C'era una volta la libertà

Pubblicato da Redazione il 25 Luglio 2002
Rubrica:

C'era una volta la libertà..., potrebbe essere il titolo di una favola. Sì, perché quando si parla di libertà si parla di una bella favola.

Da piccoli si crede fermamente che la propria vita sarà costellata da principi e principesse, castelli d'orati, giustizia, libertà: tutte belle favole che finiscono con il fatidico «... e vissero felici e contenti...». Ma poi, crescendo, la fede nelle favole se ne va', almeno per buona parte di noi, lasciando il posto a una realtà assai meno idilliaca.

Una delle favole più utilizzate dalla "propaganda" è quella della libertà: «Vota per Pinco Pallino e lui lavorerà per la libertà di tutti!». Favole, appunto.

È del 18 luglio 2002 la notizia che la Francia «ha abbassato di tre anni l'età della responsabilità penale e quella per la carcerazione (portando tale limite all'età di tredici anni, N.d.R.). Va così incontro a una forte richiesta di sicurezza da parte della gente, una richiesta che almeno in parte spiega perché il centro-destra ha vinto le presidenziali di aprile-maggio e le legislative di giugno». (Il Sole 24Ore del 18-07-02)

Secondo i francesi e il loro governo, se sempre più bambini passano direttamente dal biberon alle mini-bande criminali è colpa della troppa indulgenza del sistema giudiziario, per cui da oggi si passa alla "tolleranza zero". A nessuno di lor signori è venuto in mente che se dei ragazzini di tredici anni sono già dei criminali, è possibile che le responsabilità siano di tutt'altro genere, a partire dall'educazione sbagliata (quando c'è) se non inesistente (e per educazione non si intende ore passate in un edificio scolastico), da famiglie disgregate, da condizioni sociali ed economiche inique. Con questo non si intende dire che i ragazzini criminali si forgiano solo nei ceti sociali più bassi, poiché le cronache quotidiane ci insegnano che anche laddove regna l'opulenza, a volte "troppo" facilmente raggiunta, altre "immeritata", spesso non accompagnata da una pari rettitudine morale, crescono pargoli dediti al crimine. Forse questi ragazzini hanno visto troppo presto svanire le loro favole, trovandosi proiettati in un mondo adulto intriso di "non-valori", dove vige sempre la legge del più "forte" e del più "furbo". Questi ragazzini si limitano ad applicare tale legge, una delle poche cose che sono state loro insegnate e che hanno capito.

Solo pochi giorni prima i giudici francesi avevano ordinato il ricovero coatto in una clinica psichiatrica dell'attentatore al Presidente Chirac, un gesto considerato "folle" e quindi trattato come tale. L'estremista di destra, attentatore mancato, non sarà probabilmente un genio, ma etichettarlo sui due piedi come "pazzo" condannandolo al ricovero psichiatrico coatto senza alcun processo è un'azione degna di uno stato totalitario più che di una sbandierata democrazia liberale. Tuttavia la faccenda è stata riportata da giornali e telegiornali senza alcun "indigno", come fosse la cosa più normale e più ovvia da fare, dimostrando così un sottaciuto largo consenso per un siddetto modo di applicare la giustizia.

Sembra che le democrazie occidentali si siano avviate inesorabilmente verso il sistema del "due pesi e due misure". Infatti, non molto tempo fa il Presidente degli USA, George Bush jr., aveva annunciato alla stampa di avere incaricato la CIA di eliminare Saddam Hussein. Il parallelismo tra l'operato di Bush e l'operato dell'attentatore francese è evidente: entrambi vogliono eliminare fisicamente un capo di stato. Entrambi avranno le loro "buone" ragioni - parzialmente conosciute quelle di Bush, sconosciute quelle del francese -, per cui non si capisce per quale motivo uno sia comunque considerato e trattato come l'uomo più potente del mondo e l'altro come folle, poiché le loro azioni sono identiche. Anzi, a onor del vero, ci sembra molto più intelligente il francese che è stato zitto, mentre le esternazioni mediatiche di Bush potrebbero portare Hussein e il mondo islamico che lo appoggia a reazioni sanguinarie.

A fianco del succitato articolo, sempre su Il Sole 24Ore del 18-07-02, ne troviamo un altro titolato «Londra irrigidisce il codice penale. Le novità proposte dal Governo riducono le garanzie degli imputati». «Accusato di debolezza con i criminali e alle prese con un'impennata di scippi, furti e violenze di ogni genere in Gran Bretagna, il Governo Blair è corso ieri ai ripari, presentando una bozza di riforma del sistema penale che apre la strada a un severo giro di vite».

Anche il "progressista" governo britannico, anziché cercare e intervenire sulle cause di tanto malessere sociale, preferisce gli interventi postumi, cioè inveire quando i crimini sono già stati commessi. Per la serie The Show Must Go On, cioè una volta trovati e messi in gabbia i cattivi, ora siamo tutti più tranquilli e contenti e possiamo continuare a mandare avanti il baraccone nello stesso modo di prima, come nulla fosse".

Contemporaneamente a Los Angeles alcuni "eroici" poliziotti bianchi continuano a pestare impunemente i negri, arrestando con un banale pretesto chi, incautamente, ha filmato il pestaggio e lo ha reso pubblico. La CIA, dal canto suo, ha ripristinato il reclutamento di informatori "sporchi", cioè violatori dei diritti umani dai trascorsi per lo più inconfessabili in una normale aula di tribunale (Il Sole 24Ore del 20-07-02). In pratica si da la caccia ai violatori dei diritti umani islamici con dei violatori dei diritti umani "nostrani", applicando - ironia della sorte - la legge islamica del taglione. E via dicendo...

È vero che in altre parti del mondo, vedi Afganistan o Nigeria, stanno molto peggio e sono molto meno liberi. Ma questo non è un buon motivo per ridurre le libertà anche nel cosiddetto Occidente, come invece si sta verificando dopo i fatti dell'11 settembre 2001. La risposta corretta era (ed è) aumentare la libertà e il rispetto dei diritti umani. Facendo il contrario si fa il gioco dei fanatici attentatori alle Twin Towers, poiché il mondo che loro vogliono è un mondo privo di libertà e pieno di regole che devono essere assolutamente rispettate, in un clima di "tolleranza zero", pena i supplizi più atroci (e finire in carcere a tredici anni, o finire nell'oblio del silenzio di un manicomio, con l'etichetta di "pazzo criminale", in balia degli psichiatri sono supplizi atroci).

A volte le cose più semplici scivolano nel banale e non vengono notate: violenza chiama violenza, repressione chiama repressione, libertà chiama libertà: su che base operare spetta a ciascun singolo individuo decidere. Un famoso principio di fisica ci dice che data una certa forza (energia) se ne ottiene una uguale e contraria. Va da sé che applicando violenza (che contiene una notevole quantità di forza, di energia) si ottiene violenza (uguale in intensità e contraria); applicando repressione si ottiene repressione; applicando libertà si ottiene libertà. Cosa sia la libertà uguale e contraria che ne otterremmo non è un mistero: se Tizio concede libertà a Caio, a sua volta Caio concederà la stessa libertà a Tizio. Tuttavia, nel malaugurato caso che non fosse proprio così "automatico", preferiamo affrontare l'incognita liberale che non le "certezze" della violenza e della repressione.

Qual è la morale di questa storia? Che è bello credere alle favole; che chi distrugge le favole distrugge l'Uomo; che indipendentemente da quello che facciamo per vivere, dobbiamo adoperarci affinché i nostri sogni di libertà siano rispettati, concedendo noi in primis più libertà agli altri; che solo se ci impegniamo di più il sogno può diventare realtà.

Altrimenti verrà un giorno in cui qualche razza futura racconterà ai loro piccoli: «C'era una volta l'Uomo...».