Qualche dato sul caro-petrolio

Pubblicato da Redazione il 2 Agosto 2008
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Nell'estate 1998 il gasolio costava all'incirca 1.350 lire al litro, ovvero, in un ipotetico cambio in euro, 60/70 centesimi di euro al litro.

Nell'estate 2008, esattamente dieci anni dopo, il gasolio costa all'incirca 1,50 euro al litro, ben più del doppio!

Un paio di anni fa i telegiornali titolavano "sfondato il muro dei 25 dollari al barile". Oggi, titolano gli stessi telegiornali, siamo quasi arrivati a "sfondare il muro dei 150 dollari al barile". Mai nessuno che titoli realisticamente "sfondato il limite della vergogna", poiché questa è oggettivamente la situazione.

Mi ero fatto erroneamente l'idea che fossero i produttori arabi a determinare questa situazione e che fossero ancora loro i destinatari di tutti quei petro-dollari, lasciando ai nostri petrolieri solo le briciole, costringendoli, poverini, ad aumentare un giorno sì e l'altro pure il costo del carburante. È per questo motivo, pensavo, che i governi non intervengono: non c'è margine di manovra alcuno.

Cribbio (volevo dire "cazzo", ma uso cribbio come dice Berlusconi, fa più noblesse), oggi leggendo il Corriere (del 1° agosto, ndr) scopro che la Exxon-Mobil ha prodotto utile per 11,7 miliardi di dollari in 3 mesi, mentre l'altro colosso petrolifero mondiale, Royal Dutch Shell si ferma a un utile trimestrale di 11,5 miliardi di dollari. Record assoluto per entrambe. Strabuzzo gli occhi, faccio una ricerca in internet e la notizia trova conferma sul sito della Borsa Italiana[1].

Le cosiddette major petrolifere sono quattro, una volta erano le famose sette sorelle, poi alcune si sono fuse tra loro. A quanto ammonta l'utile globale (utile, non ricavo) realizzato negli ultimi tre mesi da queste associazioni criminali perfettamente legali? Continuo la ricerca e scopro che la BP (British Petroleum) ha registrato un utile trimestrale di 8,6 miliardi di dollari, mentre la Chevron-Texaco registra un utile trimestrale di 5,98 miliardi di dollari. La somma dell'utile complessivo trimestrale è di 37,78 miliardi di dollari, che moltiplicati per quattro trimestri con questo andazzo lasciano presagire che le quattro sorelle, ipoteticamente, potrebbero realizzare un utile netto annuo di 151,12 miliardi di dollari. Una cifra paragonabile al PIL di nazioni come Romania, Israele, Singapore, Filippine, di gran lunga superiore al PIL di Ucraina, Algeria, Nuova Zelanda, Egitto. Solo che in un caso parliamo del Prodotto Interno Lordo di nazioni popolate da milioni di abitanti, mentre nell'altro parliamo dell'utile che va nelle tasche di pochi eletti, i cosiddetti Illuminati.

Sono senza parole. E in Italia come va? Il Corriere dice che l'utile semestrale dell'ENI è stato di 6,76 miliardi di euro. Continuo il gioco delle ipotesi e raddoppio la cifra: in teoria fa circa 13 miliardi di euro all'anno, cioè una discreta manovra finanziaria, solo che, anche in questo caso, si tratterebbe di un utile per pochi realizzato prelevando direttamente dalle tasche di tutti noi. Tale cifra, tuttavia, è verosimile poiché l'utile netto ENI per l'anno di esercizio 2006 è stato di 9,2 miliardi di euro

E il governo che fa? Niente! Le azioni di ENI sono possedute per il 30% dal governo italiano, mentre il restante 70% da privati variamente assortiti. Il governo, quindi, potrebbe fare sicuramente qualcosa per diminuire il costo del carburante, ma non lo fa e lucra su di noi, senza parlare delle famigerate accise, ovvero delle imposte sulla fabbricazione e sul consumo (da qualche parte devono pur saltare fuori i soldi per coprire le spese e, soprattutto, gli sprechi della pubblica amministrazione).

Non ha fatto nulla il governo Prodi, ma si sa che Prodi è uomo di fiducia dell'establishment bancario internazionale.

Non ha fatto e non fa nulla il governo Berlusconi. Forse affascinato dalla maestria di questi giganti del capitalismo, il nostro apprendista maghetto (come viene disegnato da Giannelli sul Corriere) resta inerme e, dal basso dei suoi miseri 139 milioni di euro di reddito personale del 2006[2], non ha il coraggio di alzare la voce. Eppoi dai, il governo Berlusconi in realtà è intervenuto istituendo il "Fondo di solidarietà" a carico di petrolieri e banche, la cosiddetta Robin Tax, a cui il cda di ENI ha già erogato il proprio contributo di 200 milioni di euro. Che galantuomini, si sono privati di ben 200 su 6.760 milioni di euro (di utile in 6 mesi). Come ebbe a dire Berlusconi qualche tempo fa, i ricchi sono dei benefattori. Infatti, aggiungo io[3], restituiscono sempre (sotto forma di beneficenza, in modo che il popolo li loda adorante) le briciole di quello che incamerano indebitamente e senza vergogna. Anche se assolutamente nella legalità, quella che recita "La legge è uguale per tutti". Roba da sbellicarsi dalle risate, se non mi facesse tremendamente male il ...portafogli.

Note:

1 ⬆︎ - Le pagine della Borsa Italiana per l'anno 2008 non sono più disponibili sul web, ma abbiamo trovato un articolo dell'epoca che conferma sostanzialmente i dati: http://www.portametronia.it/2008/07/31/bp-british-petroleum-eni-conoco-phillips-shell-nel-primo-semestre-utili-da-record/.

2 ⬆︎ - Fonte: Corriere del 18 marzo 2008 "Camera, Berlusconi è il più ricco".

3 ⬆︎ - Per "ricchi" non intendo coloro che guadagnano onestamente i propri soldi, bensì i "veri ricchi", quelli che possiedono cifre da capogiro e che per realizzarle creano situazioni di monopolio, in ambiti di assoluta necessità, per imporre prezzi assurdi a loro unico e spropositato vantaggio. Vedi appunto il carburante, oramai nessuno di noi si può permettere di non acquistare carburante, è diventato un genere di assoluta necessità; oppure il mondo farmaceutico più interessato ai giochi in borsa che ad aiutare i malati; oppure il mondo finanziario, quello delle banche che si stanno comprando i governi del mondo per poterci regnare industurbate.