Mal di scuola

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Desideriamo commentare l'articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 5 settembre u.s., dal titolo "Il mal di scuola esiste veramente".

Sembra difficile far capire certi semplici meccanismi, oppure, forse, non li si vuole capire di proposito.

Il mal di scuola pubblicizzato dall'articolo, con relativi mal di pancia, mal di testa e malesseri vari sono tutti disturbi da "richiamo", nel senso che richiamano al bambino, situazioni precedenti di reale disagio determinato da difficoltà nell'apprendimento. Fin qui nulla di nuovo.

Richiamano altri mal di testa e mal di pancia che in passato hanno "salvato" il bambino evitandogli di andare a scuola, o un'interrogazione, o una possibile punizione, ecc. Si tratta dello stesso meccanismo usato dagli adulti per giustificare un'incapacità, una difficoltà o una mancanza: "ho fatto quell'errore perché non stavo bene (avevo mal di testa, di pancia, all'alluce, ecc., ecc.)" e ciò crea "comprensione" e "solidarietà" mettendo al riparo da possibili ripercussioni chi non ha fatto quello che doveva fare, o non l'ha fatto come avrebbe dovuto. Un esempio classico del repertorio comico (e non), è la moglie che utilizza il "mal di testa" per evitare le "attenzioni" del marito.

Potremmo quindi dire che i sintomi del "mal di scuola" non sono altro che delle disabilità temporanee a cui si ricorre più o meno consapevolmente per evitare qualcosa di spiacevole o presunto tale.

Spiacevole come le ansie, che non sono altro che momenti di tensione determinati da incertezza, indecisione, ambiguità, non comprensione, assenza di informazione corretta o addirittura totale assenza d'informazioni che lasciano il bambino nel vago, nell'indefinito, nel non compreso, nell'inconoscibile: c'è forse qualcosa di più pauroso, di più ansiogeno dell'inconoscibile? Quando, ad esempio, ci rivolgiamo a un bambino con dei paroloni forbiti pensando d'insegnargli qualcosa, in realtà diminuiamo la sua capacità di comprendere aumentando al contempo il suo disagio, con tutti gli effetti che ne conseguono.

Per un bambino questo significa avere aree di incertezza determinate da una non completa comprensione delle situazioni esterne, siano esse in ambito scolastico piuttosto che i discorsi dei grandi o altre aree oggettive/soggettive della vita, delle quali il bambino non ha afferrato appieno il significato, il senso, il concetto.

Viviamo in un mondo dove il mezzo di comunicazione principale è il linguaggio e il linguaggio è il veicolo per miliardi di simboli grafici e fonetici che, uniti in parole, costituiscono l'elemento fondante dell'espressione verbale e scritta. E' importante dunque che le singole parole e ciascun simbolo in esse contenuto siano pienamente compresi se si vuole una visione davvero chiara e completa, scevra da ambiguità, del discorso e delle circostanze che esso crea o rappresenta.

Permettere al bambino di capire le situazioni, capire il linguaggio, utilizzare espressioni limpide e comprensibili sin dai primi anni di vita, evitare ambiguità e mal comprensioni, farlo vivere in un ambiente il più "chiaro" possibile durante tutto l'arco della crescita, è un modo funzionale per evitare ansie e prevenire, com'è intuibile, non solo il mal di scuola. Dare questa possibilità anche all'adulto, poi, permetterebbe di avere una società più tranquilla, meno frenetica, più razionale e intelligente.

La nostra Tecnologia di Studio rappresenta un'opportunità concreta per risolvere il cosiddetto "mal di scuola"; se applicata con criterio, risolve gli innumerevoli problemi collegati ai disagi creati dalla scuola odierna e non solo.

Ma questo sicuramente non piacerebbe ai fautori e sostenitori di certe teorie "psichiche", pronti a consigliare la pillolina miracolosa per qualsiasi situazione di vita, mal di scuola incluso!

AA.VV.

(Tratto da www.studytech.it)