Aspettando la guerra...

Pubblicato da Redazione il 10 Marzo 2003
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Aspettando la guerra che, si dice, è imminente nonché inevitabile, potremmo ingannare il tempo che ci separa dal grande evento con alcune riflessioni. I due articoli che seguono, di Massimo Fini, forniscono alcuni spunti interessanti.

In un altro articolo, Solo la nostra guerra è "giusta" dell'11 dicembre 2001, Fini scriveva che:

«Fino a pochissimo tempo fa per gli occidentali la guerra, cioè il conflitto armato fra due popoli per risolvere un conflitto che non è stato possibile comporre altrimenti, era il tabù dei tabù, era considerata blasfema, oscena, pornografica, era stata proibita e scomunicata. [...] Come eravamo puri, come eravamo casti, come eravamo pii, com'era delicata la nostra coscienza e pieno di buone intenzioni il nostro cuore, ci eravamo addirittura inventati i «diritti umanitari», sovvertendo tutte le regole del diritto internazionale, per poter intervenire di qua e di là bombardando, in nome della pace s'intende, questo o quello. Ma è bastato che per una volta fossimo noi a essere colpiti, come è accaduto l'11 settembre a New York, che la guerra ha cessato immediatamente di essere blasfema, oscena, pornografica per ridiventare un diritto, una legittima difesa dei popoli e delle Nazioni, e perché i nostri giornali e le nostre piazze trasudino di quella retorica patriottica e di quel nazionalismo la cui liceità avevamo negato agli altri, per esempio ai serbi di Jugoslavia. Ergo: la guerra è necessaria, indispensabile, legittima solo quando la facciamo noi, per i nostri interessi, per la nostra difesa o per i nostri ideali, ...»

Ulteriori spunti di riflessione possono essere trovati nell'articolo L'umana violenza divina. E che le prossime notti ci portino davvero consiglio!


L'incredibile tempestività di Bin Laden

Da: Il Resto del Carlino
15 febbraio 2003, di Massimo Fini

Se gli americani vogliono fare la guerra la facciano. Sono i padroni del mondo, possono fare tutto ciò che vogliono. Tranne offendere la nostra intelligenza. Se il messaggio di Bin Laden è autentico non dimostra i legami fra Iraq e Al Quaeda, ma del califfo saudita con gli americani. Dopo l'11 settembre Osama è apparso tutte le volte che occorreva, per convincere le opinioni pubbliche occidentali che era davvero in atto una "guerra santa" fra l'intero Islam e noi. Adesso, con un tempismo "a orologeria", è rientrato in scena per fornire a George W. Bush quella "pistola fumante" di cui ha disperatamente bisogno per dare una parvenza di legittimità alla guerra all'Iraq, dopo che in mesi di ricerche gli ispettori non sono riusciti a cavare un ragno dal buco e il rapporto di Colin Powell, un dossier davvero maldestro dove una decina di pagine erano state addirittura copiate di sana pianta, errori grammaticali compresi, da una tesi di laurea anteriore al 1990, si era risolto in un autogol.

E infatti dopo il messaggio audio di Bin Laden il segretario di Stato americano si è affrettato a dichiarare: "Un nesso fra i terroristi e i regimi con armi di distruzione di massa non può più essere ignorato". Se anche Bin Laden non è un agente della Cia, il minimo che si possa dire è che è un nemico dell'Iraq e del suo popolo che di tutto aveva bisogno in questo momento tranne che del suo "abbraccio della morte".

Ma la cosa più probabile è che il messaggio sia un falso. Non sarebbe la prima volta che gli americani sono pescati a fabbricarne. Come quando, in un momento di stanca, dopo aver spianato Tora Bora, trasmisero un video di Osama come se fosse di quelle ore. Peccato che in quel video, a fianco di Osama, comparisse il suo secondo, un medico egiziano morto da un paio di mesi e di cui al Cairo erano comparsi i necrologi della famiglia. Come mai Colin Powell sapeva del messaggio e del suo contenuto prima che fosse trasmesso da Al Jazeera? Perché mai Osama, in un momento così cruciale in cui l'efficacia del suo messaggio dipende dalla sua credibilità, non si è presentato in video ma ha fatto sentire solo la sua voce, facilmente falsificabile? Gli stessi esperti americani sono stati costretti a definire quella voce come "attribuibile a Bin Laden". Ma questo non vuol dir nulla. Un buon imitatore potrebbe fabbricare voci attribuibili a chichessia.

Se gli americani vogliono fare la guerra la facciano. Ma non pretendano anche di menarci per il naso.


C'è voluto il capo della diplomazia Vaticana

Da: Il Resto del Carlino
28 febbraio 2003, di Massimo Fini

C'è voluto il capo della diplomazia Vaticana, Louis Tauran, perché nella confusione generale e nello strazio che si viene facendo del diritto internazionale, venissero messi alcuni puntini sulle i, non evangelici, non etici, ma giuridici che sono poi quelli che dovrebbero interessare gli Stati, e in particolare quelli occidentali, liberali, che si definiscono Stati di diritto e non etici. Ha scandito Tauran: «Nessuna regola del diritto internazionale autorizza uno o più Stati a ricorrere unilateralmente all'uso della forza per cambiare un regime o la forma di governo di un altro Stato». Tauran si riferiva alle recenti affermazioni di Bush il quale fra le ragioni che rendono legittimo l'attacco all'Iraq ha messo quella morale di «abbattere una dittatura per sostituirla con una democrazia esemplare» e ha ammonito che Saddam è solo il primo, poi toccherà agli altri dittatori.

È la prima volta, nella pur lunga vicenda umana, che una guerra viene motivata non con ragioni di difesa, di sicurezza, di interessi, di conquista ma, come sottolineava il Vaticano, con la pretesa di cambiare la forma di governo di uno Stato sovrano. Anche nell'ultima guerra mondiale, che pur fu largamente ideologica, le democrazie attaccarono Germania e Italia per difendere la propria sicurezza e non per cambiare quei regimi la cui caduta non era lo scopo della guerra, ma la conseguenza della sconfitta. Tanto che in Spagna, che non era entrata in guerra, la dittatura di Franco rimase e le democrazie vi intrattennero normali relazioni diplomatiche. In questa pretesa inaudita, nel senso letterale di mai udita prima, di cambiare le forme di governo di Stati sovrani per omologarle alle nostre, con la forza, si tratti di Jugoslavia, di Afghanistan, di Iraq o di chissà chi altro, sta il nostro totalitarismo inconscio, tanto più pericoloso perché inconscio, che io ho chiamato «il vizio oscuro dell'Occidente».

Ma Tauran ha detto anche un'altra cosa che interessa in particolare noi italiani: «La legittima difesa presuppone l'esistenza di un'aggressione armata». È il rifiuto della neo-teoria della "guerra preventiva" che peraltro è esplicito nella nostra Costituzione quando all'articolo 2 afferma: «L'Italia ripudia la guerra [...] come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Il governo deve rispettare questa norma fondamentale, anche perché se si mette in una situazione di illegalità costituzionale darà forza e credito a Casarini e soci per legittimare le loro illegalità minori.

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