La questione monetaria

Pubblicato da Ascanio il 23 Ottobre 2006

Noto con enorme piacere e soddisfazione che la questione del "signoraggio" non è più solo una paranoia di qualche "pascucci" e affini o di pochi altri singoli e isolati personaggi che parlano di cose incomprensibili come "popolo sovrano", "sovranità monetaria", "signoraggio", ecc... e che quindi anch'io oramai non sono più fra i pochi che hanno le palle girate perché si sono informati, si stanno informando e stanno cercando di divulgare quello che sta accadendo dentro le nostre tasche e ai (ex)NOSTRI soldi, e cioè l'enorme e gigantesca truffa che stiamo subendo ad opera dei potentati bancari e finanziari del pianeta.

Girovagando in internet in siti che ritengo intelligenti, con enorme piacere, ripeto, ho trovato il seguente articolo che cito integralmente (nota bene che non sono cattolico, e sono perlopiù apolitico).


13° Convegno di Studi Cattolici - Rimini 28 - 30 Ottobre 2005

Il sesto anno e mezzo delle vacche magre: la proprietà della moneta come strumento di dominazione

Relazione di Savino Frigiola

All'inizio di questa relazione intendo darvi in anteprima due notizie: una buona ed una cattiva.
La buona è che mai come in questo ultimo periodo si è verificata la presa di coscienza inerente all'importanza del così detto "problema monetario". Nell'ultimo anno si è verificato un forte interesse intorno alla questione monetaria; a riprova di ciò, anche se il sistema può essere considerato empirico, basta osservare su internet la differenza di link riscontrati sul termine signoraggio: dai 1000 - 1500 dell'inizio del 2005 agli oltre 250.000 degli attuali; possiamo affermare, anche osservando altri segnali provenienti da altre direzioni che attualmente è in corso un vero e proprio boom nell'interesse monetario.

Quella cattiva è che la funzione monetaria, utilizzata come strumento di dominazione, si sta' rivelando efficacissima ai fini del controllo del mercato e delle singole persone fisiche. Questi sono i punti che cercherò di affrontare. Il Prof. D'Amico ci ha illustrato l'impianto filosofico e culturale mediante il quale si realizza la costruzione dell'uomo, ha usato esattamente questo termine, poiché non si può condizionare una società se non si riesce a condizionare e dominare l'uomo a proprio piacimento. Ovviamente il condizionamento dell'uomo avviene attraverso il ferreo controllo dei mezzi produttivi capaci di soddisfarne i suoi bisogni primari, posto che le società moderne non hanno più la capacità di produrre singolarmente i prodotti capaci di coprire l'intero loro fabbisogno.

Alcuni Paesi producono dei beni, altri beni diversi, tutti prodotti che debbono essere scambiati tra loro. Tramontato il periodo in cui era possibile effettuare il baratto, inconcepibile nell'economia moderna, l'unico strumento che consente non solo lo scambio dei beni ma anche la loro produzione è il denaro. Chi controlla il denaro e la funzione monetaria di fatto controlla la possibilità di poter scambiare tutti i beni che le monete rappresentano e per logica conseguenza anche tutti i mezzi produttivi. Rarefacendo la quantità di moneta sul mercato e rallentando la circolazione monetaria, di fatto si riduce la quantità di denaro nelle tasche dei cittadini, i quali incontrano sempre più difficoltà a procurarsi ciò di cui abbisognano. I singoli soggetti finiscono per sentirsi sempre più condizionati ed avviliti e sempre più spinti nelle avide braccia dell'usura bancaria, come dimostrato dall'espandersi del piccolo credito al consumo.

Tutto ciò è esattamente il braccio armato ed operativo del progetto culturale e filosofico del quale abbiamo avuto notizia poco fa.

Tutto ciò si è sviluppato lentamente nel tempo, con piccoli passaggi successivi, come per l'appunto ci ha illustrato Don Floriano, ma tutti inesorabilmente finalizzati a creare le condizioni per raggiungere, attraverso il controllo della funzione monetaria, il controllo dell'intera Società come oggi avviene. Volendo effettuare una rapida carrellata per esaminare come tutto ciò sia potuto accadere, occorre esaminare le cause e le condizioni che hanno reso possibile la nascita della banca moderna. La banca moderna, prima fra tutte la Banca d'Inghilterra, nasce con il proposito di sostituire l'oro, inteso sino allora come strumento di misura del valore, con la cartamoneta. Le scuse accampate furono infinite e di varia natura: l'oro pesa, non è pratico trasportarlo, è soggetto ad essere rapinato dai briganti, ecc. ecc... I motivi veri per aver sostituito l'oro con la cartamoneta che lo rappresentava, furono essenzialmente due: i banchieri raddoppiarono il valore posseduto poiché continuarono a mantenere la proprietà dell'oro e si impadronirono anche del valore della cartamoneta da loro emessa. In quella fase storica la cartamoneta assunse la veste giuridica di fede di deposito poiché, a dire dei banchieri, la cartamoneta valeva poiché rappresentava l'oro custodito nelle sacrestie delle loro banche.

L'altro motivo non meno importante fu che i banchieri, all'insaputa dell'intero mercato, poterono emettere valori di cartamoneta in misura più che proporzionale al valore dell'oro posseduto.

A ciò si deve l'invenzione della cartamoneta, la quale circolazione si sviluppò e si accreditò pian piano nell'arco di circa trecento anni. Ben presto si verificò il fenomeno dell'inflazione, che altro non era, per gli "economisti" del tempo, se non la modifica del rapporto tra oro e quantità di cartamoneta emessa, la quale continuava ad essere prodotta ed immessa sui mercati dai banchieri, sempre in misura più che proporzionale all'oro posseduto. Il tutto si sviluppò, con alterne vicende, sino ai giorni nostri in quasi tutti i Paesi del mondo, moltissimi dei quali, proprio per l'eccessiva emissione monetaria effettuata, sospesero per legge la convertibilità della cartamoneta con l'oro suscitando gravi malesseri e disordini economici e finanziari.

Per ridare un po' d'ordine al trambusto generale in campo internazionale, con i patti di Bretton Woods si stabilì che l'unica cartamoneta convertibile con l'oro doveva restare il Dollaro al rapporto fissato di 35$ per oncia. Ben presto saltò anche questa convertibilità poiché il Presidente Nixon, incalzato dalle manovre di De Gaulle e Pompidou, i quali a fronte di aeroplani carichi di dollari portavano a casa navi cariche d'oro, il 15 agosto 1971 dovette dichiarare l'inconvertibilità della propria moneta poiché le riserve auree di forte Knox si stavano esaurendo.

Fu un vero e proprio atto di guerra da parte degli americani, ma servì a confermare finalmente la teoria scientifica del valore indotto della moneta, enunciata dal Prof. Giacinto Auriti, poiché se così non fosse stato, se il valore della carta moneta doveva dipendere unicamente dalla quantità d'oro rappresentata, all'indomani della denuncia dei patti di Bretton Woods, il dollaro doveva perdere ogni suo valore. Ciò non si verificò e, come enunciato dallo stesso Nixon, si comprese definitivamente che il valore della cartamoneta non dipendeva dall'oro che rappresentava ma dai beni e strumenti che era in grado di misurare e quindi acquisire; si noti che quando gli spagnoli, alcuni secoli fa, importarono dalle americhe ingentissime quantità d'oro che immisero frettolosamente sul mercato determinarono anche in questo caso forti aumenti dei prezzi, semplicemente perché i beni non avevano avuto il tempo di adeguarsi alla nuova domanda maggiorata.

Con la denuncia dei patti di Bretton Woods si comprese altresì che in definitiva il valore della cartamoneta non è conferito da chi la stampa ma dall'intero mercato che l'accetta come mezzo di pagamento. Venne a modificarsi il concetto d'inflazione poiché il rapporto non era più cartamoneta / oro ma cartamoneta / beni esistenti. Pertanto il rapporto che determina inflazione o deflazione non riguarda più l'oro ma deve essere rivolto a considerare la quantità di moneta esistente rispetto ai beni ed ai valori da misurare. Questo nuovo e sacrosanto concetto è stato completamente stravolto dalla scuola economica imperante, interessata a sostenere che ci troviamo in una situazione di cronica e perenne inflazione, mentre è vero esattamente il contrario.

Tutto ciò viene strombazzato con tutti i mezzi possibili per convincerci della necessità di ridurre ulteriormente la circolazione monetaria. Artatamente si è voluto confondere aumento dei prezzi per inflazione mentre sono due fenomeni completamente diversi; anzi, l'aumento dei prezzi, come regolarmente avviene, provoca per conseguenza proprio deflazione, nel suo vero significato del termine. Un fatto è certo: i beni ci sono, spesso marciscono o giacciono invenduti nei magazzini poiché ciò che manca sono proprio i soldi. Manca al mercato la quantità adeguata e corrispondente degli strumenti di misura dei valori per poter accedere ai beni.

Questa è esattamente la tecnica che viene utilizzata per realizzare l'enunciata strategia di dominazione. Sino a quando non si sarà compreso, nelle sue molteplici sfaccettature, questa tecnica perversa, non si potranno comprendere i fenomeni economici in atto.

Questa situazione di perenne deflazione provoca per l'appunto il malessere generalizzato della società che sfocia nell'abbattimento fisico e morale delle persone, sino ad alimentare la lotta di classe, secondo la più classica situazione della coperta corta, la quale a seconda di chi tira più forte finisce per coprire o la testa o i piedi. Questa situazione di perenne squilibrio viene mantenuta con la ripetitiva manovra di emettere moneta con la tecnica di generare debito al momento dell'emissione, per poi ritirarla dal mercato con le più svariate operazioni, lasciando in essere il debito generato. A ciò si deve la ragione per cui siamo tutti indebitati, persone fisiche, aziende, persone giuridiche, pubbliche amministrazioni, primo fra tutte lo Stato che risulta proprio il più indebitato; il bambino appena nato è già gravato di debito.

Occorre cominciare a comprendere come riuscire ad affrancarsi da questa situazione perversa. Giova a questo punto fare un passo indietro ed analizzare freddamente comportamenti ed azioni che si sono sino ad oggi susseguite.

Nel passato il banchiere centrale emetteva cartamoneta secondo l'aspetto giuridico della fede di deposito, poiché rappresentava l'oro custodito nei suoi forzieri, ponendo giustamente nelle proprie scritture contabili, all'attivo, l'oro che disponeva ed al passivo il valore della moneta emessa. Il motivo era giustificato dal fatto che la cartamoneta rappresentava un debito poiché al portatore della medesima si doveva corrispondere, a semplice richiesta, l'oro che la cartamoneta rappresentava. Con l'andare del tempo questa situazione pian piano si modificò, prima lentamente poi con sempre più evidenza, poiché constatato che ricorrevano alla convertibilità una percentuale sempre più bassa di utilizzatori di cartamoneta, i banchieri incrementarono l'emissione monetaria sino a far saltare il sistema, come per l'appunto si verificò con la denuncia dei patti di Bretton Woods.

Nonostante ciò, nonostante che da allora nessuna moneta al mondo risulta più convertibile in oro, la tecnica delle scritturazioni contabili non è stata modificata dalle banche d'emissione. Ciò comporta, come ora tuttora avviene, che la banca d'emissione crea valore monetario al puro costo tipografico, conferisce la moneta allo Stato ottenendo in contropartita titoli del debito pubblico che vengono iscritti nelle proprie partite contabili all'attivo, continuando ad iscrivere al passivo il controvalore dell'emissione monetaria. Ciò fa sì che il bilancio della banca d'emissione sia per lo meno in pareggio, se non passivo, poiché la stessa cifra viene iscritta contemporaneamente all'attivo ed al passivo.

Iscrivere a bilancio una posta passiva senza averne subiti i relativi costi, equivale da parte di una azienda ad iscrivere nella propria contabilità fatture false. Con questa operazione l'azienda abbatte gli utili e quindi non paga le tasse ed ottiene anche il risultato di realizzare somme in nero che finiscono per essere intascate dagli amministratori. La Banca d'Italia si comporta esattamente nella stessa maniera, anzi pare che, secondo le voci che circolano sempre più insistenti, mai smentite, la distribuzione dei pani e dei pesci avvenga proprio nelle isole Cayman ove la banca disporrebbe di una propria sede oppure di svariati conti segreti.

Con queste tecniche operative la banca d'emissione si appropria di cifre immense a danno dell'intero mercato e continua ad accrescere, a proprio vantaggio, il debito pubblico che nessuno sarà mai in grado di poter pagare; finendo poi per impossessarsi dei beni e dei mezzi produttivi del mercato. Anche se questa affermazione può apparire pesante, un semplice esempio è in grado di far comprendere la gravità della situazione: ammettiamo che l'unità di misura siano le palline; un banchiere ne presta cento al mercato, al tasso annuo concordato del 5%. Trascorso l'anno il banchiere si presenta e chiede la restituzione delle cento palline più le cinque del tasso concordato. Quando il mercato si trova nella impossibilità di corrispondere gli interessi poiché le cinque palline non sono state mai emesse, il banchiere pretende ed ottiene i beni dei cittadini.

Non a caso nell'ultima legge bancaria è stato rimosso il divieto alle aziende bancarie di possedere partecipazioni di aziende produttive. Questo è quanto attualmente avviene; si procede nella stessa maniera sia per le piccole partite che nelle grandi operazioni. Del tutto inutile fornire esempi, gli operatori del mercato sanno benissimo ciò che accade e quali sono le cause quando aziende anche floride passano di mano. Molti hanno subìto questa tecnica sulla propria pelle. L'abilità del sistema bancario è stata proprio quella di scaricare sulle spalle della vittima di turno le cause del suo dissesto: non è stato capace, non era attento, ha sbagliato la scelta produttiva ecc. ecc.

Tutto ciò lo si comprende agevolmente se si considerano gli effetti perversi generati dall'attività finanziaria, perfettamente identici all'esempio delle cento palline. Inoltre i banchieri centrali sono riusciti ad introdurre, nell'attuale dottrina economica e nelle opinioni pubbliche degli Stati europei, l'erratissimo concetto di non concentrare nelle mani del soggetto politico, quale potrebbe essere l'autorità di governo, il potere di creare moneta, onde impedire che la moneta diventi strumento di lotta politica; tale assurdità ha trovato esplicito riconoscimento giuridico nel trattato di Maastricht e nella costituzione europea, che sanciscono il principio cardine dell'autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie e lasciando invece alle seconde la cura della politica fiscale e di bilancio. Ezra Pound aveva sintetizzato magistralmente tutto ciò dicendo: "i politici sono i camerieri dei banchieri."

Vien da chiedersi a chi debba rispondere del proprio operato il banchiere centrale!? È tempo di cominciare a pensare sul come spezzare questa spirale perversa, causa d'infinite ansie e sofferenze su larghi strati della popolazione. Pensate che siamo arrivati al punto che il suicidio per insolvenza ormai non fa' più notizia.

In questa situazione, sicuramente pesante, l'unica speranza deriva dal fatto che l'interesse al riguardo di queste tematiche, nell'ultimo periodo, è cresciuto a livelli inimmaginabili, segno inequivocabile che un numero sempre crescente di persone comincia a rendersi conto che i conti non tornano; più si lavora, più ci indebitiamo; più beni e servizi produciamo più cresce il debito. Cominciano a comprendere che tutto ciò può essere superato e risolto con un piccolo ma significativo cambiamento: lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve battere la propria moneta incamerandone il signoraggio, non solo per abbattere il debito pubblico ed attenuare la pressione fiscale, quanto per poter impostare la propria politica monetaria finalizzata al benessere ed allo sviluppo. Solo attraverso questa impostazione l'uomo potrà riacquistare la propria dignità di soggetto giuridico libero, non più oggetto delle angherie del sistema bancario e monetario.

(Articolo tratto da www.disinformazione.it)


Che te ne pare? Trovo questo artico semplice ed esplicativo per chi non sapeva ancora nulla del signoraggio, e un ottimo sommario per rinfrescare la memoria a chi già conosce la materia.

Altro che destra e sinistra, lorsignori (mi riferisco alla nostra classe dirigente politica di qualsiasi colore e credo) o ci stanno pigliando tutti per i fondelli e sono concussi, o non hanno gli attributi per cambiare questa mostruosità; ma allora che ci stanno a fare lì? Non dovrebbero rappresentarci e fare i nostri interessi? O forse si sono ridotti ad un circolo privato che cerca solo di restare a galla difendendo se stesso, lontano anni luce dalla realtà dei più, costretti a sbarcare il lunario o pagare i debiti contratti per, magari, pagare le tasse o più stupidamente per potersi acquistare il TV al plasma, i jeans di qualche gucci o l'ultimo modello di chissaché, inebetito dal bombardamento pubblicitario onnipresente anche sulla carta igenica quando vanno al WC?

Svegliamoci e guardiamoci intorno, siamo nel paese dei balocchi, già tanti ragliano, guardati allo specchio e guarda se dietro non ti è già spuntata la coda, perché il conto lo si paga sempre, arriva prima o poi.

A me era già spuntata la coda ed anche un po' di orecchie, nemmeno io che scrivo ne sono fuori.

E comunque, visto che si parla di conti da pagare, ecco qui altri conti. Fatti anche tu "due conti" e meditaci sopra:


La questione monetaria

1 - Messa al passivo delle "banconote in circolazione"

Estratto dal bilancio presentato dal governatore Mario Draghi il 31 maggio 2006.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel05/rel05it

Image
estratto bilancio Banca d'Italia

È la Banca d'Italia stessa che nella definizione delle "BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE" ci racconta che esse sono REDDITO.[1]

Nel momento in cui si pongono nelle passività i suddetti "redditi" succede che gli stessi vengono sottratti al CONTO ECONOMICO, così come definito dall'art. 2425 del C.C.. Significa due cose:

  1. il reddito così trattato non viene sottoposto a nessun tipo di imposizione fiscale, né a nessun tipo di rientro nelle casse dello Stato;
  2. lo stesso viene fatto sparire dalla contabilità per prendere la misteriosa via del "NERO".

Il mondo accademico prova a correre in soccorso a bankitalia spiegando meglio la faccenda. Dal libro universitario di economia aziendale (Produzione e Mercato - A. Birolo G. Tattara - Ed. Il Mulino - 1991 - ISBN 88-15-02961-3): "Si osservi che il biglietto di banca rappresenta un debito della banca centrale nei confronti di chi lo possiede. Quando un biglietto torna alla banca centrale, il debito che esso rappresenta è automaticamente estinto; l'eliminazione del debito comporta dunque la distruzione della moneta".

Quindi è tutto chiaro!? Bankitalia si è sbagliata a definire le "banconote in circolazione" come "reddito" perché in realtà è un debito e quindi fa benissimo a mettere quelle somme nelle passività. La banconota che torna alla banca centrale viene distrutta.

Vengono spontanee alcune domande:

a) da quando in qua un soggetto percepisce gli interessi di un debito da esso stesso contratto?
b) quando un debito non viene richiesto da nessuno è ancora tale? Nessuno infatti ha titolo per andare alla Banca d'Italia ad esigere la restituzione di quel "debito"!
c) da quando in qua un debitore "distrugge" il credito altrui? Quelle banconote sono della collettività e servono per scambiare i beni che la collettività stessa produce. Ciò verrà spiegato in seguito.

Il mondo accademico in questo caso ha sicuramente svolto l'ingrato compito di "Avvocato delle cause perse".
Vediamo di quali cifre stiamo parlando. Dai bilanci ufficiali presenti sul sito della nostra banca centrale troviamo:

Anno Banconote in circolazione [€]
1996 54.799.175.735
1997 58.914.304.307
1998 63.220.005.474
1999 70.614.050.000
2000 75.063.752.000
2001 64.675.772.000
2002 62.835.488.000
2003 73.807.446.000
2004 84.191.125.720
2005 94.933.679.360
2006* 100.000.000.000*
*stima

Si tratta quindi di circa il triplo della manovra finanziaria in esame in questi giorni. Sottolineo la misteriosa forte contrazione degli anni 2001 e 2002. Si comprenderà meglio in seguito l'assurdità di questa stranezza.

Quando troviamo:

  • nella seconda edizione di "Euroschiavi" di Marco Della Luna ed Antonio Miclavez, Arianna editore -
  • alle isole Cayman sono stati trovati i seguenti conti:
  • 700 26891 A01 N BANCA D'ITALIA UFFICIO RISCONTRO VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA
  • 709 27154 A01 N BANCA D'ITALIA SERVIZIO RAPPORTI CON L'ESTERO, UFFICIO RISCONTRO 2484 VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA;
  • sul web - http://spazioinwind.libero.it/cobas/finanzaloro/bancaditalia.htm - La Banca d'Italia nel 1994, tramite l'Ufficio italiano cambi (Uic), è entrata - con 100 miliardi di dollari - in una società controllata dall'Hedge Fund Ltcm e costituita nel paradiso fiscale delle CAYMAN ISLAND dai soci promotori dello stesso Ltcm !!!
  • nel Corsera del 26-10-95 il Financial Time ha scritto che per questo investimento la Banca d'Italia ha perso la sua "credibilità morale";
  • ne Il Sole 24 Ore dell' 8-10-98 - "È assurdo utilizzare riserve nazionali per investire su un fondo come Ltcm, che era chiaramente speculativo", dichiara Edward Thorp, "padre" degli Hedge Fund americani;
  • nel libro "Il Potere del denaro svuota le democrazie" di Giano Accame, ed. Settimo Sigillo - un esplicito riferimento alla presenza della Banca d'Italia alle isole Cayman.

COSA POSSIAMO PENSARE?

Possono essere informazioni vere o false; poco importa; andare a rintracciare i fondi neri è sempre un'impresa complessa. Ciò che conta è che quei soldi non sono dove dovrebbero essere, ovvero nelle casse dello Stato a lenire il nostro enorme debito pubblico.

Ma l'argomento del contendere è "solo" di 100 miliardi di euro?
Dal sito http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/index.htm scopriamo che il debito pubblico nazionale il 31/12/2005 era pari a 1.511 miliardi di € dei quali l'80% sono titoli di Stato; oltre 1.200 miliardi di € (scarica documento in pdf).

Quindi apparentemente lo Stato è indebitato con i Cittadini possessori di tutti questi titoli di debito pubblico. È questa solo una parte della verità. La verità completa è scritta fra le righe degli atti ufficiali.

Dalla sentenza con la quale il tribunale di Roma ha condannato il Prof. Giacinto Auriti per temerarietà, il 20 settembre 1994, apprendiamo: " ... la Banca d'Italia cede la proprietà dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell'Istituto di emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati nell'attivo."

Della seduta della Camera dei Deputati tenutasi il 17/03/1995, il deputato Pasetto rivolse una interrogazione al Ministro del Tesoro per sapere se non intendesse promuovere una riforma legislativa diretta a definire la moneta un bene reale conferito, all'atto dell'emissione, a titolo originario di proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente riforma dell'attuale sistema dell'emissione monetaria, che trasforma la banca centrale da semplice ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari. Nel rispondere a tale interrogazione, il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Carlo Pace, ha affermato: è inesatto sostenere che la banca centrale è proprietaria dei valori monetari, avendo per legge il compito istituzionale di emettere moneta e quindi crearla e di immetterla in circolazione "mediante il trasferimento ad altri soggetti, normalmente verso il corrispettivo di titoli o valute estere, attraverso le operazioni a tal fine legislativamente previste (quali, ad esempio, quelle di risconto o di anticipazioni, disciplinate dagli articoli 27-30 del Regio Decreto 28 Aprile 1910, n. 204, e successive modificazioni)"; ciò premesso, "in sostanza, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito una passività dell'Istituto di Emissione; e come tale è iscritta, nel suo Bilancio, fra le poste passive".

Proviamo a seguire la procedura vigente passo dopo passo. La collettività ha prodotto nuovi beni e servizi che non può immettere con successo sul mercato perchè manca la necessaria monetizzazione pari ad esempio a 5 miliardi di €. Lo Stato emette titoli di debito pubblico pari a 5 mld di € per il quale l'autorità monetaria emette nuova moneta.

Prima di questo istante ci trovavamo in questa configurazione:

  • debito dello Stato: 1.500 mld di €;
  • banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia: 100 mld di euro.

Dopo l'effettuazione dell'operazione ci troveremo in questa configurazione:

  • debito dello Stato: 1.505 mld di €;
    banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia: 105 mld di euro;
  • nuovi 5 mld di € di titoli di debito pubblico all'attivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia;
  • nuovi 5 mld € virtuali monetizzano la società.

Qualora la Banca d'Italia decidesse o avesse la possibilità di trasferire ai risparmiatori quei nuovi titoli di debito pubblico in cambio di 5 mld di €, cosa succederebbe nella sua Contabilità in termini di situazione patrimoniale, conto economico e trattamento fiscale?

Succederebbe che la banca d'Italia incasserebbe 5 mld di € che stornerebbe dalle banconote in circolazione, così come pure stornerebbe dall'attivo i titoli di Stato.

Ma i 5 miliardi di € ricevuti dai risparmiatori che fine fanno? Essi sono annullati contabilmente dalla messa al passivo delle monete emesse a costi pressoché nulli nel passaggio precedente. La parola "Cayman" in questi casi risulta particolarmente sinistra per la collettività ed interessante per chi smaneggia quelle somme. Otterremmo quindi la seguente configurazione:

  • debito dello Stato: 1.505 mld di €;
  • banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia: 100 mld di euro;
  • ritorno alla configurazione di partenza dei titoli di debito pubblico all'attivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia;
  • 5 mld di € in nero da sistemare da qualche parte.

Il mondo accademico giura che quei 5 mld vengono distrutti, ma qualche dubbio appare lecito. Ipotizziamo che gli si creda e si creda anche alle tiepide ed incerte dimostrazioni presentate da bankitalia nei suoi bilanci. Otterremmo la seguente configurazione:

  • debito dello Stato: 1.505 mld di €;
  • banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia: 100 mld di euro.

Ma questo non è ciò che serve alla collettività; ad essa serve una monetizzazione di 5 mld di euro SENZA contrarre nessun indebitamento, perché è essa che ha prodotto quei nuovi beni e quindi quei 5 mld di € sono dello Stato che la rappresenta.

La procedura è identica anche nei paesi "comunisti". Non è difficile ora comprendere la genesi del pressoché generalizzato indebitamento pubblico di tutti gli Stati.

Se invece lo Stato emettesse per proprio conto le monete oppure la banca centrale gli cedesse le monete emesse a costi tipografici e questi ne postasse l'importo all'attivo del proprio bilancio, la configurazione che si otterrebbe sarebbe la seguente:

  • Stato non si indebiterebbe;
  • il corpo sociale beneficerebbe dei 5 mld di € per effettuare le transazioni necessarie alla messa sul mercato dei nuovi beni prodotti da esso stesso.

È proprio questo ciò che serve alla collettività.

2 - Perché lo Stato ha delegato ad un organismo privato sovranazionale la gestione della moneta?

Il motivo "ufficiale" è che storicamente spesso è successo che il potere politico non ha operato ragionevolmente con le proprie monete, provocando fenomeni negativi quali gli aumenti dei prezzi determinati dalla produzione di troppa moneta.

In risposta a due interrogazioni del 3 novembre e 1° dicembre 1994, rispettivamente dei senatori Natali e Orlando (appartenenti il primo al gruppo di Alleanza Nazionale, ed il secondo al gruppo di Rifondazione Comunista), il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Vegas, ha ripetuto quale fosse il compito istituzionale dell'Istituto di Emissione ed ha ribadito che questo non fosse proprietario dei valori monetari e che per tutta la durata della circolazione la moneta rappresentasse un debito, come tale iscritto nel bilancio dell'istituto fra le poste passive.

Come ulteriore argomentazione il Sottosegretario Vegas ricordò come nella attuale dottrina economica e nelle opinioni pubbliche degli Stati europei fosse avvertita e radicata l'esigenza "di non concentrare nelle mani di uno stesso soggetto politico, quale potrebbe essere l'autorità di governo, il potere di creare moneta e quello di spenderla, onde impedire che la moneta diventi strumento di lotta politica"; e ricordò che tale esigenza aveva trovato esplicito riconoscimento giuridico nel Trattato di Maastricht, che "sancisce il principio cardine dell'autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie e lasciando invece alle seconde la cura della politica fiscale e di bilancio".

Infatti un sistema economico si ha:

P.I.L. = V * M = P * B

Dove: P.I.L. è il prodotto interno lordo, espresso in €/anno;

V è la velocità della circolazione monetaria, espressa in utilizzi/anno;

M è la massa monetaria presente sul mercato, compresi i risparmi correttamente impiegati negli investimenti ad esempio dal sistema bancario, espressa in €;

P sono i prezzi dei beni e servizi prodotti e commercializzati in un anno, espressi in €;

B sono i beni ed i servizi prodotti in un anno;

nel momento in cui uno Stato mette in circolazione troppa moneta, cedendo alle richieste sindacali e/o corporative e/o lobbistiche, "gonfiando" M, a parità di beni e servizi prodotti, succede automaticamente che i prezzi aumentano.

Ma è anche vero che se una collettività produce nuovi beni e servizi, deve disporre di una adeguata monetizzazione senza indebitamento, perché altrimenti l'equilibrio non verrà mai raggiunto (esattamente ciò che accade a noi).

Si aprono ora due scenari, quello attuale e quello che dovrebbe essere se si rispettasse la Costituzione ed il Diritto Naturale.

COME FUNZIONA OGGI

Lo Stato monetizza il sistema economico indebitandosi della necessaria nuova moneta, introducendo un grave elemento di instabilità progressiva: la MONETA DEBITO. La banca centrale di emissione in cambio di titoli di debito pubblico crea le banconote dal nulla a costi tipografici, posta al passivo il valore nominale delle suddette banconote ed aggrava perennemente e progressivamente la situazione finanziaria dello Stato. Non è dato conoscere la destinazione delle banconote ottenute dalla vendita dei titoli di debito pubblico ai risparmiatori, azzerate contabilmente dalla suddetta fittizia messa al passivo del loro valore facciale.

COME DOVREBBE FUNZIONARE

Lo Stato monetizza il sistema economico stampando la necessaria nuova moneta e ponendo il valore nominale delle stesse all'attivo della Sua contabilità: MONETA CREDITO.

ULTERIORI OSSERVAZIONI

Ipotizzando che sia corretto definire l'inflazione come l'aumento dei prezzi P, perché l'autorità monetaria agisce su di essa sempre restringendo l'accesso al credito, ovvero contenendo M, quando non è l'eccesso di M a cagionare l'inflazione stessa?

Quando i prezzi P aumentano a causa del rincaro di alcune materie prime importanti come ad esempio il petrolio, il rame, ecc., non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l'equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli attuali aumenti del TUS sono del tutto ingiustificati; determineranno un peggioramento del debito pubblico, con tutte le ricadute che conosciamo. L'emissione di "moneta credito" risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.

Quando i prezzi P aumentano a causa di carenze strutturali come ad esempio la mancanza di un adeguato numero di punti vendita rispetto al fabbisogno (come in Italia negli anni '70 ed ‘80), non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l'equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli aumenti di quegli anni del TUS erano del tutto ingiustificati; hanno drasticamente contribuito al peggioramento del debito pubblico. L'emissione di "moneta credito" risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.

Quando i prezzi P aumentano a causa dell'aumento del debito pubblico, alimentato dalla spirale perversa della "moneta debito" (come in Italia negli anni '70 ed '80, ma soprattutto in America Latina ed in alcuni Paesi in via di sviluppo), non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l'equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli aumenti del TUS sono del tutto ingiustificati; contribuiscono tragicamente al peggioramento del debito pubblico ed al collasso sociale. L'emissione di "moneta credito" risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.

Prima domanda per i negazionisti:

come si può monetizzare un sistema economico in stato di carenza monetaria, senza indebitarlo?

Per chi non è negazionista la risposta è immediata: lo Stato stampa la moneta necessaria al raggiungimento dell'equilibrio, postandone il valore facciale all'attivo.
La risposta dei negazionisti non è nota.

Seconda domanda per i negazionisti:

vista l'autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, qual è l'autorità che valuta il comportamento delle banche centrali stesse? A chi rispondono del loro operato? Che senso ha parlare di democrazia se lo strumento fondamentale di gestione della cosa pubblica non è nelle mani dei rappresentanti del popolo?

Va sicuramente sottratta al potere politico la facoltà di violare il Diritto Naturale, ma non si ravvisano certamente nelle questioni monetarie gli estremi per effettuare questa sottrazione. La questione monetaria è un tutt'uno con la "res publica".

Ing. Lino Rossi, 17 ottobre 2006


NOTE:

[1] ⬆︎ A pagina 441 del bilancio bankitalia 2005 infatti troviamo:

BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE

  • La BCE e le dodici BCN dell'area dell'euro, che insieme compongono l'Eurosistema, emettono le banconote in euro dal 1° gennaio 2002 (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 15 sulla emissione delle banconote in euro, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.52-54, e successive modifiche). Con riferimento all'ultimo giorno lavorativo di ciascun mese l'ammontare complessivo delle banconote in euro in circolazione viene redistribuito sulla base dei criteri di seguito indicati.
  • Dal 2002 alla BCE viene attribuita una quota pari all'8 per cento dell'ammontare totale delle banconote in circolazione, mentre il restante 92 per cento viene attribuito a ciascuna BCN in misura proporzionale alla rispettiva quota di partecipazione al capitale della BCE (quota capitale). La quota di banconote attribuita a ciascuna BCN è rappresentata nella voce di stato patrimoniale Banconote in circolazione. La differenza tra l'ammontare delle banconote attribuito a ciascuna BCN, sulla base della quota di allocazione, e quello delle banconote effettivamente messe in circolazione dalla BCN considerata, dà origine a saldi intra Eurosistema remunerati. Dal 2002 e sino al 2007 i saldi intra Eurosistema derivanti dalla allocazione delle banconote sono rettificati al fine di evitare un impatto eccessivo sulle situazioni reddituali delle BCN rispetto agli anni precedenti. Le correzioni sono apportate sulla base della differenza tra l'ammontare medio della circolazione di ciascuna BCN nel periodo compreso tra luglio 1999 e giugno 2001 e l'ammontare medio della circolazione che sarebbe risultato nello stesso periodo applicando il meccanismo di allocazione basato sulle quote capitale. Gli aggiustamenti verranno ridotti anno per anno fino alla fine del 2007, dopodiché il reddito relativo alle banconote verrà integralmente redistribuito in proporzione alle quote, versate, di partecipazione delle BCN al capitale della BCE (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 16, sulla distribuzione del reddito monetario delle BCN degli Stati membri partecipanti a partire dall'esercizio 2002, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.55-61, e successive modifiche).
  • Gli interessi attivi e passivi maturati su questi saldi sono regolati attraverso i conti con la BCE e inclusi nella voce di conto economico interessi attivi netti.
  • Il Consiglio direttivo della BCE ha stabilito che il reddito da signoraggio della BCE, derivante dalla quota dell'8 per cento delle banconote a essa attribuite, venga riconosciuto separatamente alle BCN il secondo giorno lavorativo dell'anno successivo a quello di riferimento sotto forma di distribuzione provvisoria di utili (Decisione BCE 17 novembre 2005, n. 11, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 311 del 26.11.2005, pp.41-42). Tale distribuzione avverrà per l'intero ammontare del reddito da signoraggio, a meno che quest'ultimo non risulti superiore al profitto netto della BCE relativo all'anno considerato o che il Consiglio direttivo della BCE decida di ridurre il reddito da signoraggio a fronte di costi sostenuti per l'emissione e la detenzione di banconote. Il Consiglio direttivo della BCE può altresì decidere di accantonare l'intero reddito in discorso o parte di esso a un fondo destinato a fronteggiare i rischi di cambio, di tasso di interesse e di prezzo dell'oro. La distribuzione dell'acconto sugli utili da parte della BCE, corrispondente alla quota di reddito da signoraggio della BCE stessa riconosciuta all'Istituto, è registrata per competenza nell'esercizio cui tale reddito si riferisce, in deroga al criterio di cassa previsto in generale per i dividendi e gli utili da partecipazione.
  • Per l'esercizio 2005 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che l'intero ammontare del reddito da signoraggio resti attribuito alla BCE stessa.

Tratto da www.disinformazione.it


SE SEI ARRIVATO FINO A QUA COMPLIMENTI, PERCHÉ SICURAMENTE SEI ENTRATO ANCHE TU NEL CLUB (SE GIÀ NON C'ERI) DI QUELLI CHE SI STANNO SVEGLIANDO.
COSA PUOI FARE O VUOI FARE A RIGUARDO È UNA TUA SCELTA, IO PER ORA DIVULGO... POI VEDREMO...

Montisci Ascanio

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