Psichiatria e BigFarma: curriculum vitae

C'è un legame, una specie di equazione intrinseca ed inestricabile che forma il curriculum vitae della psichiatria e di BigFarma. Tuttavia sembra che nessuno, o molto pochi, se ne siano resi conto. Gravemente colpevoli di tale omissione sono la politica, la magistratura e i mass-media che si ergono al ruolo di "informatori".

Anzi, la politica promuove leggi che favoriscono la graduale psichiatrizzazione dei cittadini, la magistratura fa incetta delle loro deliranti perizie, salvo scoprire di tanto in tanto che sono deliranti, i mass-media fungono da veicolo promozionale per inculcare nell'opinione pubblica l'esistenza di malattie inventate e la necessità di cure che curano ben poco, se non il continuo bisogno di soldi da parte della cricca psichiatrica e psico-farmaceutica.

Qui di seguito un coraggioso resoconto di Ascanio sulla recente storia psichiatrica in Italia e non solo.


Iniziamo con una breve cronologia di alcuni orrori, BREVE E SOLO ALCUNI, altrimenti riempiremmo una enciclopedia:

(ANSA) - Chieti, 25 LUGLIO 2003 - Il giovane che ieri ha ucciso la moglie con la pistola, aveva ottenuto da poco il rinnovo del porto d'armi, nonostante fosse sotto cura per problemi psichici.

La Procura ha acquisito il certificato medico - attestante la sanità mentale e fisica - sulla base del quale al giovane era stato rinnovato il porto d'armi.

Il giovane, che in passato era stato anche ricoverato, era in possesso di una licenza per il tiro a volo che consente il porto di fucile per uso sportivo.

L'episodio qui sopra citato non è il primo, ma è uno dei tanti che con cadenza quasi settimanale, riempie di anno in anno le cronache dei quotidiani.

Ma procediamo e facciamo un salto temporale evitando di farci venire il voltastomaco anzitempo:

2007 - Scoppia il caso «Zyprexa Uccide»

Il caso Zyprexa è scoppiato grazie a Jim Gottstein: un avvocato, sopravvissuto alla psichiatria, nonché fondatore del sito PsychRights.

Gottstein ha fornito al New York Times la documentazione sui gravi effetti collaterali dello psicofarmaco Zyprexa, mantenuti segreti dalla Eli Lilly. Il New York Times si è interessato al caso pubblicando articoli sulla questione in 5 edizioni di fila, dal 17 al 21 dicembre, di cui un articolo in prima pagina.

L'Olanzapina, immessa nel mercato nel 1996 con il nome commerciale di Zyprexa , è uno psicofarmaco neurolettico molto utilizzato in psichiatria, spesso spacciato per un farmaco «miracoloso» con pochi effetti collaterali. La verità emersa da questa inchiesta negli USA è che, invece, causa dei gravissimi effetti collaterali, tra cui l'obesità e l'innalzamento della glicemia, entrambe causa del diabete.

Dalle migliaia di documenti occultati dalla Eli Lilly emerge che la farmaceutica produttrice non solo era consapevole di questi rischi associati allo Zyprexa, ma si adoperò al fine di assicurare l'occultamento di tutte le ricerche compromettenti, al fine di non pregiudicare la commercializzazione di quello che è oggi il farmaco più venduto dalla Eli Lilly, un business che nel solo 2006 ha superato i 4 miliardi di dollari annui.

È stimato che 2 milioni di persone al mondo assumono regolarmente lo Zyprexa.

4  DICEMBRE 2007 - Psicofarmaci: prima pastiglia a otto anni

«I bambini italiani che assumono psicofarmaci quotidianamente vanno dai 30.000 ai 60.000», così scrive l'On. Patrizia Paoletti Tangheroni nell'interrogazione parlamentare presentata la scorsa settimana, a distanza di pochi giorni dall'interrogazione del Senatore Maurizio Eufemi, sempre sullo stesso argomento.

La preoccupazione è giustificata ancor più dal fatto che i presupposti stessi della "malattia" vengono messi continuamente in discussione: Leiber dell'FDA afferma che "Nessun aspetto fisiopatologico del disordine è ancora stato delineato"; il Dr. Fred Baughman, nel suo libro "The Future of ADD", scrive: «Sia la FDA che la DEA hanno riconosciuto che l'ADHD non è una malattia né organica né biologica».

Ma se non esiste uno squilibrio biochimico, perché si cerca di curarlo con sostanze chimiche?
I principi attivi maggiormente utilizzati sono due: il Metilfenidato, meglio conosciuto col nome di Ritalin, e l'Atomoxetina.

Il trattamento può iniziare presto, perché già a 8 anni molti bambini ricevono la prima pastiglia. È difficile pensare che a quell'età un bambino possa rendersi conto delle conseguenze a cui va incontro con sostanze che, in molti casi, portano alla dipendenza. Il Prozac, ad esempio, la cui soglia di somministrazione è stata portata solo di recente dai 18 agli 8 anni, può causare quasi mille differenti effetti collaterali. Inoltre sono noti casi di suicidio. Stesso discorso per il Ritalin, un'anfetamina reintrodotta in Italia da poco.

Una volta i professionisti erano gli insegnanti; oggigiorno abbiamo l'equipe psico-pegadogica che, munita di altisonanti "Progetti psicologici" basati sul controllo del comportamento, è entrata nella scuola, somministra test, questionari di improbabile validità scientifica, ne valuta i risultati e infine etichetta il bambino, visto che qualsiasi difficoltà può rientrare tranquillamente in qualche "disturbo psichiatrico" come ADHD o la dislessia, ladiscalculia, la disortografia, ecc.... I genitori non vengono mai completamente informati su cosa si farà esattamente con questi progetti, che spesso sono i più variegati, e i questionari psicologici invasivi che sollecitano dati sul bambino e sulla famiglia sono spesso compilati senza il consenso dei genitori, per non parlare di come si utilizzeranno le informazioni raccolte, come verranno valutate e dove andranno a finire. Spesso le etichette rimangono nella storia dell'alunno che se le porta avanti anche negli anni successivi e i genitori rimangono all'oscuro del fatto che loro figlio è stato schedato.

Molti bambini vengono poi indirizzati in centri di neuropsichiatria infantile che sono il punto d'ingresso verso trattamenti farmacologici, anziché interventi didattici e sociali. Ce ne sono 40 attivi sul territorio nazionale e sono 112 quelli accreditati. È stato istituito anche un registro nazionale, per monitorare la somministrazione degli psicofarmaci sul campo.

[Fonte: www.ccdu.org]

PARABIAGO,  LUGLIO 2009 - Marcella S. in cura al CPS - Parabiago - omicidio del figlio.

Marcella S., impiegata di 35 anni, ha stretto al collo del suo bambino Lorenzo, di quattro anni, il filo del caricabatteria del telefono cellulare, strozzandolo, nella loro casa di Parabiago.

I carabinieri di Parabiago e Legnano hanno raccolto anche le testimonianze della madre e della sorella di Marcella S.. Sembra che la donna avesse dato dimostrazione di soffrire di depressione, negli ultimi tempi, e per questo fosse in cura in un centro psico-sociale della zona. Il marito ha rivelato che la donna era da tempo malata di depressione. Secondo alcune indiscrezioni, non smentite dalle forze dell'ordine, era in cura al CPS di Parabiago. Quando il giudice ha cercato di interrogarla, per tre ore, inebetita, è rimasta a fissare il muro, ospite di una realtà che non era della vera Marcella.

MILANO, 31 AGOSTO 2009 - Un disoccupato in una frazione di Reggio Emilia: «Una vera mattanza», uccide moglie e figlio e cerca il suicidio. L'uomo si è gettato dalla finestra. Deceduto in serata anche l'altro figlio di 4 anni. Grave la padrona di casa.

MILANO - Strage famigliare la scorsa notte a Sabbione, frazione di Reggio Emilia. Davide Duò, ex operaio ceramista disoccupato di 47 anni di origini torinesi, ha ucciso nel sonno la moglie Sandra Pattio (45) e il figlio Thomas (19), ha ridotto in fin di vita l'altro figlio Marco di 4 anni (deceduto in serata all'ospedale di Reggio Emilia per arresto cardiorespiratorio) ed Elisabetta Guidetti, padrona di casa 79enne che da tempo li ospita, amica della madre di sua moglie. Poi ha tentato il suicidio ingurgitando alcol e farmaci in quantità. Quindi intorno alle 4,15 ha chiamato il 112, dopo di che si sarebbe gettato da una finestra del terzo piano. Lo hanno rilevato gli accertamenti medici dopo che è stato portato in coma all'ospedale di Reggio Emilia.

FERITI - L'uomo è in rianimazione, ma non sarebbe in pericolo di vita nonostante vari traumi ossei e una seria lesione spinale. Gravissima invece la condizione della padrona di casa, sottoposta a un intervento chirurgico al torace. I sanitari stanno valutando l'opportunità di un secondo intervento per ridurre le lesioni da sfondamento al viso.

LA «MATTANZA» - La strage è stata compiuta, secondo i primi accertamenti, utilizzando una mazzetta da muratore e un coltello per disossare i prosciutti. Secondo gli investigatori si è trattato di «una vera e propria mattanza». Il fatto che non abbia lasciato biglietti rende difficile la ricostruzione del movente ma le prime ipotesi propendono per un disagio di natura psicologica forse legato alla mancanza di lavoro. Duò da tempo soffriva di depressione ed è definito «un tipo ombroso» da chi lo conosce. I suoi parenti, che vivono nella vicina Scandiano, lo sentivano pochissimo e da tempo non lo vedevano.

DEPRESSIONE - L'omicida, dopo due anni di cassa integrazione, da maggio era ufficialmente disoccupato. Nonostante fosse disoccupato, la famiglia non aveva particolari problemi economici: la moglie lavorava e anche il figlio maggiore dava una mano. Inoltre la famiglia non si pagava l'affitto, la 79enne che li ospitava era come una nonna acquisita. Duò era seguito dal Centro di salute mentale di Reggio Emilia da circa due anni. «Il paziente», si legge in un comunicato stampa della Usl reggiana, «veniva visto con regolarità in ambulatorio e non si è mai reso necessario un ricovero in ambito psichiatrico. Il signor Duò aveva un buon rapporto con gli operatori del servizio, era collaborativo rispetto alle indicazioni terapeutiche e non ha mai mostrato segni di aggressività».

[Fonte: Corriere della Sera]

Già, perché il fatto che fosse "collaborativo rispetto alle indicazioni terapeutiche" è il criterio per stabilire la sanità mentale di una persona e la sua pericolosità sociale: se collabori sei sano, se non collabori (rifiuti la terapia) sei gravemente malato e bisognoso di ricovero coatto, camicia di forza, ecc. ecc.

NAPOLI, 15 NOV 2010 - Monte di Procida, provincia di Napoli, ieri, nel pomeriggio di una tranquilla domenica, Antonio Raffaele Spinelli, 29 anni, accoltella alla gola la piccola Sofia di soli due mesi e la uccide.

L'omicida è lo zio materno della vittima, l'uomo, tossicodipendente e sotto cure psichiatriche, viveva con sua madre.

La famiglia si era riunita a casa della nonna e dopo pranzo i genitori di Sofia sono usciti lasciando la loro piccola alla nonna. Lo zio ha chiesto di poter tenere la piccola, ma Sofia si è messa a piangere e quando la nonna ha riprovato a riprendere la nipote nelle sue braccia, il figlio l'ha spinta con violenza, facendola cadere per terra. La bimba non smetteva di piangere, e lo zio in un raptus ha afferrato un coltello e ha tranciato la gola della bimba, provocandone la morte istantanea.

A nulla sono serviti i soccorsi, la bimba era già senza vita, l'arresto dello zio è avvenuto nell'immediato e l'uomo non ha opposto resistenza, chiudendosi in un totale silenzio.

I due giovani genitori, Fausto e Francesca, rispettivamente di 35 e 33 anni, hanno scoperto la tragedia solo al loro rientro a casa.

STATI UNITI, 24 NOVEMBRE 2010 - Giustizia sulle case farmaceutiche: il governo americano inasprisce le misure.

Dopo le pene multimilionarie, i guai sembrano non finire mai per l'industria psicofarmacologica.

Il Ministero della giustizia USA ha depositato la settimana scorsa le accuse penali contro Lauren Stevens, una ex vicepresidente e consigliere generale aggiunto presso la GlaxoSmithKline.

Vista l'inefficacia delle pene pecuniarie multimilionarie nell'arginare la marea di frodi e marketing illegale, il governo ha attuato una svolta radicale: perseguire i dirigenti delle case farmaceutiche.

La Stevens è accusata di ostruzione di inchiesta, occultamento e falsificazione di documenti e dichiarazioni false alla FDA nella sua indagine del 2002 sulla promozione illegale dell'antidepressivo Wellbutrin come rimedio dimagrante.

PUGLIA, 25 NOVEMBRE 2010 - Psichiatri sotto accusa: dimisero paziente che uccise la madre.

Ennesimo rinvio dell'udienza preliminare a carico del dott. G. G., 69 anni, indagato in qualità di dirigente del servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio, e del dott. F.C., 58, dirigente medico dello stesso servizio, accusato di concorso in rifiuto di atti d'ufficio per non aver prolungato il ricovero di Stefano C., il giovane catanzarese che nel 2004, pochi giorni dopo essere stato  dimesso dalla struttura sanitaria, uccise la madre a coltellate.

PRATO 18 MARZO 2011 - Omicidio del pronto soccorso: condannata a 14 anni la rom che uccise il pensionato.

Quando accoltellò a morte Mariso Mordini era capace di intendere e di volere ma nonostante questo il giudice le ha riconosciuto tutte le attenuanti del caso. È stata così condannata a 14 anni di reclusione Aida Halilovic, la giovane rom che la notte tra il 15 e il 16 settembre di un anno fa accoltellò a morte un pensionato di 72 anni, al termine di un litigio scaturito, forse, da una elemosina negata.

Questa mattina si è celebrato il processo con rito abbreviato e alla fine il giudice Anna Liguori ha più che dimezzato la richiesta dell'accusa: il pm Eligio Paolini aveva infatti chiesto una pena di 30 anni, il massimo previsto con questo tipo di rito. La difesa della nomade, invece, aveva invocato l'incapacità di intendere e di volere della donna nel momento in cui metteva in atto il tragico gesto. Secondo l'avvocato Gabriele Terranova - che ha già annunciato ricorso in appello - Aida quando uccise Mordini era in preda ad una sindrome post traumatica per un presunto strupro di gruppo che avrebbe subito nei giorni precedenti l'omicidio. Situazione aggravata dal fatto che la giovane era sotto cura con psicofarmaci.

Psichiatria violenta per le neo mamme?

[FONTE: www.lalevadiarchimede.it]

Nel 1936, il Dott Antonio Egas Moniz, portoghese, praticò la prima lobotomia su un uomo. Questa tecnica consisteva nella recisione dei lobi frontali della persona, attraverso la trapanazione del cranio e la distruzione del tessuto connettivo presente. Per questa tecnica, il Dott. Moniz vinse, nel 1949, il Premio Nobel per la Medicina. C'è da raccapricciare!

Distruggendo i lobi frontali, la persona non è più in grado, di fatto, di pensare e di essere persona. Risulta sostanzialmente un vegetale che, molte volte, non è nemmeno in grado di proferire parola o di riconoscere le persone, e nemmeno di un sorriso del cuore o di un moto di sentimento.

Insomma, per più di 40 anni hanno usato per curare i disturbi psichiatrici una tecnica violenta che toglie alla persona tutto, la rende incapace di comprendere qualsiasi cosa.

Eppure, "scomparsi i sintomi", la persona era considerata "guarita".

Anche tecniche come l'Elettroshock sono da giudicarsi "barbare".

Il nome tecnico è "Terapia Elettro Convulsivante" (TEC), perché consiste nel far passare nel cervello corrente elettrica, in modo da provocare delle convulsioni.

Non so cosa gli psichiatri italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini avessero in mente, quando hanno praticato per la prima volta questa tecnica su una persona, nel 1938.

Negli Stati Uniti la tecnica è stata ampiamente utilizzata verso la metà degli anni 80, perché era l'unica che permettesse la copertura assicurativa ospedaliera (incredibile!).

Oggi è ancora utilizzata. E si dice anche che viene utilizzata in forme depressive nelle quali l'impiego di antidepressivi, anche per diverso tempo, non abbiano ottenuto le risposte desiderate.

Insomma: si fa passare corrente elettrica nel cervello, sperando che cambi qualcosa.

Si provocano convulsioni nella persona per "curare"! Anche qui c'è da trasalire.

Nel Film "Un Angelo alla mia Tavola" di Jane Champion, la protagonista, presunta affetta da schizofrenia (che poi si è dimostrato non essere vero) ha detto che, nel suo ricovero in clinica, aveva subito oltre 200 elettroshock. Le sue parole furono che di ognuno le "rimane un ricordo come di un'autentica esecuzione".


Ecco quindi un breve compendio delle ultime cronache.

Ennesimi crimini e assassinii e misfatti perpetrati dalla psichiatria e da big-pharma.

Guarda caso, anche l'assassino che ha sterminato recentemente la sua famiglia, moglie e due figli, era imbottito di psicofarmaci ed in cura da due anni presso strutture psichiatriche pubbliche, e questo è solo l'ultimo dei pazzi allucinati creati dalle droghe psichiatriche.

Vogliamo anche ricordare le varie stragi nei College d'oltreoceano, ce n'è bisogno?

Quanta altra gente innocente deve essere uccisa dagli zombi assassini creati da questi criminali impuniti?

A quante altre mattanze o macellazioni di esseri umani vogliamo assistere impotenti?

Quando inizieremo ad aprire gli occhi e riconoscere il FALLIMENTO della psichiatria e della psicologia (pseudoscienze criminali)?

Queste categorie di "professionisti" (della truffa), sono solo millantatrici, si ammantano di scientificità, quando torturano con Elettroshock o mutilano con lobotomie prefrontali e transorbitali, quando si occupano solo di spacciare droghe, e droghe ben peggiori delle droghe di strada.

Riconosciamoli per quello che sono e 'vadano retro' o meglio: in galera!

Vanno loro tolti tutti i fondi pubblici a qualsiasi titolo o ragione.

Devono essere buttati fuori dalle scuole.

Devono essere buttati fuori dagli ospedali e dai tribunali.

Questa pseudoscienza criminale non deve più essere insegnata nelle università.

Devono essere estromessi dalla società e messi in condizione di non nuocere.

Truffano altresì l'intera comunità, dalla quale si fanno mantenere e sovvenzionare a suon di milioni di euro pubblici, in combutta coi tangentati e tangentisti del Ministero della Sanità, da Poggiolini in poi nessuno escluso.

Ma apriamo gli occhi ed osserviamo l'ovvio:

  • dopo due anni che gli imbianchini hanno pitturano casa scopro che le pareti sono scrostate ed ammuffite!
  • dopo due anni che il meccanico mi sta mettendo a punto l'automobile, mi schiatta il motore con un gran botto!
  • dopo due anni di cura dal fisioterapista la schiena mi si spezza in due!
  • dopo due anni di 'riparazioni' al tetto della casa, crolla tutto quanto ed uccide familiari ed amici!
  • dopo due anni in "cura" dagli psichiatri stermino la mia famiglia al completo e tento il suicidio!

Conveniamo che c'è qualcosa che non quadra?

Quali evidenze dobbiamo ancora attendere?

Non farti più fregare...

Se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono...