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Il grande fabbricatore di bolle americano

Dai titoli tecnologici ai rincari del petrolio, Goldman Sachs ha architettato tutte le più importanti manipolazioni del mercato fin dalla Grande Depressione, e lo sta facendo ancora.

di MATT TAIBBI - Tratto da RollingStone

La prima cosa che devi sapere a proposito di Goldman Sachs è che essa è dappertutto. La banca di investimento più potente del mondo è un grande calamaro vampirizzante che avvolge il volto dell'umanità, incanalando inesorabilmente il suo sangue in qualsiasi cosa che odori di soldi. Infatti, la storia delle recenti crisi finanziarie, che va di pari passo con la storia del rapido declino e della caduta dell'impero Americano, improvvisamente e fraudolentemente prosciugato, sembra un elenco di funzionari Goldman Sachs.

Oramai, la maggior parte di noi conosce i principali protagonisti. Giacché Henry Paulson, ultimo segretario del Tesoro di George Bush e precedentemente CEO di Goldman, è stato l'architetto del salvataggio finanziario (bailout), un piano sospettoso di auto-aiuto per incanalare miliaia di miliardi dei Tuoi Dollari verso un manipolo di suoi vecchi amici a Wall Street. Robert Rubin, ex segretario del Tesoro di Bill Clinton, ha trascorso 26 anni alla Goldman prima di diventare presidente di Citigroup - che a sua volta ha ricevuto da Paulson un salvataggio di 300 miliardi di dollari dei contribuenti. C'è John Thain, l'idiota a capo di Merrill Lynch, che ha acquistato un tappeto del valore di 87.000 dollari per il suo ufficio nel momento in cui la sua azienda stava implodendo; ex banchiere di Goldman, Thain ha beneficiato di un sussidio multimiliardario da parte di Paulson, che ha usato miliardi di fondi dei contribuenti per aiutare la Banca d'America a salvare l'azienda mal ridotta di Thain. Robert Steel, l'ex capo Goldmanista di Wachovia, quando la sua banca si stava auto-distruggendo ha ottenuto il pagamento di una buonuscito di 225 milioni di dollari per sé e per i suoi amici dirigenti. C'è Joshua Bolten, capo dello staff di Bush durante il salvataggio, e Mark Patterson, l'attuale capo dello staff del Tesoro che solo un anno fa era membro di una lobby Goldman, e Ed Liddy, l'ex direttore Goldman che Paulson ha messo a capo del gigante assicurativo AIG dopo il suo salvataggio e che dopo l'entrata in consiglio di amministrazione di Liddy ha pagato a Goldman 13 miliardi di dollari. I direttori delle banche nazionali di Canada e Italia (Mario Draghi, ndr) sono allievi di Goldman, come lo è il direttore della Banca Mondiale, il direttore della Borsa Valori di New York, gli ultimi due direttori della Federal Reserve Bank di New York - che, accidentalmente, ora ha l'incarico di sorvegliare Goldman - senza contare ...

Ma allora, qualsiasi tentativo di costruire un resoconto su tutti gli ex Goldmanisti in posizioni influenti diventa rapidamente un esercizio assurdo e inutile, come cercare di fare un elenco di qualsiasi cosa. Quello che devi conoscere è il quadro generale: se ora l'America sta finendo in un tombino, Goldman Sachs ha trovato il modo di essere quel tombino - una feritoia estremamente sfortunata nel sistema capitalistico delle democrazie occidentali, che non ha mai previsto che in una società governata passivamente dal mercato libero e dalle elezioni libere, l'ingordigia organizzata sconfigge sempre la democrazia disorganizzata.

La sfera d'azione e il potere senza precedenti della banca le hanno permesso di trasformare l'America in una gigantesca frode pump-and-dump[1] manipolando per anni interi settori economici alla volta, spostando la puntata dei dadi su questo o quel collasso del mercato, rimpinzandosi ogni volta con i costi nascosti che stanno distruggendo le famiglie ovunque: rincari della benzina, tassi del credito ai consumo che aumentano, fondi pensione dimezzati, licenziamenti di massa, tasse future per pagare i salvataggi. Tutto il denaro che stai perdendo va da qualche parte, ovvero va da Goldman Sachs, sia in senso letterale che figurativo: la banca è un grande congegno altamente sofisticato per convertire la ricchezza della società, utile e utilizzata, nella sostanza meno utile, più superflua e indissolubile sulla Terra: il puro profitto per individui ricchi.

Ottiene ciò usando ripetutamente lo stesso copione. La formula è relativamente semplice: Goldman si colloca nel centro di una bolla speculativa, vende investimenti che sa essere schifezze. Quindi aspira immense somme dai ceti medi e poveri della società con l'aiuto di uno stato paralizzato e corrotto che le permette di riscrivere le regole in cambio degli spiccioli, per modo di dire, che la banca getta al clientelismo politico. Infine, quando tutto va in rovina e milioni di cittadini normali vengono lasciati sul lastrico, la banca ripete l'intera operazione, partecipando al nostro salvataggio prestandoci il nostro denaro ad un interesse, vendendo se stessa come un gruppo di uomini al di sopra della cupidigia, solo tipi davvero svegli che tengono unte le ruote. Ha tirato fuori questa trovata ripetutamente dagli anni 1920, e ora si prepara a farlo di nuovo, creando quella che potrebbe essere la bolla più grande e più audace fino ad ora.

Se vuoi comprendere in che modo siamo entrati in questa crisi finanziaria, devi prima comprendere dove sono finiti tutti i soldi e, per capirlo, devi comprendere quello che Goldman si è già portata via. È la storia di cinque bolle, incluso quello strano e apparentemente inspiegabile guizzo del petrolio dell'anno scorso. Ci sono stati molti perdenti in ciascuna di queste bolle e nei salvataggi con fondi pubblici che sono seguit. Ma Goldman non era tra loro.

Se ora l'America sta finendo in un tombino, Goldman Sachs ha trovato il modo di essere quel tombino

BOLLA N.1 -  LA GRANDE DEPRESSIONE

Goldman non è sempre stata una gigantesca organizzazione di Wall Street "troppo grande per cadere", la spietata faccia del capitalismo quasi sempre dopato del tipo "uccidere o essere uccisi". La banca fu fondata nel 1869 da un immigrato tedesco di nome Marcus Goldman, che la mise in piedi assieme al genero Samuel Sachs. Furuno dei pionieri nell'uso delle cambiali, il che è un modo stravagante per dire che facevano soldi prestando dei pagherò a breve termine a dei piccoli venditori nel centro di Manhattan.

Probabilmente puoi immaginare la trama fondamentale dei primi 100 anni di affari di Goldman: coraggiosa banca d'investimento guidata da immigrati ce la fa da sola, contro ogni aspettativa, e fa soldi a palate. In quella storia antica c'è stato un solo episodio che, ora, alla luce di avvenimenti più recenti, merita di essere approfondito: la disastrosa incursione di Goldman nella folle speculazione prima del crollo di Wall Street negli ultimi anni 1920.

Questo grande Hindenburg[2] della storia finanziaria ha alcune caratteristiche che suonano familiari. Tornando indietro, il mezzo principale usato per ingannare gli investitori era chiamato "società finanziaria". Simile ai moderni fondi comuni di investimento, le società finanziarie prendevano il contante da piccoli e grandi investitori e (almeno in teoria) e lo investivano in un calderone di titoli di Wall Street, sebbene spesso i titoli e gli ammontari venivano tenuti nascosti al pubblico. Per cui un bravo-ragazzo poteva investire 10 o 100 dollari in una finanziaria e sentirsi come se fosse un grande protagonista. Molto simile agli anni 1990, allorquando nuovi strumenti come il day trading[3] e l'e-trading[4] attirarono dalle zone rurali grandi quantità di nuovi babbei desiderosi di sentirsi dei pezzi grossi: le finanziarie irretirono nel gioco speculativo una nuova generazioni di bravi-ragazzi investitori.

Goldman approdò tardi al gioco delle società finanziarie, dando vita a uno schema che si ripete in continuazione, quindi ci saltò dentro a piedi uniti e andò fuori di testa. La prima opera fu la Goldman Sachs Trading Corporation; la banca emise un milione di azioni a 100 dollari l'una, acquistò quelle azioni con i propri soldi e quindi ne rivendette il 90% a un pubblico bramoso per 104 dollari. Quindi la società acquistò implacabilmente le proprie azioni, facendone aumentare continuamente il prezzo. Alla fine svendette parte del suo pacchetto azionario e finanziò una nuova società di investimento, la Shenandoah Corporation, emettendo ulteriori milioni in azioni di quel fondo, che, a loro volta, finanziarono un'altra società d'investimento: la Blue Ridge Corporation. In questo modo, ogni finanziaria serviva da copertura per l'interminabile piramide di investimenti: Goldman che si nasconde dietro Goldman che si nasconde dietro Goldman. Delle iniziali 7.250.000 azioni di Blue Ridge, 6.250.000 in realtà erano di proprietà di Shenandoah, che a sua volta, naturalmente, era in gran parte posseduta da Goldman Trading.

Il risultato finale (chiediti se ti suona familiare) fu un'orgia di denaro preso in prestito, squisitamente vulnerabile a una diminuzione del rendimento in qualsiasi momento. Il concetto di base non è difficile da seguire. Prendi un dollaro e a fronte di esso te ne fai prestare nove; quindi prendi quel fondo di 10 dollari e te ne fai prestare 90; poi prendi il tuo fondo da 100 dollari e, a patto che il pubblico continui a prestarti i soldi, ti fai prestare 900 dollari e li investi. Se l'ultimo fondo della catena inizia a perdere valore, non avrai più i soldi da restituire ai tuoi investitori, che vengono massacrati.

In un capitolo de Il Grande Crollo: 1929 intitolato "In Goldman Sachs crediamo", il famoso economista John Kenneth Galbraith portò come esempi classici della follia degli investimenti basati sul rapporto di indebitamento le finanziarie Blue Ridge e Shenandoah. Le finanziarie, scrisse, furono una delle cause maggiori del crollo storico del mercato. Le perdite subite dalla banca ammontarono a 475 miliardi di dollari al cambio odierno. "È difficile non stupirsi di fronte all'immaginazione implicita in questa gargantuesca follia" osservò Galbraith, sembrando Keith Olbermann con un fazzoletto al collo. "Se follia ci deve essere, possiamo dire qualcosa per averla su una scala eroica".

BOLLA N.2 - TITOLI TECNOLOGICI

Avanziamo velocemente di circa 65 anni. Non solo Goldman è sopravvissuta al crollo che ha distrutto moltissimi degli investitori che ha abbindolato, è andata avanti fino a diventare il principale consorzio di collocamento di titoli di nuova emissione delle società più ricche e potenti del paese. Grazie a Sidney Weinberg, che da assistente portinaio fece carriera fino a capo della società, Goldman diventò il pioniere dell'Offerta Pubblica Iniziale (OPI, in inglese Initial Public Offering - IPO), uno dei mezzi principali, e più lucrativi, con il quale le società si procurano denaro. Durante gli anni 1979 e 1980, Goldman può non essere stata la Morte Nera mangia-pianeti dell'influenza politica come lo è oggi, tuttavia era una società di rango elevato con la reputazione di attirare a sé i talenti più brillanti della Borsa.

Stranamente, aveva anche la reputazione di un'etica relativamente solida e di un approccio all'investimento diligente che respingeva i guadagni facili. I suoi dirigenti erano addestrati ad adottare il motto dell'azienda: "avidi a lungo termine"[5]. Un ex banchiere di Goldman, che lasciò l'azienda nei primi anni novanta, ricorda di aver visto i suoi superiori rinunciare a un affare molto proficuo sulla base che era una perdita nel lungo termine. "Abbiamo restituito denaro a grandi aziende clienti che avevano fatto dei pessimi accordi con noi", dice. "Tutto ciò che facevamo era legale e corretto, e 'avidi a lungo termine' significava che non volevamo realizzare un profitto tale da rovinare il mercato a spese dei clienti".

Ma poi è successo qualcosa. È difficile dire cosa esattamente. Può essere stato il fatto che Robert Rubin, co-presidente di Goldam nei primi anni novanta, seguì Clinton alla Casa Bianca, dove diresse il Consiglio Economico Nazionale, diventando infine segretario del Tesoro. I media americani, innamoratisi della storia di un paio di baby boomer, figli degli anni sessanta, yuppie fan dei Fleetwood Mac annidiati nella Casa Bianca, nutrirono anche un'evidente infatuazione per Rubin, decantato come la persona senza alcun dubbio più intelligente che abbia mai calpestato il suolo terrestre, con Newton, Einstein, Mozart e Kant a debita distanza.

Rubin era il prototipo del banchiere Goldman. Nato probabilmente con un abito da 4000 dollari, aveva una faccia che sembrava permanentemente bloccata in una specie di smorfia per chiedere scusa di essere così più intelligente di te, lasciando filtrare un'emozione neutrale alla Spoke: l'unico sentimento umano che potresti immaginare sperimentasse sarebbe un incubo sull'essere costretto a viaggiare in seconda classe. Diventò quasi un cliche nazionale che qualsiasi cosa Rubin pensasse era la migliore per l'economia, un fenomeno che raggiunse l'apice nel 1999, quando Rubin comparve sulla copertina di Time assieme al suo vice-Tesoriere, Larry Summers, e al direttore della Fed, Alan Greenspan, sotto il titolo IL COMITATO PER SALVARE IL MONDO. "Quello che Rubin pensava" era, soprattutto, che l'economia americana, in particolare i mercati finanziari, era iper-regolamentata e aveva bisogno di essere lasciata libera. Durante il suo mandato al Tesoro, La Casa Bianca di Clinton fece una serie di mosse che avrebbero avuto delle conseguenze drastiche per l'economia globale, a iniziare dalla totale e completa omissione da parte di Rubin di disciplinare la sua vecchia azienda nel suo folle entusiasmo per i profitti a breve termine.

Il raggiro fondamentale dell'Era Internet è piuttosto semplice da comprendere anche per gli analfabeti in ambito finanziario. Società che erano poco più che idee suggerite dall'erba, scarabocchiate su dei tovaglioli da fumatori nottambuli di bong, mettevano in vendita i loro titoli mobiliari tramite l'Offerta Pubblica Iniziale, pompandoli sui media e vendendoli al pubblico per mega-milioni. Era come se le banche tipo Goldman infiocchettassero delle angurie, le gettassero dalle finestre del 50° piano e aprissero i telefoni per ricevere le offerte. In questo gioco vincevi solo se riuscivi a rivendere i titoli acquistati prima che l'anguria toccasse terra.

Adesso sembra ovvio, ma quello che l'investitore medio al tempo non sapeva era che le banche avevano cambiato le regole del gioco, facendo sembrare gli affari migliori di quanto fossero. Lo fecero dando vita a quello che in realtò era un sistema di investimento a due livelli: uno per gli insider che sapevano come stavano le cose, e l'altro per l'investitore profano che veniva invitato a rincorrere dei prezzi in rapida ascesa che le banche stesse sapevano essere irrazionali. Mentre più tardi lo schema di Goldman sarebbe stato di capitalizzare sulle modifiche nell'ambiente regolatore, la sua innovazione fondamentale negli anni di internet fu di abbandonare i propri standard industriali di controllo della qualità.

"Fin dalla Depressione, c'erano delle rigide linee guida per le sottoscrizioni, alle quali Wall Street aderiva quando quotava un'azienda" dice un illustre gestore di fondi speculativi (hedge-fund). "La società doveva essere nel commercio da un minimo di cinque anni e doveva dimostrare redditività per tre anni consecutivi. Ma Wall Street ha preso queste linee guida e le ha gettate nel cestino". Goldman ha completato l'inganno gonfiando le azioni fittizie: "I loro analisti andavano in giro a dire Sciocchezze.com vale 100 dollari per azione".

Il problema fu che nessuno disse agli investitori che le regole erano cambiate. "Chiunque all'nterno sapeva", dice il gestore. "Bob Rubin sapeva, sicuro come l'oro, quali fossero gli standard di sottoscrizione, dato che sono rimasti intatti fin dagli anni 1930".

Jay Ritter, un professore di finanze dell'Università della Florida specializzato in OPI, dice che le banche tipo Goldman sapevano benissimo che molte delle offerte pubbliche che reclamizzavano non avrebbero mai fatto un soldo. "All'inizio degli anni ottanta i principali sottoscrittori insistevano su tre anni di redditività. Poi diventarono un anno, poi un trimestre. Al tempo della bolla di internet non richiedevano redditività nemmeno nel futuro prevedibile".

Goldman ha negato di aver modificato i propri standard di sottoscrizione durante gli anni di internet, ma le sue statistiche la smentiscono. Proprio come fece con le società finanziarie degli anni 1920, Goldman ha iniziato lentamente diventando poi folle negli anni di internet. Dopo aver messo in vendita nel 1996, quando il boom di internet era già iniziato, i titoli di Yahoo!, una società poco conosciuta dai risultati finanziari modesti, Goldman diventò rapidamente il re delle OPI nell'era di internet. Delle 24 società che quotò nel 1997, un terzo era in perdita al tempo delle OPI. Nel 1999, all'apice del boom, mise in vendita i titoli di 47 società, incluso quelle fallite in partenza come Webvan ed eToys, offerte di investimento che erano in molti modi l'equivalente moderno di Blue Ridge e Shenandoah. Nel primo quadrimestre dell'anno seguente mise in vendita i titoli di 18 società, 14 delle quali erano in perdita. Ad un primario investitore in titoli internet durante il boom, Goldman fornì dei profitti di gran lunga più volatili di quelli dei suoi concorrenti: nel 1999, le OPI di Goldman aumentarono in media del 281% rispetto al prezzo dell'offerta, mentre la media di Wall Street era del 181%.

Come faceva Goldman a raggiungere dei risultati così straordinari? Una risposta è che usava la pratica chiamata "laddering" (diversificazione del portafoglio), che non è altro che un modo fantasioso di dire che manipolava il prezzo dei titoli delle nuove offerte. Ecco come funziona: diciamo che tu sei Goldman Sachs e che Sciocchezze.com viene da te e ti chiede di vendere i loro titoli. Ti metti d'accordo come al solito: tu stabilisci il prezzo del titolo, determini quante azioni devono essere emesse e porti il CEO di Sciocchezze.com in un "tour itinerante" per parlare con gli investitori e convincerli. Il tutto in cambio di un sostanziale onorario (di solito il sei o sette percento della cifra raccolta). Quindi assicuri ai tuoi clienti migliori il diritto di acquistare grosse fette della OPI a un prezzo di offerta basso - diciamo che il prezzo iniziale di un'azione di Sciocchezze.com è di 15 dollari - in cambio della promessa che loro in seguito acquisteranno altre azioni sul mercato aperto. Questa richiesta, apparentemente innocua, ti da' la conoscenza di prima mano sul futuro delle OPI, conoscenza che non viene svelata a quei fessi di day-trader che ricevono solo il prospetto informativo al quale attenersi. Tu sai che alcuni tuoi clienti che hanno acquistato un'ammontare X di azioni a 15 dollari acquisteranno anche un ammontare Y ulteriore di azioni a 20 o 25 dollari, garantendo virtualmente che il prezzo salirà a 25 dollari e oltre. In questo modo, Goldman poteva aumentare artificialmente il prezzo della nuova società, che naturalmente andava a vantaggio della banca: una parcella del sei percento su di una OPI da 500 milioni di dollari è una quantità di denaro considerevole.

Goldman fu denunciata ripetutamente dagli azionisti per aver fatto laddering in una quantità di OPI di internet, incluso Webvan e NetZero. Tale pratica ingannevole ha anche catturato l'attenzione di Nicholas Maier, direttore del consorzio Cramer & Co., il fondo speculativo diretto al tempo dall'adesso famoso Jim Cramer, l'idiota del chiacchiericcio televisivo, anche lui allievo di Goldman. Maier ha detto alla SEC (Commissione per i Titoli e gli Scambi) che quando lavorava per Cramer tra il 1996 e il 1998, fu ripetutamente costretto a fare laddering durante le vendite delle OPI con Goldman.

"Da quello che ho potuto vedere, alla Goldman erano i perpetratori peggiori", disse Maier. "Hanno alimentato la bolla nel modo più assoluto. Ed è quel tipo di comportamento in particolare che ha causato il crollo del mercato. Creavano questi titoli su una base illegale, manipolata, e alla fine, in realtà, solo gli sprovveduti finivano per farne incetta". Nel 2005 Goldman accettò di pagare 40 milioni di dollari per le sue violazioni con il laddering, una piccola penalità in relazione agli enormi profitti realizzati. (Goldman, che ha negato di aver commesso trasgressioni in tutti i casi che ha liquidato, si è rifiutata di rispondere alle domande su questa vicenda.)

Un'altra pratica che ha visto coinvolta Goldman durante il boom di internet era lo "spinning"[6], meglio conosciuto come corruzione. In questo caso la banca d'investimenti offriva ai dirigenti della società per la quale aveva appena effettuato l'OPI, delle azioni a prezzi ancora più bassi in cambio di affari futuri con le sottoscrizioni di titoli di nuova emissione. Quindi le banche che praticavano lo spinning svalutavano il prezzo dell'offerta iniziale, facendo in modo che il prezzo di quelle "nuove" azioni di apertura, che avevano distribuito agli insider, avesse maggiori probabilità di aumentare velocemente, offrendo maggiori guadagni del primo-giorno ai pochi scelti. Quindi, anziché far aprire Scioccchezze.com a 20 dollari, la banca avvicina il CEO di Scioccchezze.com e gli offre un milione di azioni della propria azienda a 18 dollari in cambio di affari futuri, di fatto rapinando tutti i nuovi azionisti di Scioccchezze.com, grazie al cambio di direzione del contante, che dovrebbe essere entrato a far parte del saldo della società, in un conto privato del CEO della società.

Si presume che in un caso Goldman abbia fatto un'offerta speciale multi-milionaria al CEO di eBay, Meg Whitman, che in seguito è entrato nel consiglio di amministrazione di Goldman, in cambio di investimenti bancari futuri. Secondo un rapporto del House Financial Services Committee del 2002, Goldman fece offerte di titoli speciali a dirigenti di 21 società per le quali aveva curato l'OPI, incluso il co-fondatore di Yahoo!, Jerry Yang, e due dei grandi vermi infami dell'era degli scandali finanziari: Dennis Kozlowski di Tyco e Ken Lay di Enron. Goldman denunciò con veemenza il rapporto come "un'egregia distorsione dei fatti", ciò poco prima di pagare 110 milioni di dollari per transare un'investigazione, nello spinning e in altre manipolazioni, avviata dagli ispettori dello stato di New York. "Lo spinning di 'nuove' azioni OPI non era un beneficio accessorio innocuo", disse al tempo l'allora procuratore generale Eliot Spitzer. "Si trattava, invece, di una parte integrante di uno schema fraudolento per accaparrarsi nuovi investimenti bancari."

Tali pratiche hanno concorso a trasformare la bolla di internet in uno dei più grandi disastri finanziari nella storia del pianeta: il solo NASDAQ ha distrutto ricchezza per 5 trilioni di dollari. Ma il vero problema non è consistito nei soldi persi dagli azionisti, ma nei soldi guadagnati dai dirigenti delle banche di investimento, che hanno ricevuto dei bonus enormi per corrompere il mercato. Anziché insegnare a Wall Street che le bolle deflazionano sempre, gli anni di internet hanno dimostrato ai banchieri che in anni di capitali liberamente fluttuanti e di società finanziarie pubbliche, è estremamente facile gonfiare i prezzi delle bolle e che i bonus individuali sono maggiori quando la follia e l'irrazionalità aumentano.

Da nessun'altra parte ciò è vero quanto in Goldman. Tra il 1999 e il 2002, l'azienda ha pagato compensi e benefit per 28,5 miliardi di dollari: una media di 350.000 dollari all'anno per dipendente. Queste cifre sono importanti poiché l'eredità principale del boom di internet è che l'economia ora è guidata in larga parte dal perseguimento di salari e benefit enormi resi possibili da bolle simili. Il motto di Goldman "avidi a lungo-termine" è svanito nell'aria, dato il gioco è diventato quello di ricevere il tuo assegno prima che l'anguria tocchi terra.

Il mercato non era più un luogo gestito razionalmente dove coltivare affari veri e redditizi: era solo un vasto oceano di Soldi di Qualcun Altro nel quale i banchieri pescavano grandi somme con qualsiasi mezzo fosse necessario, cercavando di convertire quel denaro in benefit e indennizzi il più velocemente possibile. Hai diversificato il portafoglio e fatto spinning su 50 OPI di internet che sono fallite  nell'arco di un anno? E con ciò? Quando la Commissione per i Titoli e gli Scambi multerà la tua azienda per 110 milioni, lo yacht che avevi acquistato con i bonus delle OPI avrà già sei anni. Inoltre, probabilmente nel frattempo te ne sei andato da Goldman e dirigi il Tesoro degli USA, o forse governi lo stato del New Jersey. (Uno dei momenti più comici nella storia del recente crollo finanziario americano è stato quando il Governatore del New Jersey, Jon Corzine, che diresse Goldman dal 1994 al 1999 e se ne andò con 320 milioni di dollari in titoli di OPI gonfiate, sostenne nel 2002 che "Io non ho mai sentito prima il termine "laddering".)

Per una banca che ha sborsato 7 miliardi di dollari all'anno in salari, le multe di 110 milioni di dollari emesse un lustro dopo non sono un deterrente: sono una barzelletta. Una volta esplosa la bolla di internet, Goldman è rimasta senza stimoli per riassestare la sua nuova strategia mirata al profitto e si è semplicemente guardata intorno alla ricerca di un'altra bolla da gonfiare. Come si è scoperto, ce n'era una pronta, in gran parte per merito di Rubin.

Goldman ha truffato gli investitori dell'immobiliare scommettendo contro le proprie ipoteche schifose

BOLLA N.3 - LA MANIA IMMOBILIARE

Non è difficile ricostruire il ruolo di Goldman nel grande disastro della bolla immobiliare. Di nuovo, l'imbroglio fondamentale è stato l'abbandono degli standard di sottoscrizione, anche se in questo caso gli standard non riguardavano le OPI ma le ipoteche. Oggi, quasi tutti sanno che per decenni gli operatori ipotecari hanno insistito che gli acquirenti di immobili fossero in grado di dare un acconto del 10 percento o più, dimostrare un'entrata costante e un buona posizione creditizia, oltre che possedere un nome e un cognome veri. Poi, all’alba del terzo millennio, improvvisamente gettarono le regole fuori dalla finestra come spazzatura e iniziarono a intestare mutui, scritti sul retro di tovagliolini, a qualunque cameriera da night ed ex carcerato in possesso di cinque dollari e una merendina.

Niente di ciò sarebbe stato possibile senza banche d'investimento come Goldman, che ha creato i mezzi per impacchettare quelle ipoteche e venderle in massa a ignare compagnie di assicurazioni e fondi pensionistici. Ciò ha creato un mercato di massa di debiti tossici che non erano mai esistiti prima; ai vecchi tempi, nessuna banca avrebbe accettato di tenere sui suoi libri l'ipoteca di qualche ex carcerato tossicomane, sapendo quanto alto fosse il rischio di un fallimento. In altre parole, non puoi compilare ipoteche a meno che tu non sia in grado di venderle a qualcuno che non sa cosa sono.

Goldman usava due metodi per nascondere l'imbroglio che vendeva. Con il primo impacchettava centinaia di ipoteche in strumenti chiamati Collateralized Debt Obligations. Quindi le vendeva agli investitori sulla base che, poiché parte di quelle ipoteche si sarebbe rivelata OK, non c'era motivo di preoccuparsi delle altre: i CDO, nell'insieme, erano validi. Perciò, le ipoteche giudicate ad alto rischio furono trasformate in investimenti di massima solvibilità. Con il secondo metodo, al fine di tenere il piede in due scarpe, Goldman ottenne che una società come AIG fornisse polizze assicurative (conosciute come credit default swap[7]) sui CDO. Gli swap erano essenzialmente una scommessa tra AIG e Goldman: Goldman scommette che gli ex carcerati saranno inadempienti, AIG scommette che non lo saranno.

C'era solo un problema: tutti gli intrallazzi e le negoziazioni erano proprio il tipo di speculazione pericolosa che gli ispettori federali avrebbero dovuto tenere d'occhio. I derivati come i CDO e lo scambio di crediti avevano già causato una serie di gravi calamità finanziarie: sia Procter & Gamble che Gibson Greetings avevano perso fortune, mentre nel 1994 Orange Country, California, fu costretta a fallire. Un rapporto di quell'anno del Government Accountability Office raccomandava una stretta regolamentazione di tali strumenti finanziari. Nel 1998 il direttore della Commodity Futures Trading Commission, una donna di nome Brooksley Born, concordò. In quel maggio, inviò una lettera ai leader d'affari e all'amministrazione Clinton nella quale suggeriva che alle banche fosse richiesto di fornire maggiori informazioni sul traffico dei derivati e di conservare delle riserve cautelative contro le perdite.

Maggior regolamentazione non era esattamente ciò che aveva in mente Goldman. "Le banche stanno impazzendo, vogliono fermarla", disse Michael Greenberger, che lavorò per Born come direttore del commercio e dei mercati alla CFTC e che ora è professore in legge all'Università del Maryland. "Greenspan, Summers, Rubin e [il direttore del SEC, Arthur] Levitt vogliono fermarla".

Secondo Greenberger, il quadrumvirato economico di Clinton, "in modo particolare Rubin", convocò la Born per un incontro nel quale perorò la loro causa. Lei, comunque, rifiutò di indietreggiare e continuò a premere per una maggiore regolamentazione dei derivati. Allora, nel giugno 1998, Rubin uscì allo scoperto per denunciare la sua mossa, raccomandando che il Congresso privasse la CFTC della sua autorità regolatrice. Nel 2000, nel suo ultimo giorno di sessione, il Congresso approvò ciò che ora è noto come il Commodity Futures Modernization Act, che fu inserito all'ultimo minuto in una disegno di legge sulla spesa di 11.000 pagine, quasi senza dibattito al Senato. Ora le banche erano libere di commerciare i CDS impunemente.

Ma la storia non finisce qui. AIG, uno dei maggiori fornitori di CDS, nel 2000 avvicinò il New York State Insurance Department per chiedere se i CDS sarebbero stati disciplinati come assicurazione. Al tempo l'ufficio era diretto da Neil Levin, un ex-vicepresidente Goldman, che si pronunciò contro la regolamentazione dei CDS. Essendo ora libera di sottoscrivere titoli immobiliari e di acquistare CDS a piacere, Goldman si scatenò nella smania di concedere prestiti. All'apice del boom immobiliare nel 2006, Goldman aveva sottoscritto titoli avallati da garanzia ipotecaria per un valore di 76.5 miliardi di dollari (un terzo dei quali erano subprime), molti dei quali a investitori istituzionali come fondi pensionistici e compagnie di assicurazioni. In queste immponenti emissioni di titoli immobiliari c'era un'enormità di CDS spazzatura.

Prendi il GSAMP Trust 2006-S3, un'emissione di 494 milioni di dollari di quell'anno. Molte ipoteche appartenevano a mutuatari di ipoteche di secondo grado e il loro capitale medio in case era dello 0.71 percento. Per di più, il 58 percento dei prestiti aveva scarsa o nessuna documentazione: nessun nome dei mutuatari, nessun indirizzo delle case, solo codici postali. Nonostante ciò, entrambe le maggiori agenzie di rating, Moody's e Standard & Poor's, assegnarono alle emissioni un investment grade del 93 percento. Moody's stimò che meno del 10% dei prestiti sarebbe risultato inadempiente. In realtà, nel giro di 18 mesi, il 18 percento dedelle ipoteche era scaduto.

Non che Goldman fosse personalmente a rischio. La banca poteva prendere da aziende con la reputazione degna di un bandito, come Countrywide, tutte queste ipoteche orrende, prive di alcuna responsabilità, e venderle a fondi municipali e fondi pensionistici - agli anziani, per la miseria - con la pretesa che non si trattava di scioccchezze classificate grado-D, ovvero "Società insolvente"[8]. Tuttavia, proprio mentre lo faceva, acquistava sullo stesso mercato anche delle posizioni corte[9], scommettendo di fatto contro le schifezze che stava vendendo. Peggio ancora, Goldman si vantava di ciò in pubblico. "Il settore delle ipoteche continua ad essere una sfida", si gloriò nel 2007 David Viniar, il direttore finanziario della banca. " Come risultato, ... abbiamo avuto dei ribassi significativi delle nostre posizioni lunghe ... Tuttavia, la nostra inclinazione al rischio ci ha fatto assumere in quel mercato anche delle posizioni corte, e la posizione corta alla fine si è rivelata redditizia." In altre parole, le ipoteche che vendeva erano per gli sciocchi. I quattrini veri venivano fatti scommettendo proprio contro quelle ipoteche.

"Ecco quanto sono insolenti questi mammalucchi", dice un gestore di fondi speculativi. "Almeno alle altre banche gli potevi dire che erano proprio degli stupidi: loro credevano in quello che vendevano e questo li faceva arrabbiare. Goldman, invece, sapeva quello che faceva". Ho chiesto a un manager come può succedere che venga venduto ai clienti qualcosa sul quale in realtà scommetti contro, in modo particolare quando ne sai di più sulle debolezze di quei prodotti di quanto ne sa il cliente: non equivale a una frode in titoli immobiliari?

"È proprio una frode in titoli mobiliari", dice. "È il nocciolo della frode in titoli immobiliari".

Alla fine, molti degli investitori danneggiati si misero d'accordo. Dopo il crollo della bolla immobiliare, in una ripetizione virtuale della mania delle OPI di Internet, Goldman fu colpita da un'ondata di cause legali, molte delle quali accusavano la banca di nascondere informazioni attinenti alla qualità delle ipoteche che emetteva. Gli ispettori della stato di New York stanno denunciando Goldman e altri 25 consorzi di collocamento (di titoli di nuova emissione) per aver venduto pacchi di ipoteche spazzatura della Countrywide a fondi municipali e fondi pensionistici, che inn quegli investimenti hanno perso la bellezza di 100 milioni di dollari. Anche il Massachusetts ha investigato Goldman per misfatti simili, agendo per conto di 714 possessori di ipoteche incastrati dal possesso di mutui predatori. Ma ancora una volta Goldman ne è uscita praticamente incolume, evitando il processo tramite l'acccordo di pagare la cifra irrisoria di 60 milioni di dollari, all'incirca quanto faceva in un giorno e mezzo la divisione CDO durante il vero boom immobiliare.

Gli effetti della bolla immobiliare sono ben noti: ha portato più o meno direttamente al crollo di Bear Stearns, Lehman Brothers e AIG, i cui portfolio di CDO tossici erano composti da una parte consistente di polizze che banche come Goldman avevano acquistato contro i loro stessi porfolio immobiliari. Infatti, almeno 13 miliardi di dollari dei soldi dei contribuenti, elargiti all'AIG per il suo salvataggio, recentemente sono finiti alla Goldman, il che significa che la banca ha guadagnato due volte: ha imbrogliato gli investitori che hanno acquistato i suoi CDO spazzatura scommettendo contro i propri prodotti schifosi, poi ha invertito la rotta e ha imbrogliato i contribuenti facedo pagare a loro quelle scommesse.

Ancora una volta, mentre il mondo stava crollando attorno alla banca, Goldman si assicurò che l'ufficio paghe facesse più che bene. Nel 2006 i salari dell'azienda balzarono a 16,5 miliardi di dollari, una media di 622.000 dollari per impiegato. Come spiegò un portavoce di Goldman: "Noi qui lavoriamo sodo".

Ma il meglio doveva ancora arrivare. Mentre il crollo della bolla immobiliare faceva scappare dalla porta la maggior parte del mondo finanziario, o lo faceva andare in galera, Goldman sfacciatamente rilanciava, creando quasi da sola un'altra bolla speculativa, e il mondo conosce ancora a malapena che l'azienda è totalmente coinvolta in questa nuova bolla.

BOLLA N.4 - 4 DOLLARI AL GALLONE

All'inizio del 2008 il mondo finanziario era in fermento. Wall Street aveva passato gli ultimi venticinque anni a produrre uno scandalo dopo l'altro, lasciando ben poco da vendere che non fosse contaminato. I termini obbligazione spazzatura, OPI, mutuo subprime e altri prodotti finanziari una volta molto richiesti, ora, nella mente del pubblico, erano fermamente associati alle truffe; i termini CDS e CDO si stavano aggiungendo all'elenco. I mercati del credito erano in crisi e il motto che aveva sostenuto l'economia visionaria negli anni di Bush (l'idea che i prezzi immobiliari non scenderanno mai) ora era un mito completamente a pezzi, che aveva permesso alla Borsa di richiedere insistentemente un nuovo paradigma del cavolo da lanciare.

Cosa fare? Con il pubblico riluttante a mettere soldi in qualsiasi cosa che sembrasse un certificato d'investimento, la Borsa ha trasferito con calma il casinò al mercato delle materie prime, roba che puoi toccare: mais, caffè, cacao, frumento e, sopra tutto, le materie prime energetiche, specialmente il petrolio. La rarefazione del credito e il crollo dell'immobiliare, in abbinamento al declino del dollaro, hanno causato una "migrazione verso le materie prime". I futures petroliferi, in particolare, salirono alle stelle, dato che il prezzo di un singolo barile passò dai 60 dollari di metà 2007 ai 147 dollari dell'estate 2008.

Quell'estate, quando la campagna presidenziale entrò nel vivo, la spiegazione del perché la benzina aveva raggiunto i 4,11 dollari al gallone fu che c'era un problema mondiale con la fornitura del petrolio. In un tipico esempio di come Republicani e Democratici rispondono alla crisi impegnandosi in feroci scambi di scemenze irrilevanti, John McCain insistette che la fine della moratoria delle trivellazioni in mare aperto sarebbe stata "molto utile a breve termine", mentre Barack Obama, in uno stile tipicamente da yuppy che ha fatto le discipline umanistiche, argomentò che gli investimenti federali nelle auto ibride erano la soluzione.

Goldman ha trasformato il dormiente mercato del petrolio in una ricevitoria per scommesse: prezzi che si impennano alla pompa.

Era tutta una bugia. Mentre le scorte globali di petrolio alla fine finiranno, il flusso a breve termine è aumentato. Secondo l'Energy Information Administration americana, nei sei mesi precedenti l'impennata dei prezzi, la fornitura mondiale di petrolio è aumentata da 85,24 milioni a 85,72 milioni di barili al giorno. Durante lo stesso periodo, la richiesta globale di petrolio è scesa da 86,82 milioni a 86,07 milioni di barili al giorno. Non solo la fornitura a breve termine di petrolio stava aumentando, la sua richiesta stava diminuendo, al che, secondo i termini classici dell'economia, i prezzi alla pompa avrebbero dovuto scendere.

Quindi, cosa ha causato la grande impennata del prezzo del petrolio? Prova a indovinare. Goldman, naturalmente, ha contribuito: c'erano altri protagonisti nel mercato delle materie prime, ma la causa principale ha a che vedere quasi esclusivamente con il comportamento di alcuni potenti protagonisti, determinati a trasformare quello che una volta era un mercato solido in un casinò speculativo. Goldman lo fece persuadendo i fondi pensionistici e altri grandi investitori istituzionali a investire nei futures petroliferi, concordando l'acquisto del petrolio a un certo prezzo in una data prestabilita. La cricca ha trasformato il petrolio da un materia prima, rigidamente soggetta alla domanda e all'offerta, in qualcosa su cui scommettere, come con le azioni. Tra il 2003 e il 2008, l'importo di denaro speculativo nelle materie prime è cresciuto da 13 miliardi a 317 miliardi di dollari, un incremento del 2.300 percento. Nel 2008, un barile di petrolio veniva negoziato in media 27 volte prima di essere effettivamente consegnato e consumato.

Come spesso succede, c'era in vigore una legge, dal tempo della depressione, che aveva lo scopo specifico di prevenire questo tipo di cose. Il mercato delle materie prime era inteso, in gran parte, per aiutare gli agricoltori: un coltivatore preoccupato dalle future cadute di prezzo potrebbe stipulare un contratto di vendita del suo mais a un determinato prezzo, con consegna più avanti, il che lo avrebbe fatto preoccupare di meno sul dover creare dei magazzini di stockagio per il suo mais. Quando nessuno acquistava mais, l'agricoltore poteva venderlo a un mediatore chiamato "speculatore tradizionale", che avrebbe immagazzinato il grano per venderlo in seguito, quando riaffiorava la domanda. In quel modo, qualcuno era sempre lì a comprare dall'agricoltore, anche quando il mercato non aveva temporaneamente bisogno del suo raccolto.

Nel 1936, tuttavia, il Congresso dichiarò che il numero degli speculatori nel mercato non doveva mai superare quello dei produttori e dei consumatori effettivi. Se ciò fosse accaduto, i prezzi sarebbero stati soggetti a qualcosa di diverso che non la domanda e l'offerta, sfociando nella manipolazione dei prezzi. Una nuova legge autorizzò la Commodity Futures Trading Commission (lo stesso ente che più tardi avrebbe cercato e fallito di regolamentare i CDS) a porre dei limiti alle negoziazioni speculative delle materie prime. Come risultato della sorveglianza da parte della CFTC, nei mercati delle materie prime regnò la pace e l'armonia per oltre 50 anni.

Tutto questo è cambiato nel 1991 quando, una consociata denominata J. Aron, di proprietà di Goldman e operante nell'ambito delle materie prime, ha scritto alla CFTC, all'insaputa di quasi tutto il mondo, ponendo un quesito inusuale. Gli agricoltori con grandi magazzini di mais, argomentava Goldman, non erano gli unici ad aver bisogno di proteggersi dal rischio contro future cadute di prezzo: anche gli operatori di Wall Street che scommettevano forte sul prezzo del petrolio avevano la necessità di tutelarsi dal rischio, poiché anche loro erano esposti al rischio di grandi perdite.

Si trattava di una sciocchezza bella e buona. La legge del 1936, ricordalo, era intesa specificatamente per mantenere distinti coloro che acquistavano e vendevano cose reali e tangibili da quelli che trafficavano solo in carta (titoli di credito). Ma la CFTC, sorprendentemente, si bevve il ragionamento di Goldman ed emise alla banca un pass gratuito, chiamato esenzione "Bona Fide Hedging"[10], consentendo alla consociata di Goldman di definirsi un physical hedger[11] e di eludere virtualmente tutti i limiti posti agli speculatori. Negli anni successivi la commissione emise tranquillamente esenzioni simili ad altre 14 società.

A questo punto Goldman e altre banche erano libere di condurre gli investitori nel mercato delle materie prime, consentendo agli speculatori di scommettere sempre più forte. Quella lettera di Goldman del 1991 portò, più o meno direttamente, alla bolla del petrolio del 2008, quando il numero degli speculatori sul mercato (spinti lì dalla paura della caduta del dollaro e dal crollo immobiliare) alla fine superò il numero dei fornitori e dei consumatori fisici veri e propri. Secondo un funzionario del congresso che ha analizzato le cifre, nel 2008 almeno tre quarti delle attività di scambio delle materie prime erano speculazioni, il che probabilmente è una stima prudente. A metà della scorsa estate, nonostante l'aumento dell'offerta e la caduta della domanda, ogni volta che facevamo carburante pagavamo 4 dollari al gallone.

Ciò che stupisce maggiormente è che la lettera di Goldman, assieme alla maggior parte delle altre esenzioni commerciali, fu distribuita più o meno segretamente. «Ero il capo della sezione commercio e marketing, mentre Brooksley Born era il presidente della CFTC», dice Greenberger, «e nessuno di noi sapeva dell'esistenza di questa lettera». Infatti, le lettere vennero alla luce solo per caso. L'anno scorso, uno staff del House Energy and Commerce Committee si trovava in una riunione quando alcuni funzionari della CFTC fecero un'allusione casuale alle esenzioni.

«Sono stato invitato a una riunione sull'energia tenuta dalla commissione», racconta lo staff. «Improvvisamente, nel mezzo della riunione, iniziarono a dire: "Sì, sono anni che rilasciamo queste lettere". Alzai la mano e chiesi: "Davvero? Avete rilasciato una lettera? Posso vederla?" Iniziarono ad annaspare. Siamo andati avanti e indietro per un po' e alla fine dissero: "Dobbiamo avere l'approvazione da Goldman Sachs". E io: "Perché dovete avere l'approvazione da Goldman Sachs?"».

La CFTC citò una regola che le proibiva di rivelare informazioni sull'attuale posizione di un'azienda sul mercato. Tuttavia la richiesta dello staff riguardava una lettera rilasciata 17 anni prima che non aveva più nulla a che fare con la posizione attuale di Goldman. Per di più, la Sezione 7 della legge del 1936 sulle materie prime da' al Congresso il diritto di avere dalla commissione qualsiasi informazione desideri. E ancora, in un esempio classico di quanto sia totale la conquista del governo da parte di Goldman, la CFTC attese di ricevere l'approvazione della banca prima di consegnare la lettera.

Armata con l'esenzione semi-segreta del governo, Goldman diventò il progettista principale di una gigantesca ricevitoria per scommesse sulle materie prime. Il suo Goldman Sachs Commodities Index (che seguiva i prezzi delle 24 principali materie prime, ma che era fortemente sbilanciato verso il petrolio) diventò il luogo dove i fondi pensionistici, le compagnie di assicurazioni e altri investitori istituzionali potevano fare massiccie scommesse a lungo termine sui prezzi delle materie prime. Il che andava benissimo, eccetto che per un paio di cose. Una era che l'elenco degli speculatori era composto principalmente da scommettitori di "fondi tradizionali long-only", i quali raramente assumevano delle posizioni corte, se mai lo facevano, il che significa che puntavano solo sull'aumento dei prezzi. Mentre questo tipo di comportamento va bene per un mercato azionario, è terribile per le materie prime, dato che forza continuamente il rialzo dei prezzi. «Se gli speculatori assumessero sia posizioni corte che posizioni lunghe, li vedresti spingere i prezzi sia verso l'alto che verso il basso», dice Michael Masters, un gestore di fondi speculativi che ha collaborato nel denunciare il ruolo delle banche d'investimento nella manipolazione del prezzo del petrolio. «Ma loro spingevano il prezzo in un'unica direzione: verso l'alto».

A complicare ulteriormente le cose c'era il fatto che Goldman stessa incitava con tutte le sue forze per un aumento del prezzo del petrolio. All'inizio del 2008, Arjun Murti, un analista di Goldman, acclamato dal New York Times come un "oracolo del petrolio", predisse una "super impennata" del prezzo del petrolio, pronosticando un aumento fino a 200 dollari al barile. Goldman al tempo aveva investito molto nel petrolio tramite la sua controllata che trattava materie prime, la J. Aron; aveva anche una partecipazione in una importante raffineria petrolifera del Kansas, dove immagazzinava il greggio che acquistava e vendeva. Anche se l'offerta del petrolio stava al passo con la domanda, Murti metteva continuamente in guardia contro la fine delle forniture petrolifere a livello mondiale, arrivando al punto di divulgare il fatto che lui possedeva due automobili ibride. I prezzi alti, affermava la banca, erano in qualche modo colpa del goloso consumatore americano. Nel 2005 gli analisti di Goldman sostenevano che non era possibile sapere quando sarebbe sceso il prezzo del petrolio fino a quando non avremmo saputo "quando i consumatori americani smetteranno di acquistare i SUV trangugia-benzina e cercheranno invece alternative economiche".

Ma non era l'esaurimento del petrolio a portare su i prezzi: ero lo scambio di certificati petroliferi. Nell'estate 2008, infatti, gli speculatori delle materie prime avevano acquistato e fatto scorta di futures petroliferi a sufficienza per riempire 1,1 miliardi di barili di greggio, il che significa che gli speculatori possedevano più petrolio in titoli di quanto fosse il petrolio fisico vero e proprio immagazzinato sommando tutte le cisterne commerciali della nazione e tutta la Riserva Petrolifera Strategica. Era la ripetizione sia della bolla di Internet che della bolla immobiliare, quando Wall Street ha aumentato i profitti correnti vendendo ai gonzi le azioni di un futuro immaginario e fantasioso in cui i prezzi aumentano all'infinito.

Secondo quello che ora era un doloroso schema conosciuto, nell'estate del 2008 l'anguria del petrolio ha colpito duramente il pavimento, causando una perdita di ricchezza ingente: il prezzo del greggio è precipitato da 147 a 33 dollari. Ancora una volta i grandi perdenti sono stati le persone normali. I pensionati i cui fondi hanno investito in questa spazzatura sono stati massacrati: quando c'è stato il crollo, CalPERS, il Sistema Pensionistico dei Dipendenti Pubblici della Caalifornia, aveva 1,1 miliardi di dollari investiti nelle materie prime. Ma il danno non è venuto solo dal petrolio. La rapida salita dei prezzi degli alimentari causata dalla bolla delle materie prime ha condotto tutto il pianeta alla catastrofe: si stima che 100 milioni di persone siano state portate alla fame, scatenando in tutto il Terzo Mondo delle rivolte per il cibo.

Ora il prezzo del petrolio sta aumentando ancora: nel mese di maggio è salito del 20% e finora, quest'anno, è quasi raddoppiato. Ancora una volta, il problema non è l'offerta o la domanda. «La maggior fornitura di petrolio degli ultimi 20 anni ha luogo ora», dice il Rappresentante Bart Stupak, un Democratico che lavora nel comitato per l'energia della Casa Bianca. «La domanda è la più bassa da 10 anni. Nonostante ciò i prezzi sono alti».

Interrogato sul perché i politici continuano ad insistere tediosamente su cose come la trivellazione o le auto ibride, Stupak scuote il capo. «Penso che semplicemente non capiscono molto bene il problema» dice. «Non si può spiegarlo in 30 secondi, quindi i politici lo ignorano».

Traduzione in corso... torna a questo articolo a breve. Grazie ;-)

BUBBLE #5 - RIGGING THE BAILOUT
After the oil bubble collapsed last fall, there was no new bubble to keep things humming - this time, the money seems to be really gone, like worldwide-depression gone. So the financial safari has moved elsewhere, and the big game in the hunt has become the only remaining pool of dumb, unguarded capital left to feed upon: taxpayer money. Here, in the biggest bailout in history, is where Goldman Sachs really started to flex its muscle.

It began in September of last year, when then-Treasury secretary Paulson made a momentous series of decisions. Although he had already engineered a rescue of Bear Stearns a few months before and helped bail out quasi-private lenders Fannie Mae and Freddie Mac, Paulson elected to let Lehman Brothers - one of Goldman's last real competitors - collapse without intervention. ("Goldman's superhero status was left intact," says market analyst Eric Salzman, "and an investment-banking competitor, Lehman, goes away.") The very next day, Paulson greenlighted a massive, $85 billion bailout of AIG, which promptly turned around and repaid $13 billion it owed to Goldman. Thanks to the rescue effort, the bank ended up getting paid in full for its bad bets: By contrast, retired auto workers awaiting the Chrysler bailout will be lucky to receive 50 cents for every dollar they are owed.

Immediately after the AIG bailout, Paulson announced his federal bailout for the financial industry, a $700 billion plan called the Troubled Asset Relief Program, and put a heretofore unknown 35-year-old Goldman banker named Neel Kashkari in charge of administering the funds. In order to qualify for bailout monies, Goldman announced that it would convert from an investment bank to a bankholding company, a move that allows it access not only to $10 billion in TARP funds, but to a whole galaxy of less conspicuous, publicly backed funding - most notably, lending from the discount window of the Federal Reserve. By the end of March, the Fed will have lent or guaranteed at least $8.7 trillion under a series of new bailout programs - and thanks to an obscure law allowing the Fed to block most congressional audits, both the amounts and the recipients of the monies remain almost entirely secret.

Converting to a bank-holding company has other benefits as well: Goldman's primary supervisor is now the New York Fed, whose chairman at the time of its announcement was Stephen Friedman, a former co-chairman of Goldman Sachs. Friedman was technically in violation of Federal Reserve policy by remaining on the board of Goldman even as he was supposedly regulating the bank; in order to rectify the problem, he applied for, and got, a conflict-of-interest waiver from the government. Friedman was also supposed to divest himself of his Goldman stock after Goldman became a bank-holding company, but thanks to the waiver, he was allowed to go out and buy 52,000 additional shares in his old bank, leaving him $3 million richer. Friedman stepped down in May, but the man now in charge of supervising Goldman - New York Fed president William Dudley - is yet another former Goldmanite.

The collective message of all this - the AIG bailout, the swift approval for its bank-holding conversion, the TARP funds - is that when it comes to Goldman Sachs, there isn't a free market at all. The government might let other players on the market die, but it simply will not allow Goldman to fail under any circumstances. Its edge in the market has suddenly become an open declaration of supreme privilege. "In the past it was an implicit advantage," says Simon Johnson, an economics professor at MIT and former official at the International Monetary Fund, who compares the bailout to the crony capitalism he has seen in Third World countries. "Now it's more of an explicit advantage."

Once the bailouts were in place, Goldman went right back to business as usual, dreaming up impossibly convoluted schemes to pick the American carcass clean of its loose capital. One of its first moves in the post-bailout era was to quietly push forward the calendar it uses to report its earnings, essentially wiping December 2008 - with its $1.3 billion in pretax losses - off the books. At the same time, the bank announced a highly suspicious $1.8 billion profit for the first quarter of 2009 - which apparently included a large chunk of money funneled to it by taxpayers via the AIG bailout. "They cooked those first-quarter results six ways from Sunday," says one hedge-fund manager. "They hid the losses in the orphan month and called the bailout money profit."

Two more numbers stand out from that stunning first-quarter turnaround. The bank paid out an astonishing $4.7 billion in bonuses and compensation in the first three months of this year, an 18 percent increase over the first quarter of 2008. It also raised $5 billion by issuing new shares almost immediately after releasing its first-quarter results. Taken together, the numbers show that Goldman essentially borrowed a $5 billion salary payout for its executives in the middle of the global economic crisis it helped cause, using half-baked accounting to reel in investors, just months after receiving billions in a taxpayer bailout.

Even more amazing, Goldman did it all right before the government announced the results of its new "stress test" for banks seeking to repay TARP money - suggesting that Goldman knew exactly what was coming. The government was trying to carefully orchestrate the repayments in an effort to prevent further trouble at banks that couldn't pay back the money right away. But Goldman blew off those concerns, brazenly flaunting its insider status. "They seemed to know everything that they needed to do before the stress test came out, unlike everyone else, who had to wait until after," says Michael Hecht, a managing director of JMP Securities. "The government came out and said, 'To pay back TARP, you have to issue debt of at least five years that is not insured by FDIC - which Goldman Sachs had already done, a week or two before."

And here's the real punch line. After playing an intimate role in four historic bubble catastrophes, after helping $5 trillion in wealth disappear from the NASDAQ, after pawning off thousands of toxic mortgages on pensioners and cities, after helping to drive the price of gas up to $4 a gallon and to push 100 million people around the world into hunger, after securing tens of billions of taxpayer dollars through a series of bailouts overseen by its former CEO, what did Goldman Sachs give back to the people of the United States in 2008?

Fourteen million dollars.

That is what the firm paid in taxes in 2008, an effective tax rate of exactly one, read it, one percent. The bank paid out $10 billion in compensation and benefits that same year and made a profit of more than $2 billion - yet it paid the Treasury less than a third of what it forked over to CEO Lloyd Blankfein, who made $42.9 million last year.

How is this possible? According to Goldman's annual report, the low taxes are due in large part to changes in the bank's "geographic earnings mix." In other words, the bank moved its money around so that most of its earnings took place in foreign countries with low tax rates. Thanks to our completely hosed corporate tax system, companies like Goldman can ship their revenues offshore and defer taxes on those revenues indefinitely, even while they claim deductions upfront on that same untaxed income. This is why any corporation with an at least occasionally sober accountant can usually find a way to zero out its taxes. A GAO report, in fact, found that between 1998 and 2005, roughly two-thirds of all corporations operating in the U.S. paid no taxes at all.

This should be a pitchfork-level outrage - but somehow, when Goldman released its post-bailout tax profile, hardly anyone said a word. One of the few to remark on the obscenity was Rep. Lloyd Doggett, a Democrat from Texas who serves on the House Ways and Means Committee. "With the right hand out begging for bailout money," he said, "the left is hiding it offshore."

BUBBLE #6 - GLOBAL WARMING
Fast-Forward to today. It's early June in Washington, D.C. Barack Obama, a popular young politician whose leading private campaign donor was an investment bank called Goldman Sachs - its employees paid some $981,000 to his campaign - sits in the White House. Having seamlessly navigated the political minefield of the bailout era, Goldman is once again back to its old business, scouting out loopholes in a new government-created market with the aid of a new set of alumni occupying key government jobs.

AS ENVISIONED BY GOLDMAN, THE FIGHT TO STOP GLOBAL WARMING WILL BECOME A "CARBON MARKET" WORTH $1 TRILLION A YEAR.

Gone are Hank Paulson and Neel Kashkari; in their place are Treasury chief of staff Mark Patterson and CFTC chief Gary Gensler, both former Goldmanites. (Gensler was the firm's co-head of finance) And instead of credit derivatives or oil futures or mortgage-backed CDOs, the new game in town, the next bubble, is in carbon credits - a booming trillion-dollar market that barely even exists yet, but will if the Democratic Party that it gave $4,452,585 to in the last election manages to push into existence a groundbreaking new commodities bubble, disguised as an "environmental plan," called cap-and-trade.

The new carbon-credit market is a virtual repeat of the commodities-market casino that's been kind to Goldman, except it has one delicious new wrinkle: If the plan goes forward as expected, the rise in prices will be government-mandated. Goldman won't even have to rig the game. It will be rigged in advance.

Here's how it works: If the bill passes; there will be limits for coal plants, utilities, natural-gas distributors and numerous other industries on the amount of carbon emissions (a.k.a. greenhouse gases) they can produce per year. If the companies go over their allotment, they will be able to buy "allocations" or credits from other companies that have managed to produce fewer emissions. President Obama conservatively estimates that about $646 billions worth of carbon credits will be auctioned in the first seven years; one of his top economic aides speculates that the real number might be twice or even three times that amount.

The feature of this plan that has special appeal to speculators is that the "cap" on carbon will be continually lowered by the government, which means that carbon credits will become more and more scarce with each passing year. Which means that this is a brand-new commodities market where the main commodity to be traded is guaranteed to rise in price over time. The volume of this new market will be upwards of a trillion dollars annually; for comparison's sake, the annual combined revenues of an electricity suppliers in the U.S. total $320 billion.

Goldman wants this bill. The plan is (1) to get in on the ground floor of paradigm-shifting legislation, (2) make sure that they're the profit-making slice of that paradigm and (3) make sure the slice is a big slice. Goldman started pushing hard for cap-and-trade long ago, but things really ramped up last year when the firm spent $3.5 million to lobby climate issues. (One of their lobbyists at the time was none other than Patterson, now Treasury chief of staff.) Back in 2005, when Hank Paulson was chief of Goldman, he personally helped author the bank's environmental policy, a document that contains some surprising elements for a firm that in all other areas has been consistently opposed to any sort of government regulation. Paulson's report argued that "voluntary action alone cannot solve the climate-change problem." A few years later, the bank's carbon chief, Ken Newcombe, insisted that cap-and-trade alone won't be enough to fix the climate problem and called for further public investments in research and development. Which is convenient, considering that 'Goldman made early investments in wind power (it bought a subsidiary called Horizon Wind Energy), renewable diesel (it is an investor in a firm called Changing World Technologies) and solar power (it partnered with BP Solar), exactly the kind of deals that will prosper if the government forces energy producers to use cleaner energy. As Paulson said at the time, "We're not making those investments to lose money."

The bank owns a 10 percent stake in the Chicago Climate Exchange, where the carbon credits will be traded. Moreover, Goldman owns a minority stake in Blue Source LLC, a Utah-based firm that sells carbon credits of the type that will be in great demand if the bill passes. Nobel Prize winner Al Gore, who is intimately involved with the planning of cap-and-trade, started up a company called Generation Investment Management with three former bigwigs from Goldman Sachs Asset Management, David Blood, Mark Ferguson and Peter Harris. Their business? Investing in carbon offsets. There's also a $500 million Green Growth Fund set up by a Goldmanite to invest in green-tech ... the list goes on and on. Goldman is ahead of the headlines again, just waiting for someone to make it rain in the right spot. Will this market be bigger than the energy-futures market?

"Oh, it'll dwarf it," says a former staffer on the House energy committee.

Well, you might say, who cares? If cap-and-trade succeeds, won't we all be saved from the catastrophe of global warming? Maybe - but cap-and-trade, as envisioned by Goldman, is really just a carbon tax structured so that private interests collect the revenues. Instead of simply imposing a fixed government levy on carbon pollution and forcing unclean energy producers to pay for the mess they make, cap-and trade will allow a small tribe of greedy-as-hell Wall Street swine to turn yet another commodities market into a private tax-collection scheme. This is worse than the bailout: It allows the bank to seize taxpayer money before it's even collected.

"If it's going to be a tax, I would prefer that Washington set the tax and collect it," says Michael Masters, the hedge fund director who spoke out against oil-futures speculation. "But we're saying that Wall Street can set the tax, and Wall Street can collect the tax. That's the last thing in the world I want. It's just asinine."

Cap-and-trade is going to happen. Or, if it doesn't, something like it will. The moral is the same as for all the other bubbles that Goldman helped create, from 1929 to 2009. In almost every case, the very same bank that behaved recklessly for years, weighing down the system with toxic loans and predatory debt, and accomplishing nothing but massive bonuses for a few bosses, has been rewarded with mountains of virtually free money and government guarantees - while the actual victims in this mess, ordinary taxpayers, are the ones paying for it.

It's not always easy to accept the reality of what we now routinely allow these people to get away with; there's a kind of collective denial that kicks in when a country goes through what America has gone through lately, when a people lose as much prestige and status as we have in the past few years. You can't really register the fact that you're no longer a citizen of a thriving first-world democracy, that you're no longer above getting robbed in broad daylight, because like an amputee, you can still sort of feel things that are no longer there.

But this is it. This is the world we live in now. And in this world, some of us have to play by the rules, while others get a note from the principal excusing them from homework till the end of time, plus 10 billion free dollars in a paper bag to buy lunch. It's a gangster state, running on gangster economics, and even prices can't be trusted anymore; there are hidden taxes in every buck you pay. And maybe we can't stop it, but we should at least know where it's all going.

Note:

1) Pump and dump - Gonfiare e scaricare. Questo comportamento consiste nell'aprire una posizione lunga su uno strumento finanziario e quindi nell'effettuare ulteriori acquisti e/o diffondere fuorvianti informazioni positive sullo strumento finanziario in modo da aumentarne il prezzo. Gli altri partecipanti al mercato vengono quindi ingannati dal risultante effetto sul prezzo e sono indotti ad effettuare ulteriori acquisti. Il manipolatore vende così gli strumenti finanziari a prezzi più elevati. - Tratto dalla Delibera n. 16594 della Consob

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2) Il dirigibile LZ 129 Hindenburg è stato il più grande oggetto volante mai costruito (245 m di lunghezza per 46,8 m di diametro). Fu distrutto in un incendio il 6 maggio 1937, causando la morte di 35 persone - http://it.wikipedia.org/wiki/LZ_129_Hindenburg

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3) Day trading: operazione finanziaria molto in voga anche in Italia che consiste nel comperare e vendere gli strumenti finanziari nell'arco dello stesso giorno di contrattazione. Nella pratica, assomiglia molto a un gioco di puro azzardo. Per saperne di più visita Il faro finanziario

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4) E-trading o trading on-line (conosciuto anche con l'acronimo inglese TOL) è la compravendita di strumenti finanziari tramite internet.

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5) Il motto "avidi a lungo termine" (long-term greedy) implica che le perdite commerciali nel breve periodo non devono preoccupare, a patto di guadagnare sul lungo termine.

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6) Spinning = filare. In italiano potrebbe essere tradotto scherzosamente (ma non troppo) come fare il filo, fare la corte a ... Consiste nella pratica, attuata da una banca di investimenti, di accantonare porzioni dell'OPI di una società nei conti personali degli alti dirigenti della società stessa come anticipo per ottenere in futuro degli affari da loro. È una pratica eticamente discutibile, simile a una forma di corruzione.

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7) Lo swap è uno strumento derivato che consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti. Lo swap di protezione dal fallimento di un'azienda (Credit default swap, CDS), è una polizza di assicurazione che prevede il pagamento di un premio periodico in cambio di un pagamento di protezione nel caso di fallimento di un'azienda di riferimento.

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8) Rating: vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Rating, e http://it.wikipedia.org/wiki/Rating#Classi_di_rating. Nella definizione viene evidenziato il meccanismo del conflitto di interessi insito nel sistema di rating.

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9) POSIZIONE CORTA - SHORT POSITION: assumere una posizione corta significa vendere dei titoli non ancora posseduti, con l'intento di riacquistarli in seguito quando le quotazioni di quei titoli saranno diminuite.
POSIZIONE LUNGA - LONG POSITION: al contrario, assumere una posizione lunga significa acquistare e conservare un titolo per trarre profitto dall'incremento del suo prezzo. Chiunque decida di conservare un titolo adotta una posizione lunga, indipendentemente dal tipo di titolo posseduto.

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10) I Bona Fide Hedging sono contratti per la consegna futura di titoli o materie prime che rappresentano un sostituto di transazioni o posizioni da attuare fisicamente in un momento successivo, con lo scopo di ridurre il rischio nella conduzione di un’impresa commerciale.

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11) Phisical hedger, ovvero un’entità che si protegge dal rischio futuro in relazione alla effettiva consegna fisica di un bene. Gli speculatori al contrario maneggiano solo carta, vendono allo scoperto senza neppure sapere se potranno prendere a prestito ciò che vendono (naked short) e manipolano futures e opzioni senza nessuna intenzione di una consegna fisica.).

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Goldman: utile record in un'economia morente

Nell'articolo Matt Taibbi spiega bene il meccanismo del "laddering" (notare l'assonanza con lo slang italiano "ladrare") e in che modo Goldman fa soldi a palate alle spalle di tutti. È notizia di ieri che, in un'economia morente, mentre le aziende sono in difficoltà o chiudono, i disoccupati aumentano e i soldi valgono sempre meno, Goldman Sachs batte tutti i record e realizza un utile di 3,44 miliardi di dollari nel secondo trimestre (marzo-giugno 2009). A fronte di ciò, ha annunciato l'accantonamento di 6,65 miliardi di dollari per pagare i bonus ai propri uomini per il trimestre in oggetto: una media di 226.156 dollari ciascuno (in tre mesi!). Ora si capisce dove sono finiti tutti i soldi che i risparmiatori si sono visti sfilare con grandi paroloni e ragionamenti all'ambarabà-cicci-coccò. Facendo un giro su vari giornali "rispettabili" si può osservare che tutti (o quasi) gridano con toni euforici al miracolo, e riportano che secondo gli analisti (ovviamente di Goldman &Co) il risultato raggiunto da Goldman sarebbe un nuovo segnale della progressiva stabilizzazione del mercato (sic!). Sembra, piuttosto, il solito raggiro senza vergogna!

Fin che la barca vaaaaaa...

...lasciala andareeeee... Non sarebbe una sorpresa se questo fosse il nuovo motto di Goldman Sachs. Infatti, nonostante la crisi e nonostante da più parti venga svelato il ruolo "poco nobile" che Goldman ha nella creazione delle bolle finanziarie, la banca continua imperterrita nella sua marcia trionfale verso traguardi impressionanti, raggiunti alle spese dei contribuenti. I bonus, ovvero i soldi che si intascheranno i dirigenti di Goldman Sachs, nel trimestre appena concluso ammontano alla ragguardevole cifra di 23 miliardi di dollari.
Come commenta lo stesso Wall Street Journal "I profitti realizzati quest'anno dalle banche sono una manna nel vero senso della parola. Non sono ricompense dovute per capacità straordinarie, bensì sono regali dei contribuenti. Molte banche stanno ottenendo profitti enormi e privi di rischio prendendo denaro in prestito dalle banche centrali a tassi di interesse ultra-bassi e ri-prestando quel denaro ai governi a dei tassi molto più alti. Se questo gigantesco sussidio nascosto venisse utilizzato per sostenere nuovi prestiti, potrebbe andare bene. Invece, sembra destinato alle tasche dei banchieri.".
Nel frattempo il petrolio continua a crescere "inspiegabilmente" e l'onda della disoccupazione sta montando sempre più come previsto.
E come previsto, Goldman Sachs e i suoi "dipendenti" se ne fregano.
Fin che la barca vaaaaaa...