il continente America continui a essere l'enigma che è sempre stato - un popolo curiosamente pieno di pregiudizi, amministrato da un governo patologicamente promiscuo e intrigante.

E per quanto riguarda il resto di noi, destinatari intontiti di questo attacco che sappiamo essere propaganda pretestuosa? Noi, fruitori giornalieri di bugie e brutalità imbrattate di burro di arachidi e marmellata di fragole che vengono paracadutate nelle nostre menti proprio come quei pacchetti di cibo gialli. Dobbiamo distogliere lo sguardo e mangiare perché abbiamo fame, oppure dobbiamo guardare impassibili il triste teatro apertosi in Afghanistan finché vomiteremo tutti quanti e diremo, all'unisono, che ne abbiamo avuto abbastanza?

Mentre il primo anno del nuovo millennio si affretta a concludersi, ci si chiede - abbiamo perso il nostro diritto di sognare? Saremo mai più capaci di immaginare ancora la bellezza? Sarà ancora possibile guardare il lento, stupito battere di palpebre di un geco appena nato nel sole, oppure bisbigliare in risposta alla marmotta che ha appena bisbigliato nel tuo orecchio - senza pensare al World Trade Center e all'Afghanistan?

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