La croce che dobbiamo portare

Ne avevamo già parlato il 19 settembre 2002 nell'articolo "Ritorno al passato". Ci sentiamo in dovere di riparlarne oggi, 16 febbraio 2006, a seguito della decisione del Consiglio di Stato in base alla quale il crocifisso deve rimanere esposto nelle aule scolastiche italiane in quanto «è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili.»

Quali valori civili? Quelli dell'intolleranza, delle guerre sante e delle inquisizioni? Non vogliamo in questa sede ripetere quanto già detto in "Ritorno al passato". Sottolineiamo, tuttavia, che il cristianesimo e l'intolleranza insita nel pensiero cristiano sono alla base di tutte le cacce alle streghe operate in occidente, non ultima la caccia agli ebrei, ai Testimoni di Geova e ai "diversi" ad opera del regime nazista, si veda a tal proposito "Antisemitismo e intolleranza".

Vince quindi la linea dei papi (Woityla prima e Ratzinger poi), dei Casini e dei Pera, e dei leghisti alla Borghezio.

Sempre oggi si legge (e si ascolta ai telegiornali) che il leghista Calderoli (ministro della Repubblica Italiana), confortato dalla decisione del Consiglio di Stato, ha indossato magliette raffiguranti vignette di scherno contro l'Islam. Proprio un bell'esempio di cristianità e di valori civili. Dovesse succedere che qualche testa calda musulmana decida di lavare cotanta onta con qualche attacco bombarolo ai danni di incolpevoli cittadini italiani, sapremo chi ringraziare.

Il guaio è che Calderoli ha avuto l'ardire di fare quello che buona parte dell'establishment cattolico-cristiano vorrebbe fare ma, cinicamente, deplora con garbo. Le magliette con le vignette no, ma un bel crocifisso affisso per "legge" a ricordare a tutti, atei, musulmani, buddisti, ecc., che qui comandano loro, i "civili cristiani", quello sì. Ma chi è nato e cresciuto in Italia e in quel simbolo comunque non si riconosce, deve subire e tacere altrimenti si mette contro la legge? Se così fosse, ecco che saremmo già ritornati al passato.