Dalla superstizione all'intolleranza

"Cogito ergo sum" diceva Cartesio. La libertà di pensare, di credere e di professare il proprio credo corrisponde alla libertà di essere Uomo, poiché è il pensiero che distingue l'Uomo dall'animale. Sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalle costituzioni più avanzate, è la libertà principale, che viene ancor prima della libertà fisica. Si può, infatti, incatenare un corpo, ma il pensiero rimarrà libero. Per "incatenare" il pensiero serve la tortura, sia quella fisica che quella causata da sostanze chimiche, come droghe o psicofarmaci; serve la menzogna ripetuta ad arte, come quelle messe in atto dai regimi e dalle ideologie totalitarie, quelle, per intenderci, che recitano qualcosa del tipo "non avrai altro dio, altro credo, altro governo, eccetera, all'infuori di me", alias tutti gli altri, tutto il resto è male.

Oggi, anno domini 2007, assistiamo al teatrino dei capi islamici che incitano alla lotta contro gli infedeli che la pensano diversamente; al regime birmano che ammazza i suoi monaci buddisti rei di protestare pacificamente contro il regime; al governo cinese impegnato a combattere i monaci tibetani, i cristiani e qualsiasi altra forma di "disallineamento ideologico". Negli USA non va meglio: chi critica l'operato dei Bush è un terrorista (sentenza già scritta, i tribunali sono stati aboliti, i diritti civili pure grazie al Patriot Act), oppure chi non è d'accordo con l'opulenza egoistica delle multinazionali è un "comunista sovversivo" amico dei terroristi. La lista potrebbe continuare all'infinito.

In ambito religioso, in Italia, assistiamo ad una singolare dicotomia: da una parte ci sono alcuni esponenti del mondo e del pensiero cattolico, con il Santo Padre in testa, che criticano, giustamente, i comportamenti dei regimi totalitari, come quello birmano e quello cinese, o che stigmatizzano le leggi liberticide come quella francese sulla manipolazione mentale, che rischia di vedere incriminati come "manipolatori" i frati e le suore dei conventi francesi. Dall'altra parte, invece, ci sono alcuni esponenti del mondo e del pensiero cattolico che tacciano di superstizione i nuovi movimenti religiosi, colpevoli di credere in dottrine diverse da quella cattolica ufficiale. Gli argomenti addotti sono molteplici, a seconda del target, ma il modus operandi è invariabilmente quello del discredito, della banalizzazione e della ridicolizzazione degli altri, dei diversi, dei possibili nemici.

Il Garzanti dice che la parola superstizione indica 1) l'atteggiamento irrazionale, dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce a cause occulte o a influenze soprannaturali avvenimenti, per lo più negativi, che possono essere spiegati con cause naturali e conoscibili; atto, gesto, pratica rituale cui si attribuisce il potere di scongiurare un evento negativo o di propiziarne uno positivo: la superstizione può essere fonte di gravi mali; la superstizione del malocchio, del gatto nero, dei numeri magici. Oppure 2) in religione, comportamento irrazionale di fronte al divino, al sacro; credenza o pratica rituale indipendente da una dottrina religiosa e per lo più di origine popolare.

Come non cogliere nella prima definizione il comportamento del clero e del popolo cristiano durante il Medio Evo, allorquando bastava additare qualcuno accusandolo di eresia o stregoneria per incenerirlo su un rogo? Come non cogliere nella seconda definizione il "capo di accusa" usato dai giudici clericali per condannare i non "allineati" alla dottrina dominante? Emblematico resta il caso di Galileo Galilei, inquisito e riconosciuto colpevole di «aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il Sole [...] non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo».

Ne "L'animale irrazionale", Oscar Mondadori Quark, l'etologo Danilo Mainardi scrive: «Mi pare infine interessante riportare testualmente la definizione di superstizione che si trova nel recente Dizionario di antropologia curato da Ugo Fabietti e Francesco Remotti: "Termine utilizzato per denotare pratiche, credenze e rituali che, a giudizio dell'osservatore, sono prive di qualsiasi fondamento empirico e religioso. Esso implica sempre un giudizio di tipo negativo, mirando a considerare falsi o illusori i presupposti su cui si fonda il tipo di pensiero così classificato. [...]". Insomma, se ne deduce che sono superstizioni solo le pratiche, le credenze e i rituali degli altri. E se vengono da lontano (dall'Oriente) ancora meglio. [...] Non posso però non ricordare cosa significò questa discriminante solo pochi secoli fa, quando "il giudizio dell'osservatore" poteva spedire chiunque sul rogo, esseri umani (le streghe) e animali (gatti e civette). Ha fatto davvero molto male, e ancora può farlo, la superstizione.»

E ancora, da Wikipedia: «Con il termine superstizione si indicano credenze di natura irrazionale che possono influire sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che le fanno proprie, in particolare la credenza che gli eventi futuri siano influenzati da particolari comportamenti senza che vi sia una relazione causale. Nel significato originario (Cicerone) indicava coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché li serbassero "superstiti" (cioè sani e salvi). Da qui il termine, come espressione di atteggiamento di pavido uso del soprannaturale con lo scopo di scamparla.»

Di nuovo, come non cogliere qui l'atteggiamento di coloro che pregando invocano la Madonna e i vari Santi affinché intercedano presso il Creatore per garantire loro favori di varia natura? Così come non cogliere nel dogma della verginità di Maria, sancita dal Concilio di Costantinopoli II nel 553 che decretò la virginitas ante partum, la virginitas in partum e la virginitas post partum, un che di irrazionale e, quindi, di superstizioso?

Abbiamo perciò delle dottrine religiose che fanno della superstizione una regola e un "atto di fede", poiché solo con la fede si possono accettare i dogmi che sfuggono alla ragione. Tuttavia, alcuni portavoce di queste stesse dottrine continuano ad imperversare sui media o in internet bollando come superstizioni le teorie e le credenze di natura diversa. Eppure la catechesi cristiana ammonisce che non si dovrebbe stigmatizzare la pagliuzza nell'occhio altrui mancando poi di vedere la trave nel proprio. Purtroppo, come si sa, spesso la teoria è una cosa e la pratica un'altra.

Un esempio eloquente di questo "predicare bene e razzolare male" ci viene fornito dal GRIS, Gruppo di Ricerca e Informazione Sette (successivamente "Sette" è stato sostituito da "Socio-Religiosa") che da oltre un ventennio stila elenchi di buoni e cattivi, ma soprattutto cattivi, richiedendo a gran voce la reintroduzione del reato di plagio o di manipolazione psicologica, lo stesso che la chiesa cattolica ha contestato in Francia.

Uno dei suoi "adepti", Stefano Maria Chiari, recentemente per screditare Hubbard, fondatore del nuovo movimento religioso di Scientology, ha detto che egli "ebbe più mogli". Se ne deduce che, secondo la visione ortodossa e pia del Chiari, chi ha avuto "più mogli" (vedi anche il cattolicissimo Pier Ferdinando Casini, novello sposo per la seconda volta) è un personaggio bizzarro e poco raccomandabile. Sempre per screditare Hubbard, ha aggiunto che "riuscì a tirar su un vero e proprio impero, fornito anche di apposita associazione paramilitare (Sea Organization), nonché della Guardian's Office o GO, una sorta di polizia e controspionaggio". Tornando al discorso della pagliuzza e della trave, Chiari "dimentica" che anche la chiesa cattolica ha dato vita per secoli ad un impero con tanto di esercito (altro che paramilitare), e che tuttora il Vaticano dispone del corpo delle Guardie Svizzere. Dimentica, ad esempio, l'ordine dei domenicani (detti anche domini canes, cioè cani di dio) che scorazzarono in lungo e in largo per l'Europa a seminare terrore, torturare, bruciare, annientando, tra l'altro, il popolo e la cultura dei Catari, il tutto per dimostrare, come direbbe Chiari, la validità e la bontà di un sistema religioso e/o filosofico come quello di santa romana chiesa, dando delle risposte argomentate (e che argomenti "ardenti", sic!) alle domande essenziali ed ineludibili per l'esistenza umana (la morte, la felicità) nonché ed in primis in ordine a quel che si ritiene di Dio e del suo vivere ed operare. Se, giunti a questo punto, vi sentite perplessi, sappiate che non siete i soli!

Il libro di Hubbard più venduto, citato anche da Chiari come "strepitoso successo", è Dianetics: The Modern Science of Mental Health (Dianetics: Scienza moderna della salute mentale, oggi modificato in Dianetics: la forza del pensiero sul corpo). Nel libro, facilmente reperibile in qualsiasi libreria, Hubbard dice che lo studio e la ricerca dianetica hanno avuto origine dal darwinismo, si rifanno, quindi, alla teoria dell'evoluzione (che di superstizioso ha ben poco), parla di "memoria cellulare", prendendo in prestito il termine "engram" coniato nel 1908 dal biologo tedesco Richard Semon, suggerendo che in futuro (il libro fu pubblicato nel 1950) la scienza avrebbe scoperto molto di più al riguardo, comprendendone anche i meccanismi, cosa che Hubbard umilmente ammise di non essere in grado di fare ma solo di ipotizzare. Basta fare una ricerca mirata su internet per vedere come le cosiddette "neuroscienze" stiano abbozzando diverse teorie a proposito della "memoria cellulare", a riprova che Hubbard non stava poi tanto "fantasticando" come sostenuto dai suoi delatori.

Tuttavia, stabilire se Hubbard avesse ragione o torto esula dai propositi di questo scritto. Ciò che interessa è mettere in guardia dall'uso di etichette del tipo "è una superstizione" finalizzate a denigrare e creare sentimenti intolleranti verso il nostro prossimo.