Arrampicarsi sugli specchi, lo sport preferito di certi tuttologi

Pubblicato da Tarlo il 14 Dicembre 2005
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Dopo le acrobazie viste al circo, ora arrivano le acrobazie psico-giornalistiche. Dopo il caso del ragazzino che ha gettato la sorellina dal balcone il sig. Fioravanti dalle pagine mediatiche di L'Opinione.it si chiede se non sia il caso, piuttosto che condannare il ragazzino protagonista dell'episodio, portare in giudizio chi non vuole ammettere che quel tipo di malattia esiste. Un lampante esempio di come voltare la frittata.

Invece che andare a fondo sul come mai un giovane con problemi, in trattamento all'ASL della sua città, invece che migliorare sia così drammaticamente peggiorato, l'illustre psico-giornalista vorrebbe urlare al mondo: "Ecco, avete visto che era veramente ammalato?" e sbeffeggiare chi sostiene che le diagnosi psichiatriche sono una bufala dal punto di vista medico.

L'onere della prova scientifica sull'esistenza o meno della malattia mentale non spetta a chi ne nega l'esistenza, ma a chi la spaccia come una verità medica ben sapendo che tale non è, quindi tutta la classe psichiatrica.

Partendo da questo principio, la responsabilità del ragazzo per il vile e criminale gesto è tutta sua, e solo una perizia psichiatrica basata su fumose teorie potrebbe evitargli la giusta pena: di questi casi sono piene le pagine di cronaca.

Non si chiede lo psico-giornalista come mai le perizie psichiatriche in tribunale sono sempre così diverse? Per lo psichiatra dell'accusa l'imputato è da condannare perché capace di intendere e volere, per lo psichiatra della difesa è vero il contrario. È una situazione atipica per la medicina, dove un'epatite, un ascesso, un'appendicite saranno tali sia per la difesa che per l'accusa. E vuole sapere perché, sig. Fioravanti?

Perché in medicina non si fanno diagnosi su semplici illazioni o su dotte dichiarazioni di qualche accademico, si fanno diagnosi sui segni, quelle cose palpabili quali un brufolo, una radiografia o un vetrino che inconfutabilmente portano ad indicare con certezza l'esistenza di una malattia. In psichiatria tutto questo non esiste, prova ne è il fatto che in medicina esiste il malato asintomatico, in psichiatria no, visto che queste pseudo diagnosi vengono fatte solo sui sintomi.

Per cui lasciamo che la giustizia faccia il suo corso, senza cercare scuse per giustificare l'orribile gesto fatto da quel ragazzo. Spostare l'attenzione dalla questione giuridica a una diatriba scientifica non aiuterebbe nessuno.

Il Tarlo

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